Schegge di Ottanta: Essi vivono

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8.5 Awesome
  • voto 8.5

Un brusco risveglio

C’erano una volta gli anni Ottanta cinematografici, con la loro moltitudine di storie particolari da raccontare. Una di queste vede coinvolto nientemeno che il grande John Carpenter. Il quale, colpito dall’ingiustissimo flop al botteghino di Grosso guaio a Chinatown (1986) – in seguito ovviamente rivalutato a rango di cult-movie assoluto, poiché molto in anticipo sui tempi – medita addirittura il ritiro definitivo dai set. Una pausa fortunatamente di breve durata, perché già nel 1987 lo ritroviamo al lavoro, grazie a Larry Franco e la sua Alive Films in una produzione a basso costo ma ad alto tasso di originalità orrorifica come Il signore del male (1987), autentico gioiello horror. Bissata l’anno successivo con un altro titolo centrale nella filmografia carpenteriana: Essi vivono (They Live, 1988). Più uno shock che un semplice film, a dire il vero. Uno di quei lungometraggi capaci di offrire allo spettatore una visione nuova del mondo circostante. Restio, come di consueto, a farsi catalogare in un genere definito. Si scrisse di fanta-horror con suggestioni tipiche del western. Del resto il fantasma di Howard Hawks è sempre presente in quasi ogni opera realizzata dall’autore nativo di New York ma trapiantato a Los Angeles. Soprattutto trattasi di purissimo manifesto politico. Pervaso di un radicalismo che oggigiorno sarebbe difficile persino da immaginare, in una qualsiasi opera cinematografica. Tanto più efficace quanto realizzato con codici formali “bassi”, da genuino B movie. In perfetta sovrapposizione con un messaggio che vede ben evidenziata la rivolta alla dittatura imperante partire dal proletariato. Ma di quale dittatura si sta parlando? Arriviamo al punto. Carpenter – anche sceneggiatore sotto lo pseudonimo abituale di Frank Armitage – sceglie la strada della metafora cristallina, adattando per il grande schermo un racconto fantascientifico di Ray Nelson dal titolo “Eight O’ Clock in the Morning”. In cui si narra di un’invasione aliena già avvenuta, a causa della quale gli Stati Uniti – e il pianeta Terra in generale, s’intuisce – sono da tempo vittime di un giogo capitalistico capace di divorarne ogni possibile risorsa economica. Una sorta di ipnosi di massa compiuta grazie ad una trasfigurazione della realtà operata per mezzo di messaggi subliminali diffusi dall’etere televisivo. Con conseguente sperequazione sociale ed ulteriore impoverimento delle classi medio-basse. Cioè il resto dell’umanità. Ci sono però degli occhiali che consentono la visione del mondo per come realmente è; e nella metropoli (Los Angeles, appunto) arriva in cerca di lavoro tale John Nada (nomen omen se mai ce ne è stato uno…), cavaliere solitario sopra il naso del quale finiscono proprio un paio dei suddetti occhiali. La resistenza totale, allora, prenderà definitivamente corpo…
Essi vivono funziona alla grande perché non perde mai di vista l’obiettivo finale. L’indice è sempre puntato sul capitalismo nella sua forma più abietta, quella che prevede l’arricchimento di pochissimi a scapito della maggioranza. Realismo esasperato (vedere il proliferare delle baraccopoli nel film) e dissacrante ironia si fondono in maniera armonica e pressoché perfetta, rendendo il film un caleidoscopio non solo formale in continua mutazione, nel contrasto assoluto tra falsi colori sgargianti e bianco e nero reale. Nell’arco della canonica ora e mezza di durata Carpenter si diverte a prendere in giro lo yuppismo dilagante all’epoca – vedere per credere il beffardo, efficacissimo, epilogo – ma al contempo fa maledettamente sul serio: l’apocalisse è dietro il fatidico angolo e la morte colpisce tutti senza distinzioni di sorta, tra umani e alieni. E Carpenter, attraverso la parabola pseudo-cristologica del laicissimo protagonista, concede alla fine all’umanità un’altra possibilità, l’ennesima, di riscatto. Certo non poteva sapere che, quasi un trentennio dopo, un tizio di nome Donald J Trump sarebbe stato eletto quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti d’America anche grazie ad un uso a dir poco disinvolto dei media informativi, in particolare del web. Un film profetico come Essi vivono ci aveva avvertito, a suo tempo: i cosiddetti “alieni” hanno sempre mille e più risorse. L’importante, per contrastarli, è riuscire a vedere il loro vero volto. A patto di non voltargli mai le spalle…

Daniele De Angelis

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