Sportin’ life

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7.0 Awesome
  • voto 7

Quattro chiacchiere tra amici

Fin dagli inizi della sua carriera non ha fatto altro che dividere, un personaggio come Abel Ferrara. E se, di fatto, al regista non si può non riconoscere un indubbio talento, è anche vero che per il suo stile – divenuto, nel corso degli anni, sempre più estremo – è stato più e più volte criticato. Ingiustamente? Sarebbe una questione troppo complessa da affrontare. Eppure, nonostante tutto, il suo nome in palinsesto continua sempre ad attirare un nutrito numero di spettatori. Persino chi ha avuto modo, in passato, di criticarlo.

E così, poco stupisce se Sportin’ Life – la sua ultima fatica, presentata Fuori Concorso alla 77° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia – è tra i titoli maggiormente attesi in questa storica manifestazione lidense. Un documentario, il presente, più che mai intimo e personale, che non esita a gettare uno sguardo a ciò che sta accadendo oggi nel mondo, ma che, principalmente, si concentra sul singolare modo di fare cinema di Ferrara stesso, sulla sua passione per la musica, sul ruolo che questa spesso gioca all’interno dei suoi film e, non per ultimi, sui suoi storici collaboratori. Primo fra tutti: l’attore Willem Dafoe.
In soli sessantacinque minuti, dunque, assistiamo a uno spaccato vivo e pulsante della vita dell’autore, dall’impronta e dall’approccio registico molto e molto simili ai suoi precedenti documentari, ma anche assai intimo e più che mai attuale.
Spezzoni di precedenti lavori del regista si alternano a momenti in cui lo stesso si è recato alla Berlinale 2020 – appena prima del lockdown – al fine di presentare il suo Siberia. Momenti di giocosa convivialità vedono lo stesso chiacchierare davanti all’obiettivo – ora di una telecamera, ora addirittura di uno smartphone – insieme al suo amico di sempre, Dafoe, interrogandosi su cosa voglia dire, per lui, fare del cinema. Intere sequenze ci travolgono con la loro musica ritmata, mentre vediamo il regista all’opera, su di un palco, insieme alla sua band.
Troppa carne al fuoco? Decisamente no. Perché, di fatto, ciò che si legge immediatamente in un lavoro come il presente Sportin’ Life è innanzitutto una forte, fortissima passione. Una passione viva e bruciante come le luci virate al rosso durante i concerti della band di Ferrara. Una passione e una smania di vivere e di creare ben raffigurate da un montaggio frenetico e da repentini cambi di location. Se, in un preciso momento, vediamo Abel Ferrara e Willem Dafoe chiacchierare amabilmente a Roma, ecco che immediatamente ci troviamo sul red carpet di Berlino.
Ma è soltanto negli Stati Uniti che la musica cambia. E viene sostituita da agghiaccianti colpi di tosse che rimbombano all’interno delle corsie di un ospedale. Non avrebbe potuto, Abel Ferrara, non trattare un tema attuale e scottante come quello della pandemia da Covid-19. Tale tema ci riporta con i piedi per terra, non si collega mai al discorso principale riguardante il fare cinema, ma, al contempo, si fa leit motiv dell’intero documentario, evitando sapientemente ogni retorica e con anche un gradito tocco di satira nei confronti dei potenti al proprio interno.
Abel Ferrara, dunque, non si smentisce. E pur riprendendo discorsi già aperti in passato, è riuscito a fare di questo suo Sportin’ Life un’opera personale e necessaria. Molto più necessaria di quella lunga serie di lungometraggi o documentari a tema Covid che probabilmente vedremo da qui ai prossimi mesi a venire.

Marina Pavido

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