The Final Land

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6.5 Awesome
  • VOTO 6.5

Destinazione incerta

Non c’è festival o manifestazione dedicata alla fantascienza o al fantastico che non abbia nella propria line-up annuale almeno un film appartenente al filone space opera, dall’alba dei tempi un caposaldo imprescindibile del genere in questione. Di conseguenza, non poteva mancare nemmeno nella prima edizione di Oltre lo specchio che, nella sezione competitiva battezzata “CineFuturo”, ha presentato in anteprima italiana la pellicola scritta e diretta da Marcel Barion dal titolo The Final Land.
Il film ci teletrasporta su un pianeta ridotto a uno stato post-apocalittico da una devastante tempesta di sabbia. Lì due sconosciuti si imbattono in una navicella spaziale arenata. Rimessa in sesto l’astronave, Adem evaso di prigione, e Novak, un disertore, intraprendono un viaggio nello spazio alla ricerca di un posto migliore dove ricominciare da zero. Ben presto, le divergenze sulla rotta da intraprendere si trasformano in una vera e propria lotta per la sopravvivenza.
Insomma, il campionario a disposizione e messo in mostra dal cineasta tedesco guarda e strizza l’occhio ai grandi classici del genere, prendendo in prestito non solo la forma ma anche temi e stilemi chiave. Con le dedite distanze e il rispetto dovuto a chi ti ha preceduto e che ha scritto pagine importanti nella storia dello space opera (e nella fantascienza in generale), Barion lo omaggia e al contempo prova con i mezzi, la generosa forza lavoro e le ridotte disponibilità di budget a disposizione, a dire la sua. E lo fa con una pellicola che si affida e si basa quasi interamente, fatta eccezione per il pre-finale ambientato sul pianeta gassoso, all’unicità spazio-temporale e alla linearità del racconto. Di storie circoscritte localizzate in road movie galattici ne abbiamo viste in grande quantità, ciononostante il confronto dialettico tra i due protagonisti riesce a tenere alta l’attenzione, così come la sottile linea mistery che scorre nelle vene del racconto e che riguarda la provenienza dell’astronave e la sua rotta prima che questa venisse bloccata dalla tempesta di sabbia.
The Final Land riesce a superare la maggior parte degli ostacoli che si trova ad affrontare chiunque decida di misurarsi con il suddetto genere. Come spesso accade in queste situazione, le difficoltà aguzzano l’ingegno e Barion trova delle soluzioni visive che non minano la credibilità della storia e soprattutto della messa in scena. Il tutto facendo a meno persino della CGI e di quegli effetti più o meno speciali che normalmente trasudano e spopolano in progetti analoghi. Qui si respira l’aria del nobile artigianato ed è questo che maggiormente abbiamo apprezzato. Si avverte lo spirito e l’inventiva dei bei tempi che furono, quando la fantasia, il fattore umano e il talento facevano la differenza. Non siamo al cospetto di un film che ricorderemo per qualcosa in particolare, ma davanti a un prodotto fantascientifico che ha una sua dignità e un motivo di esistere.

Francesco Del Grosso

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