The Bodyguard

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Il buon vecchio Sammo si scatena!

Difficile parlare del film senza accennare anche all’evento: vedere sul palco del Teatro Nuovo Giovanni da Udine un mito del calibro di Sammo Hung è stato di per sé emozionante, il 30 aprile scorso. Ma lo è diventato ancora di più, allorché la star giunta da Hong Kong, cui è stato consegnato da parte del Far East Film Festival il Gelso d’oro alla Carriera, ha reagito alla calorosa accoglienza del pubblico con alcune di quelle sue posture e espressioni facciali che non lasciano indifferenti. Simpatia a parte, lo stagionato campione del cinema di arti marziali in quel di Udine non ci ha regalato soltanto la sua presenza, bensì un nuovo film da cineasta realizzato ad addirittura vent’anni dall’ultima regia!

Con The Bodyguard il cinema d’azione a lui caro (e qui non staremo certo a citare i trascorsi di Sammo Hung come attore, perché faremmo concorrenza in quanto a lunghezza agli elenchi telefonici) si sposa con una poetica sorniona, matura, crepuscolare, auto-celebrativa ma con quel pizzico di ironia che fa la differenza. Co-prodotto da Cina e Hong Kong, il film sceglie dell’immensa nazione asiatica alcune location davvero particolari, ovvero le zone poste al confine con la Russia. E la rocambolesca parentesi ambientata a Vladivostok, con tanto di mafia russa coinvolta nel caso, aggiungerà non per niente un po’ di pepe al racconto.
Ne è protagonista un ex agente di polizia ormai anziano, Mr. Ding, al quale è ovviamente Sammo Hung a prestare sia il fisico robusto che un bel faccione, malinconico e spaesato. Spaesato, sì, perché un principio di demenza senile pare aver compromesso l’operatività del vecchio guerriero stanco. Ma con grande sensibilità registica e attoriale l’accorto Sammo Hung gioca esattamente su questo, sulla sofferta umanità del proprio personaggio. Un passato caratterizzato da movimentate vicende poliziesche e da un grosso trauma famigliare viene riassunto tramite deliziosi inserti animati; mentre il presente vedrà il nostro eroe alle prese con nuove minacce, portate a lui e ai suoi vicini di casa da alcuni spietati criminali. Oltre a ritagliare per il divo di supporto Andy Lau un ruolo a lui congeniale, oltre a far comparire in significativi camei altre vecchie glorie del cinema di Hong Kong, Sammo Hung sa mantere un miracoloso, preziosissimo equilibrio tra la spigliatezza dell’azione, gli alleggerimenti comici e quel dramma incombente, che farà uscire fuori tutta la capacità di reazione compressa nel protagonista. Una bimba in pericolo è quindi motivo sufficiente per far riemergere il gigante buono dal suo torpore e per rivedere così in azione il poderoso Mr. Ding, con le sue devastanti tecniche di combattimento unite a un’agilità insospettabile, per l’età e per la stazza. Insomma, Sammo Hung finisce qui per giocare col suo stesso mito, deliziando il pubblico sia attraverso le scene d’azione ben coreografate che attraverso un personaggio in qualche modo accattivante, persino tenero, il quale si fa portavoce nella lotta di valori decisamente più sani rispetto a quelli degli antagonisti. Come nella miglior tradizione del cinema popolare di Hong Kong, ben rappresentato in Friuli grazie anche a Ip Man 3.

Stefano Coccia

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