Sioux

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8.0 Awesome
  • VOTO 8

Sfide emozionanti sul ring… e nella vita

La ventitreesima edizione del Far East Film Festival ha ospitato anche un doc italiano, cosa che nel festival friulano succede di rado. Qui però una serie di circostanze hanno reso l’evento davvero imperdibile. Innanzitutto il protagonista del documentario, presentato in anteprima mondiale e intitolato Sioux, è il pugile romano Emanuele Blandamura, campione la cui carriera e la cui stessa biografia possono vantare, curiosamente, qualche legame sia con l’Oriente che con il Friuli Venezia Giulia. Riguardo a quest’ultimo “fil rouge” lasciamo agli spettatori il gusto di scoprirlo, trattandosi di una dimensione strettamente privata che esce fuori con molto garbo nel film. Il rapporto con l’Estremo Oriente ha invece un orizzonte degli eventi ben preciso, collocato nella sfera sportiva: l’incontro disputato da Blandamura davanti a diciassettemila persone il 15 aprile 2018, sul ring della Yokohama Arena, per contendere a un pilastro di tale sport, come il giapponese Ryota Murata, il Mondiale dei Medi. Sogno appena sfiorato per l’italiano, ma con la grinta e l’abnegazione di sempre.

Ecco, in un’edizione orfana della presenza fisica dei registi orientali, bloccati a casa dalla pandemia, venerdì 25 giugno al Visionario di Udine si è potuta svolgere una presentazione dal vivo che, date le circostanze, è parsa una vera e propria boccata d’ossigeno. Perché il contatto umano è sempre importante. Intervistati brevemente prima della proiezione dalla direttrice del festival Sabrina Baracetti, il regista del documentario Riccardo Rabacchi e lo stesso Emanuele Blandamura hanno potuto condividere con il pubblico le loro emozioni. Portandosi dietro scorie di periferia romana, di memorabili sfide sul ring, di esperienze extra-sportive altrettanto intense.
La loro presenza in sala ha vivificato il tutto, ma di base è proprio il film a essere bello, a tratti quasi esaltante. Paradossalmente, in un’edizione del Far East che ha visto diversi altri titoli di finzione (soprattutto dal Giappone) incentrati sulla boxe, proprio da Sioux (e quindi da un documentario) si è sprigionata la tensione narrativa più forte. Moving Forward, il motto adottato quest’anno dal festival. Quale personaggio meglio di Blandamura poteva incarnarne lo spirito?

Cominciare a vincere e predisporsi ad affrontare avversari sempre più forti. Perdere, raccogliere le energie, riprendere poi ad allenarsi per tornare con ancor più determinazione sul ring. Affrontando al contempo con identico vigore le intemperie della vita. Riccardo Rabacchi ha saputo infondere gran ritmo al racconto delle imprese pugilistiche nonché del privato di Blandamura, gran combattente non solo quando deve indossare i guantoni. Lo ha fatto puntellando il discorso prettamente tecnico con gli interventi di maestri di boxe, giornalisti sportivi e altri addetti ai lavori, per poi arieggiare lo sfondo attraverso un montaggio quasi ipnotico, in cui anche il curato apporto musicale / sound design di Raffaele Inno ricopre un ruolo importante. Grosse emozioni arrivano poi, ovviamente, dal vorticoso resoconto degli incontri nazionali e internazionali affrontati dal pugile romano nel corso della sua carriera. E pure qui tutto risulta espresso in modo coinvolgente, ipercinetico, stilisticamente impeccabile, complici anche gli scatti (bellissimi quelli in bianco e nero) della fotografa Renata Romagnoli, specialista del bordo ring, opportunamente montati nel così trascinante flusso di storie e di immagini.

Stefano Coccia

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