Shin Godzilla

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

L’urlo di Gojira terrorizza il Sol Levante

Un buco estremamente profondo in mezzo all’oceano, un colore rosso sgargiante che ricorda un’eruzione vulcanica o un problema tecnico di un sottomarino militare. Mai nessuno del Governo giapponese avrebbe potuto pensare a qualcosa di più catastrofico di un “semplice” terremoto, vista la zona geografica soggetta a costanti scosse che si propagano in lungo e in largo, dal mare al centro cittadino, dal piccolo casolare di periferia al grattacielo della capitale. In realtà si tratta di molto, molto peggio, una sciagura più o meno annunciata che nel momento più inaspettato si presenta a regolare i conti. Godzilla è finalmente tornato, con tutto il rispetto e l’ammirazione per l’opera precedente di Gareth Edwards, che nel 2014 è riuscito a proporre negli Stati Uniti una storia senz’altro originale nella forma e nel contenuto, nonostante le critiche e le aspettative non proprio alle stelle.
Shin Godzilla, il nuovo lungometraggio sul lucertolone giapponese diretto da Hideaki Anno, conosciuto ai molti per la saga cyberpunk animata di Neon Genesis Evangelion, contiene tuttavia alcune caratteristiche insolite per una produzione commerciale. Non avendo a disposizione lo stesso budget del collega americano, l’autore nipponico ha deciso di filmare l’ordinario all’interno di un contesto fuori dal comune, come è tipico di questo genere che si svolge in un’ipotetica situazione apocalittica. Che cosa succede se davvero un mostro sconosciuto, dalle fattezze di un dinosauro e che per giunta si ciba di scorie radioattive, irrompe nella nostra quotidianità? La paura che circonda il popolo giapponese riguardo l’atomica è accertato dalla storia contemporanea e dalla cronaca, con il recente maremoto che ha portato al disastro nucleare di Fukushima, e con lo sguardo rivolto al passato e a quelle due bombe che colpirono Hiroshima e Nagasaki nel 1945, che decretarono la resa del Sol Levante di fronte alla potenza incontrastata della vicina America. Questa sofferta subordinazione è mostrata appieno nel film, con il Giappone costretto inizialmente a chiedere aiuto agli Stati Uniti dopo il primissimo attacco di Godzilla a Tokyo, con il Governo centrale attonito e impotente di fronte alla sua forza brutale che distrugge tutto ciò che trova davanti alla sua strada. L’elemento di distacco dalla classica narrazione catastrofica è la ripresa in toto dei movimenti burocratici e dell’iter che l’Esecutivo si trova ad attuare nei casi di estrema emergenza. Siamo in guerra? E contro chi, se di fronte non abbiamo una Nazione che ci attacca con missili e droni, ma una leggenda che si è tramutata in realtà?
Tutt’attorno vediamo incertezza, che non riguarda solo l’esterno, con un essere che ripetutamente si evolve e che riduce esponenzialmente la possibilità di una sua sconfitta, ma anche l’interno, con una classe dirigente in difficoltà e impreparata a qualsiasi evenienza, a tal punto da discutere su quale Ministero dovrà prendersi carico di questo caso. Hideaki Anno utilizza con intelligenza e scaltrezza queste sequenze di ordinaria follia, che servono a mettere in luce come interventi riparatori all’ultimo momento, dettati dall’emotività e totalmente irrazionali siano insufficienti se si pensa all’atteggiamento ostile, antropocentrico e basato su una visione di breve periodo che la storia odierna, così come questo film, ha potuto efficacemente documentare.
Un altro aspetto interessante è l’uso del CGI per ricreare Gojira, il vero protagonista di questo film. Nel lungometraggio di Edwards si ha l’impressone immediata di essere davanti a un essere ricreato digitalmente, mentre in quello di Anno, nonostante la Toho ne abbia fatto abbondantemente uso, la visione è totalmente opposta. I movimenti meccanici, il corpo rigido e la pelle irregolare rappresentano l’ottima scelta della casa giapponese di utilizzare i mezzi del futuro per omaggiare il passato di questo storico personaggio del cinema, che torna ad assumere una forma grottesca e inquietante. Godzilla, tuttavia, non è frutto del caso, ma è figlio illegittimo dell’uomo, e, come uno dei protagonisti afferma, bisogna conviverci.

Riccardo Lo Re

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