Se permetti non parlarmi di bambini!

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4.5 Awesome
  • voto 4.5

Se permettete, il Sudamerica non è solo questo 

Il Sudamerica, si sa – restando nell’ottica del cinema contemporaneo – spesso e volentieri ci riserva delle gran belle sorprese. Basti pensare ad uno dei più validi cineasti all’interno del panorama cinematografico attuale, ossia Pablo Larrain. Stesso discorso va fatto per quanto riguarda il cinema sperimentale – altro importante settore particolarmente incentivato nella zona. È in questo ambito, infatti, che abbiamo recentemente visto l’affermarsi di autori come Raul Perrone (Ragazzi) ed Andrea Tonacci (Jà visto – Jamais visto), di origini italiane. Ma volendo restare esclusivamente nell’ambito della commedia, non possiamo non citare l’argentino Storie pazzesche, lungometraggio particolarmente riuscito, candidato – nel 2015 – al Premio Oscar come Miglior Film Straniero. Ebbene sì, il cinema sudamericano è questo. Ma è anche Se permetti non parlarmi di bambini!, ultimo lavoro del cineasta argentino Ariel Winograd. Iniziamo, dunque, partendo dalla trama.
Gabriel e Vicky si conoscono e si piacciono dai tempi del liceo, anche se tra loro c’è sempre stata solo una sommaria amicizia. Qualche anno dopo si incontrano di nuovo, per poi perdersi nuovamente di vista. Passano alcuni anni, Gabriel nel frattempo si è sposato, è diventato papà ed ha divorziato da sua moglie. Attualmente vive con la figlioletta di nove anni, Sofia. Vicky, invece, non ha una famiglia sua, ha viaggiato per anni ed ha sempre evitato qualsiasi legame stabile. Quando i due si rivedono, è subito amore. Tutto sembra andare per il verso giusto, finché Vicky non rivela a Gabriel di non sopportare i bambini, ignorando che l’uomo è egli stesso padre. Che fare a questo punto? Non sarà facile, per Gabriel, tenere nascosta la verità.
Tralasciando la complessità del tema trattato – ossia la scelta di alcune donne di non avere figli e la mancanza dell’istinto materno – che qui viene affrontato del tutto sommariamente e procedendo per stereotipi, Se permetti non parlarmi di bambini! risulta un prodotto deludente per molti altri motivi.
Se proviamo ad analizzare il lungometraggio seguendo i classici canoni della commedia, ad esempio, possiamo vedere come alcune trovate e pseudo-gag siano già viste e riviste, oltre ad essere fortemente e pericolosamente prevedibili. Basti pensare, ad esempio, alla figura di Keko – fratello del protagonista: talmente stereotipato e banalizzato da risultare prevedibile nelle sue battute ed assolutamente poco credibile. Stesso discorso vale per i personaggi degli amici del protagonista: la classica coppia che cerca in tutti i modi di “accasare” l’amico single. E, soprattutto per quanto riguarda la scrittura stessa, vi è, purtroppo, una scarsa indagine psicologica. Carenza, questa, che fa sì che ogni personaggio risulti quasi piatto, privo di spessore, fatta eccezione – forse – per la stessa Vicky.
L’happy end è, inoltre, talmente scontato e banale da far cadere – nello spettatore – qualsiasi interesse per quanto riguarda ulteriori possibili sviluppi della trama. Il risultato è un prodotto maldestro, che – pur tentando di trattare un tema non facile – risulta solo una brutta copia delle già deludenti commedie americane di grande distribuzione. Ebbene sì, il Sudamerica – così come ogni altro paese – ci riserva anche questo. Siamo certi, però, che – malgrado qualche prevedibile e naturale scivolone lungo il percorso – avrà da regalarci ancora tante e tante soddisfazioni.

Marina Pavido

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