Suffragette

0
7.0 Awesome
  • voto 7

I passi per la libertà

Potrà apparirvi strano, ma fino ad oggi non era ancora stato realizzato un film di fiction sulla lotta delle donne per il diritto al voto. A sopperirvi ci ha pensato Sarah Gavron con Suffragette, scelto come film di apertura della 33esima edizione del Torino Film Festival e in sala nella primavera 2016. Immaginiamo che uno dei motivi per cui ancora mancava un’opera che trattasse questo argomento sia dovuto al forte impegno economico che un film in costume come questo comporta. Uno dei suoi pregi risiede, infatti, proprio nell’ottima ricostruzione del tempo, dagli abiti (Jane Petrie) alle location (scenografia di Barbara Herman-Skelding), senza dimenticare il certosino lavoro sulla resa fotografica (curata da Eduard Grau).
La sceneggiatrice di The Iron Lady (ritratto su  Margaret Thatcher), Abi Morgan, sceglie un taglio particolare e ben delineato: raccontare il movimento dal punto di vista di una donna comune, decidendo deliberatamente di non puntare sulla storia di Emmeline Pankhurst (Meryl Streep), la capofila delle suffragette.
Durante i primissimi minuti sentiamo: «le donne non hanno la calma e l’equilibrio necessario all’esercizio del giudizio politico» e ancor più da spettatrici sono parole che sortiscono un certo effetto. Il punto è che per quanto siano contestualizzate nei primi del Novecento, in cuor nostro, sappiamo che una certa parte di pensiero (maschilista e accentratore) si troverebbe ancora in linea con quella battuta, tanto più in alcuni Paesi. Vediamo subito le donne a lavoro in una lavanderia, in condizioni differenti rispetto agli uomini. Tra queste vi è Maud (bravissima Carey Mulligan in questi panni), dedita al duro lavoro sin dall’età di sette anni. Colui che le fa nascere un sorriso sul volto segnato da quella routine quotidiana è il suo piccolo George (Adam Michael Dodd). Quando la si vede con lui, si percepisce proprio a pelle quanto sia la sua ragione di vita e i diritti legali sui figli (completamente in mano ai padri) sarà un tasto che Maud proverà a caro prezzo in prima persona. Il pubblico segue l’evoluzione del movimento suffragista scoprendolo passo passo con questa donna. Nella concitazione della fuga dopo gli atti dimostrativi (resa ancor più dalla macchina a mano e dalle composizioni musicali di Alexandre Desplat) è come se noi ci trovassimo spiazzati insieme a lei, per poi viverli e compierli con Maud. O quasi. Sì perché per quanto Suffragette sia un’opera che rende con grande verosimiglianza quel coraggio del non accettare a testa bassa, va detto e riconosciuto che è difficile immedesimarsi fino in fondo se non lo si è vissuto. Noi, donne del terzo millennio, raccogliamo quelle vittorie conquistate con le unghie e con i denti, rischiando l’arresto, perdendo persone care, spiate dai servizi segreti e il cinema ci aiuta a fare memoria attiva e, chissà, forse anche a risvegliare le nostre coscienze.
«Ubbidisci al comando della tua coscienza, rispetta sopra tutto la tua dignità, madre: sii forte, resisti lontana, nella vita, lavorando, lottando. Conservati da lontano a noi; sapremo valutare il tuo strazio d’oggi: risparmiaci lo spettacolo della tua lenta disfatta qui, di questa agonia che senti inevitabile», scriveva Sibilla Aleramo in “Una donna” (1906).
Al di là dell’ottimo cast che vanta la presenza anche di Helena Bonham Carter (nel ruolo di Edith), ci è piaciuto molto anche l’equilibrio assunto nel narrare la reazione degli uomini di fronte alla crescente consapevolezza della donna. Se da un lato Sonny (Ben Whishaw), il marito di Maud, è spaventato, avverte l’allontanarsi della moglie e continua ad essere legato a uno schema di moglie e madre (perciò si comporta di conseguenza); dall’altro il marito di Edith collabora e la supporta in questa loro lotta, manifestando anche un amore puro e protettivo. Tra le diverse figure maschili, colpisce anche la figura dell’ispettore Steed (Brendan Gleeson), il funzionario della Polizia Metropolitana incaricato dell’operazione segreta di sorveglianza. Apparentemente tutto d’un pezzo, anche cieco e intransigente di fronte a chi trasgredisce e crea problemi all’ordine precostituito, ma le suffragette e, in particolare, Maud riusciranno a smuovere qualcosa in lui….
Assistendo a Suffragette ci si commuove, soprattutto per alcune decisioni che la nostra protagonista subisce, dalla sottrazione della libertà e della dignità  all’umiliazione, passando per la perdita di chi si ama. Ma ci si sente anche un po’ colpiti e indotti a farci l’esame di coscienza – lo diciamo al di fuori di ogni retorica, anche perché il film non lo è. Cos’è che fa scattare la capacità di resistenza, innalzando la soglia? «Il pensiero che forse questa vita può essere vissuta diversamente», dice, a un tratto, la nostra giovane.
«Cosa senti?» – risponde Maud: «Il suono dei passi». Ecco, Suffragette è proprio questo.
«Ogni figlia dovrebbe conoscere questa storia, ogni figlio dovrebbe scriversela sul cuore» – ha dichiarato la Streep e noi ce lo auguriamo.

Maria Lucia Tangorra

Leave A Reply

12 − 11 =