Ten Minutes Older: The Cello (Histoire d’eaux )

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Circolarità della visione

Strano è il ricordo che mi lega alla visione di Ten Minutes Older: The Cello, film a episodi presentato fuori concorso alla 59° Mostra del Cinema di Venezia. Quella del 2002 fu anche una delle mie ultime partecipazioni da accreditato alla kermesse veneziana. Non a caso. Piccola lezione di antropologia applicata: negli ultimi anni, purtroppo, i festival maggiori come Venezia, Cannes e Berlino sono diventati una calamita per insopportabili circoletti chiusi, formati da pretenziosi blogger in erba, radical chic di sinistra, post-sessantottini avariati e insopportabili giovani critici perennemente stizziti. Con una fauna del genere in circolazione, persino assistere serenamente a una proiezione può diventare a volte un’impresa titanica. Ed infatti ho un ricordo nitido della proiezione veneziana di Ten Minutes Older: The Cello, perché uno di quei tetri intellettualoidi in piena crisi post-adolescenziale, nonostante i miei ripetuti inviti a fare silenzio, non smise un attimo di mettersi in mostra con un paio di improbabili sgallettate del DAMS che lo attorniavano adoranti, ripetendo in continuazione a loro (e purtroppo a chiunque fosse nei paraggi, visto il tono di voce) quanto i film collettivi facciano schifo e come diversi dei registi coinvolti nell’operazione fossero da considerare “bolliti”. Bollito molto probabilmente era lui. Anzi, sicuramente. E per avere una percezione esatta della sua sicumera è sufficiente scorrere l’elenco completo dei cineast coinvolti in tale progetto: Bernardo Bertolucci, Claire Denis, Mike Figgis, Jean-Luc Godard, Jiří Menzel, Michael Radford, Volker Schlöndorff, István Szabó. Per pudore non ritengo necessario aggiungere altro, riguardo al cinefilo rancido incontrato in sala… tutt’al più, qualora lui dovesse leggere queste poche righe e riconoscersi nel mio sintetico ritratto, auspicherei da parte sua qualche segno di ravvedimento e una penitenza esemplare.

Fatta questa lunga premessa, i Parlamenti di aprile che si sono svolti la settimana scorsa a Ravenna sono stati anche l’occasione di rivedere sul grande schermo uno degli episodi: quello di Bernardo Bertolucci, intitolato Histoire d’eaux. Il “parlamentare” più atteso della terza giornata di incontri, Jacopo Quadri, che di Bertolucci ha montato film come The Dreamers e L’assedio, lo ha voluto difatti mostrare al pubblico; per segnalare un altro lavoro del quale va fiero, ovvio, ma anche per ricordare un episodio della carriera recente di Bertolucci trascurato, il più delle volte, persino dai cultori della sua filmografia, nonostante la valida resa artistica del cortometraggio in questione.
Interessante il modo in cui Bernardo Bertolucci ha cercato di entrare in sintonia con la più ampia operazione cinematografica, in cui il corto è inglobato. Sia questo film collettivo che il praticamente coevo Ten Minutes Older: The Trumpet sono infatti dedicati a Herz Frank e Juris Podnieks, rispettivamente regista e direttore della fotografia di Par desmit minutem vecaks, cortometraggio di culto del 1978 al quale entrambe le opere direttamente si ispirano. In Histoire d’eaux Bertolucci ha saputo costruire, con l’eleganza che gli è propria, un racconto circolare che nelle sue vertiginose ellissi e per la sua intima morale può ricordare certe storielle buddiste. Ne è protagonista, del resto, un giovane immigrato asiatico, capitato per sbaglio in Italia invece che nella Germania da lui agognata. Qui è però destinato a fare l’incontro della sua vita, in quel punto di ristoro perso nelle piane acquitrinose del settentrione padano che, complice l’incisivo bianco e nero della fotografia, pare quasi controcanto stilizzato e asciutto del memorabile film di Visconti, Ossessione: A rendere ancora più leggiadra tale rievocazione, vi è infine da segnalare una Valeria Bruni Tedeschi di rara intensità, donna dalle reazioni come sempre emotive e nervose, ma di sicuro più fresche, immediate, almeno rispetto a quei personaggi di gran lunga più artificiosi e pesanti da lei interpretati negli ultimi anni. Ricordiamocelo: Bertolucci riusciva quasi sempre a tirare fuori il meglio, dai suoi attori.

Stefano Coccia

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