Star

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

A Parigi è nata una stella

Unico lungometraggio di finzione, assieme a tanti documentari, che l’Hip Hop Cinefest 2022 ha programmato in sala (nonché sulla piattaforma dedicata) sabato 21 maggio, il francese Star non ha certo deluso le aspettative. Innanzitutto ripescare quest’opera cinematografica datata 2016 ci è parso parecchio attinente con l’orientamento generale del festival, a partire dai trascorsi dell’autore: quasi riduttivo affermare che il graffiti writer, regista e produttore francese Marc-Aurèle Vecchione, fondatore peraltro della casa di produzione Resistance Films, sia un “conoscitore della materia”. Più probabile che la viva come una seconda pelle. E difatti tra attriti durissimi con le forze dell’ordine e azioni rischiose nei depositi ferroviari, tra ricerca di un proprio stile e annosa diatriba sul passare o meno ad esporre nelle gallerie – senza “svendere”, così facendo, i significati più profondi del proprio lavoro -, il film da lui realizzato racconta certe tendenze artistiche (e il corrispettivo stile di vita) con indubbia partecipazione emotiva.

Sarebbe altresì riduttivo limitare la riuscita di Star all’adesione a determinati valori o all’esatta rappresentazione cinematografica di quel particolare ambiente creativo, artistico. Nella vicenda di Star, il giovane graffitaro parigino in costante fuga dalle pressioni famigliari e da altre strategie repressive attuate dalle istituzioni, coincidano queste col suo arresto o con l’esito punitivo del processo a lui intentato, vi è un’inquietudine di fondo ben resa a livello drammaturgico. Nella movimentata e picaresca storyline non solo il sacro fuoco dell’arte, quindi, ma anche piccoli gesti di ribellione nei confronti del proprio nucleo famigliare, radicato senso dell’onore e dell’amicizia, qualche accenno di ricerca interiore, più la tenerezza e l’erotismo riscoperti a Roma in compagnia di un’altra appassionata esponente della Street Art. Proprio la trasferta capitolina di Star e compagni ci ha piacevolmente scoperto per la sua freschezza, per quello sguardo a tratti inedito sull’Urbe e sulla sua vita notturna, destinato a sfociare nella performance creativa cui danno vita i protagonisti (una piccola “internazionale” composta ora da francesi, americani e italiani) a Stazione Ostiense.
Nell’oscillare pertanto tra graffiti sui treni e visite ai Musei Vaticani, tra incontri con galleristi e sapide citazioni escatologiche del nostro Piero Manzoni, Star di Marc-Aurèle Vecchione rappresenta anche, senza ombra di dubbio, un’avventura nei meandri della creazione artistica dall’esito tutt’altro che scontato.

Stefano Coccia

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