Sei ancora qui

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5.0 Awesome
  • voto 5

Vivono tra noi

Trasposizione cinematografica di un preannunciato caso editoriale, young adult dalle venature dell’horror e del thriller, Sei ancora qui – diretto dallo statunitense Scott Speer, tratto dall’omonimo romanzo di Daniel Waters e presentato come preapertura alla tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, sezione Alice nella Città – ha, almeno sulla carta, tutte le caratteristiche del lungometraggio di successo che tanto può piacere agli adolescenti, ma che, allo stesso tempo, è in grado di strizzare l’occhio anche a chi l’adolescenza l’ha superata da un pezzo. Solo sulla carta, però. Soprattutto perché, malgrado l’indubbio impegno, lo stesso regista Scott Speer, pur avendo più e più volte trattato il mondo degli adolescenti (suoi sono, ad esempio, Step Up Revolution, del 2012 e il recentissimo Il sole a mezzanotte, realizzato nel 2018), certi scivoloni proprio non riesce a evitarli. E ciò è accaduto anche nel caso del presente lungometraggio, in cui ci viene raccontata la singolare storia di Veronica (interpretata da Bella Thorne), alle prese con spettri dal passato e misteriosi omicidi ancora irrisolti.

Sopravvissuta, insieme alla madre e a pochi altri abitanti della sua cittadina, a una pericolosa esplosione nucleare avvenuta dieci anni prima, la giovane ha ormai sedici anni ed è abituata da tempo a convivere con le numerose reminiscenze spettrali dei cosiddetti “redivivi”, i quali, ogni giorno, alla stessa ora, fanno brevi apparizioni, per poi sparire nuovamente e senza poter in alcun modo interagire con i viventi. Veronica, tuttavia, sembra essere la sola – insieme al compagno di scuola Kirk (Richard Harmon) – ad aver notato che le presenze dei suddetti redivivi stanno via via aumentando, fino al giorno in cui uno di loro comparirà per la prima volta nel bagno di casa sua, scrivendole con il dito un messaggio sullo specchio e intimandole, così, di scappare.
Date le premesse, dunque, la cosa in sé sembrerebbe anche interessante, visto che, soprattutto per quanto riguarda i primi minuti, Speer è riuscito a ricreare delle atmosfere indubbiamente affascinanti e inquietanti quanto basta. Il problema, però, si presenta nel momento in cui bisogna portare avanti la storia. E, di fatto, dopo la prima mezz’ora, il regista riesce a infilare un pasticcio dietro l’altro, fino a far perdere irrimediabilmente all’intero lavoro sia di pathos che di credibilità. Al via, dunque, personaggi lasciati ingiustificatamente in sospeso, per poi essere definitivamente abbandonati (vedi il caso della migliore amica di Veronica), pericolose incongruenze di sceneggiatura (perché, una volta risolto il caso dei misteriosi omicidi, i redivivi dovrebbero sparire quasi tutti insieme, pur non essendo coinvolti nella storia?) e, non per ultimo, un forzatissimo deus ex machina che vede protagonista dal nulla addirittura il padre di Kirk.
Uno script poco convincente per una regia che, pur mostrando, a tratti, spunti interessanti (riguardanti esclusivamente i momenti horror), proprio non riesce a evitare – quando si vuol mettere in scena una storia d’amore tra due adolescenti – di scadere pericolosamente nello stucchevole e nel melodrammatico. Così è stato per i precedenti Step Up Revolution e Il sole a mezzanotte, così è anche per il presente lavoro, il quale, al termine della visione, come se non bastasse ci fa restare con un’insolita sensazione di déjà vu, ricordandoci – molto alla lontana, s’intende – addirittura il bellissimo Le verità nascoste di Robert Zemeckis (2000). Ma questa, ovviamente, è un’altra storia.

Marina Pavido

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