Streaker

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7.0 Awesome
  • voto 7

Disturbatori seriali

Battezzare un film con il titolo Streaker è già di per sé un biglietto da visita di quelli capaci di calamitare subito l’attenzione di un potenziale e futuro spettatore. Per chi non lo sapesse il termine inglese streaking indica una pratica esibizionista consistente nell’irrompere, completamente nudi, in un luogo pubblico, in particolare nell’ambito di manifestazioni pubbliche con grande cornice di pubblico. Streak in sé vuol dire “muoversi velocemente in una data direzione”, ed ha acquisito solo di recente (primi anni Settanta) l’accezione di “sfrecciare nudi tra la folla”. Ed è esattamente ciò che farà e insegnerà a fare il protagonista della pellicola di Peter Luisi, che dopo avere raccolto una manciata di riconoscimenti nel circuito festivaliero (tra cui il premio per la migliore regia al Phoenix Film Festival 2018) ha allietato la platea della 19esima edizione del Festival del Cinema Europeo di Lecce, dove è stato presentato in anteprima italiana nella sezione non competitiva “Commedia Europea”.
Il cineasta e produttore svizzero, qui alla sua sesta prova sulla lunga distanza, ci porta in quel di Baden per raccontare le disavventure di Balz Näf, un professore sulla cinquantina finito sull’astrico dopo una scommessa sportiva finita male. Per risollevarsi decide di affidarsi a una squadra di streaker, gli esibizionisti che corrono nudi per creare scompiglio sui campi da gioco, e di creare attorno a loro un giro di scommesse: quanto riusciranno a restare in campo prima di essere fermati? Per far questo arriva ad allenare personalmente i suoi “soci”. L’idea, apparentemente assurda, prende piede, anche se la sua situazione finanziaria non ottiene particolari benefici. Il trend innescato, inoltre, spinge la polizia a correre ai ripari e così Balz si ritrova alle costole un’agente di polizia che ha il compito di fermarlo. E lui, anziché temere il guaio in cui si è cacciato, finisce per innamorarsi della donna…
Gli ingredienti alla base della ricetta di Streaker emergono facilmente già dalla lettura della sinossi, per poi trovare ulteriore e definitiva conferma con il passaggio sullo schermo, laddove si materializza un mix senza soluzione di continuità tra commedia sportiva e sentimentale. Un mix, questo, divenuto un must che ha trovato numerose manifestazioni cinematografiche ieri così come nel recente passato. Di conseguenza, tale combinazione non garantiva, quantomeno sulla carta, un motivo di particolare interesse che aumentasse in maniera esponenziale la curiosità che, al contrario, scaturiva dall’immagine evocata dal titolo. Tuttavia, dal canto suo Luisi è riuscito a trovare una chiave originale con la quale dare vita a una pellicola piacevole e soprattutto divertente che, però, come avrete modo di vedere con i vostri occhi ha bisogno di una mezz’ora abbondante per carburare e prendere il giusto ritmo. Quando finalmente il motore comico smette di girare a vuoto e riesce a ingranare, la timeline inizia a regalare alla platea di turno momenti molto efficaci, capaci di strappare risate a ripetizione, a cominciare dalle scene dell’addestramento degli aspiranti streakers sino allo scoppiettante finale.
Al resto ci pensa Beat Schlatter che torna a lavorare al fianco di Luisi a distanza di sei anni da Der Sandmann. Qui veste i panni del protagonista, al quale consegna la sua irresistibile verve comica, che dona al film, ai dialoghi e alle singole gag, quel pizzico in più di humour nero e politicamente scorretto che non guasta mai.

Francesco Del Grosso

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