Ted 2

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Accendi l’orsacchiotto che è in te!

Piccoli (di statura) Teddy crescono. E si emancipano, cercando la propria affermazione personale nella vita come fanno tutti. Se il primo film era incentrato, in modo decisamente originale, sul rapporto inossidabile tra John (Mark Wahlberg) e l’orsetto di peluche ricevuto in regalo da bambino, poi magicamente animato da soffio vitale, nel secondo si parte in quarta con il matrimonio di Ted con l’appariscente cassiera di supermarket Tami-Lynn, da lui conosciuta già nel primo capitolo. Tanto per mettere in chiaro le cose su chi sarà l’assoluto protagonista e mattatore di questo sequel del tutto logico dal punto di vista dell’evoluzione del personaggio senza comunque rinunciare ad un grammo della propria natura genialmente schizoide. L’abilità del papà artistico di quella che, vivessimo in tempi meno frenetici e standardizzati, sarebbe già considerata una creatura di culto, ovvero il regista tuttofare Seth MacFarlane, è stata quella di rendere Ted organico alla società, ben comprendendo come certi luoghi comuni sociali possano essere scardinati solo dall’interno. Ted 2 è quindi il racconto di una battaglia “plurima”. Nella diegesi naturale del film il riconoscimento burocratico dell’orsetto da “bene di consumo” (cioè giocattolo) a persona con annessi diritti; a livello più o meno subliminale un perfetto apologo sull’importanza di fare satira sociale puntando giustamente all’omologazione piuttosto che ad una forma di sterile snobismo che marchi le distanze tra il protagonista ed il resto del mondo. Ted è esattamente uno di noi, in fondo. Un maschio alfa a cui piacciono le donne, il fumo a denominazione di origine controllata e tanti altri aspetti che ne fanno un essere umano assai più umano di tanti altri. L’unica differenza risiede nel possesso di una lingua – in senso lato: MacFarlane non ne viola mai la privacy sessuale. Sappiamo solo che non è dotato di organi genitali, perciò… – assolutamente biforcuta e di conseguenza pronta ad infierire senza rimorsi sulle presunte manchevolezze di tutto e tutti. Fattore quest’ultimo che lo rende un possibile erede, in senso simbolico e figurato, di quel John Belushi che, all’epoca,  faceva spesso dei suoi personaggi elementi di rottura delle convenzioni.
Peraltro il fatto che MacFarlane (classe 1973) si rifaccia al passato cinematografico nel quale è cresciuto – nella fattispecie gli unici e irripetibili anni ottanta – è ancora più evidente in Ted 2 rispetto al film precedente. Strutturando il sequel alla maniera di una sitcom, almeno relativamente alla prima parte, con sketch intrisi di situazioni spesso virtuosisticamente al limite del buon gusto, MacFarlane infarcisce una trama ridotto all’osso di rimandi transgenere (l’imperdibile numero musical in apertura) nonché citazioni letterali a iosa, con momenti ripresi in modo inconfutabile dal cinema di John Hughes – Ted che guida l’auto ascoltando e cantando la medesima canzone (l’evergreen “Mess Around” di Ray Charles) nonché effettuando gli stessi movimenti di John Candy nella memorabile sequenza di Un biglietto in due – e di John Landis, ad esempio la melodia alla chitarra intonata da Amanda Seyfried nel bosco di notte, con irresistibile richiamo ad un pubblico animale come accadeva nell’esilarante I tre amigos. Nessuno però sia portato a pensare ad uno sterile giochino citazionista; perché Ted 2 effettua sempre uno scarto ulteriore rispetto ai modelli, andando a cercare pervicacemente l’originalità anche nella descrizione del “cattivo”, interpretato come nell’originale da Giovanni Ribisi, un disadattato forse anche per non aver avuto, nella vita, un’amicizia forte come quella con Ted.
Se il dibattito, tra coloro che pensano che il “politicamente scorretto” del creatore de I Griffin sia solamente di facciata e quelli convinti che possa essere considerato, al contrario, di autentica sostanza, resta tuttora aperto, è davvero impossibile non divertirsi di fronte alle (dis)avventure di Ted, John e compagnia bella. Uno spasso che richiama alla memoria coppie illustri come John Belushi (appunto) e Dan Aykroyd, oppure i Jim Carrey e Jeff Daniels della saga di Scemo & + scemo. Una coppia comica cioè composta da un leader e da una “spalla” adeguata. Elogi incondizionati quindi a Mark Wahlberg per essersi perfettamente adattato ad un ruolo secondario di fronte alla verve verbale (ma con il doppiaggio come la mettiamo?) di Ted e della sua voce originale Seth MacFarlane.

Daniele De Angelis

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