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Souvenir

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VOTO: 6.5

Bisogno d’amore

Rispetto alla scelta dello scorso anno con Théo et Hugo dans le même bateau di Olivier Ducastel, il Festival MIX di Milano ha deciso di aprire la 31esima edizione con Souvenir di Bavo Defurne. Si tratta di un lungometraggio che attraverso un tono brioso riesce a trattare temi esistenziali come l’oblio, le cadute e le possibili risalite. Un elemento serpeggia nel corso di tutta l’opera: l’amore, dalle punte egoistiche ai momenti in cui davvero si incontra l’altro mettendo da parte schemi e barriere.
Protagonista femminile è Liliane (una Isabelle Huppert sempre charmant e in parte), impiegata modello in una fabbrica che produce patè. Il regista mostra subito allo spettatore la sistematicità del lavoro, la routine dei compiti in giornate che assumono un sapore anonimo. Rientrata a casa la donna, sul divano, mette in atto ciò che compie sempre: seduta sul divano davanti alla tv, sorseggia superalcolici (le bollicine compaiono sin dai titoli di testa). A un tratto, nella consuetudine quotidiana e in un ambiente in cui le impiegate sembrano essere principalmente donne, arriva un ventiduenne, Jeanne (Kevin Azaïs). È lui a riconoscerla. Liliane non ha fatto da sempre l’impiegata, ha, infatti, alle spalle un passato che in pochi conoscono: aveva gareggiato come cantante, col nome d’arte di Laura, all’European Song Contest. Il giovane affascinato dal “mito” della star la costringerà”a far i conti con ciò che aveva fatto cadere nell’oblio e quindi anche con se stessa. In quest’ottica non è un caso che il regista di North Sea Texas (premiato, nel 2011, col Marc’Aurelio nella sezione Alice nella città sopra i 13 anni alla Festa del Cinema di Roma) suggerisca sottilmente, sin dai primi fotogrammi, il percorso di formazione a cui assisteremo, mostrandoci Liliane allo specchio (immagine che tornerà seppur con variazioni). Se nell’esordio dietro la macchina da presa Defurne tematizzava le difficoltà dell’amore omosessuale, in Souvenir traccia un tenero, delicato e leggero affresco di quanto non sia semplice amare se stessi e amare l’altro, anche al di là delle barriere che possiamo costruirci (compresa la differenza di età). Il punto di forza risiede nella performance della Huppert, che alza il livello di qualità, sopperendo a momenti in cui la sceneggiatura prende pieghe prevedibili. Con una grazia che cela la fragilità del personaggio, l’attrice dà corpo anche alle canzoni senza tempo. Resta impressa – merito dell’orecchiabilità – “Petit garçon”.

Maria Lucia Tangorra

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