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Sonata

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VOTO: 8

Vivere i suoni, per riscoprire la vita

Questa sera alle 20, presso la Casa del Cinema, verrà proiettato Sonata di Bartosz Blaschke, quale film di chiusura di un’edizione particolarmente ricca di CiakPolska 2002. Ottimo modo di congedarsi dal pubblico, peraltro. Anche in virtù del fatto che questo coinvolgente ed emozionante lungometraggio di premi speciali, alcuni dei quali assegnati direttamente da platee di livello internazionale, ha fatto incetta, durante il suo fortunato percorso festivaliero. Non ultimo quel Premio del Pubblico quale Miglior Film di Finzione ricevuto all’ultima edizione del Biopic Fest, svoltasi lo scorso settembre a Roma.
Riconoscimento, questo, che lo staff della kermesse capitolina aveva commentato così: “Un film che mette al centro l’autismo e il talento artistico. Il silenzio e la musica. Le pressioni della società e l’ostinato tentativo individuale di ritagliarsi uno spazio espressivo, anche quando miopi censori di Stato vorrebbero porre limiti angusti, tarpare le ali ai sogni. Complice un ottimo cast, l’appassionante vicenda biografica del pianista Grzegorz Plonka appassiona e commuove gli spettatori, dalla prima all’ultima inquadratura.

Proprio l’equivoco svelato più o meno all’inizio del plot, ovvero quella diagnosi sbagliata per cui un ragazzino affetto da problemi all’udito venne trattato per anni come un autistico, ritardando così il suo sviluppo formativo, è il presupposto di un’avventurosa vicenda biografica trattata cinematograficamente in modo esemplare. Sonata di Bartosz Blaschke fa infatti riferimento alla commovente e incredibile storia di Grzegorz Płonka, bambino cui venne per l’appunto diagnosticato l’autismo, ma al quale dopo aver trascorso anni e anni in un ermetico silenzio, divenuto ormai quattordicenne, venne finalmente riconosciuto che il problema vero consisteva nella sordità. Grazie alla chirurgia Grzegorz poté quindi riacquisire l’udito, scoprire la comunicazione verbale e rivelare infine un notevole talento musicale, lo stesso che lo spingerà ad applicarsi sempre di più, pur di concretizzare un sogno: poter suonare in pubblico, come poi effettivamente avverrà all’importante manifestazione culturale mostrata in chiusura, la “Sonata al chiaro di luna” di Beethoven.

Sulle tappe di questo impegnativo ma a tratti esaltante percorso preferiamo non aggiungere altro, lasciando allo spettatore il piacere di accompagnare il protagonista nella sua crescita, una crescita avvenuta per gradi e piccole scoperte, tra innumerevoli difficoltà pratiche e psicologiche.
Ciò che a livello filmico ci appassiona, invece, è che un esempio di narrazione emotivamente così carica, intensa, abbia non soltanto la musica ma pure la differente padronanza acustica dei suoni tra i suoi nuclei tematici, tant’è che la colonna sonora nei suoi vari risvolti (e ciò richiederebbe l’analisi particolareggiata di studiosi come Michel Chion, probabilmente il più ferrato in tale ambito) assurge al ruolo di protagonista, in più di un momento, del processo diegetico. Se il sonoro è quasi un personaggio aggiunto del film, la vivacità della narrazione molto deve, naturalmente, ai protagonisti in carne ed ossa; dall’ottimo Michal Sikorski nel ruolo fondamentale di Grzegorz Plonka a un vero e proprio monumento del cinema polacco, Jerzy Stuhr, chiamato a interpretare il professor H. Skarzyński, ovvero il dottore che cambierà la vita al ragazzo.

Stefano Coccia

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