Samp

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7.5 Awesome
  • VOTO 7.5

Trulli trulli chi ce l’ha se li trastulli

Samp. Con un titolo così, il rischio è che i tifosi genoani non lo vedano. Ma farebbero malissimo. Perché la nuova follia cinematografica di Antonio Rezza e Flavia Mastrella è un autentico toccasana, per chiunque voglia ridere o magari ghignare di fronte alle stranezze della vita, del cinema, dei più svariati linguaggi… e della Puglia, nella fattispecie.
Sì, perché il delirante lungometraggio risulta totalmente immerso in una cornice inconfondibile. Le prime stranianti immagini pongono già in primo piano il corpo elastico e dinoccolato di un Antonio Rezza intento a ballare, come un ossesso, la tradizionale “pizzica”. A seguire un surreale matricidio, coi trulli sullo sfondo. Da lì in poi si dipana una contorta trama malavitosa, condita di amministratori corrotti, perversi, nonché mandanti di delitti tanto efferati quanto assurdi. E infine l’eccentrica presenza di un pittoresco scozzese innamorato della vita ma ostile alle proprie origini, a spasso per le stradine assolate del sud, che ci ha fatto persino sospettare la parodia dei (peraltro molto belli) lungometraggi girati finora da Edoardo Winspeare, in primis Sangue vivo.

Contestualizzata l’azione, ciò che ne segue è comunque la peculiare rielaborazione in terra pugliese della poetica di Rezza e Mastrella, forte al cinema (quasi) quanto in teatro di un umorismo nonsense a dir poco unico, di una disarticolazione del linguaggio (o dei linguaggi) dagli esiti sempre imprevedibili, di uno spirito sovversivo e anarcoide che contamina qualsiasi aspetto della narrazione e della messa in scena. Dalle inquadrature sempre più sghembe a quei dialoghi irresistibili da teatro dell’assurdo, dai camera car più improbabili della storia alle laocoontiche prossemiche degli interpreti, dal doppiaggio agli effetti sonori.
Un po’ come nel capostipite Delitto sul Po, il binomio Rezza e Mastrella (con lei impegnata anche, prima dell’epilogo, in un’iconica apparizione dai connotati ultra-pop, quale musa di una fantomatica etichetta indipendente) prende di mira i generi di riferimento, li fa deflagrare, ne cita e contraddice le convenzioni con graffiante ironia. Ancor più che in passato la foga iconoclasta dell’Antonio Rezza mattatore travalica ogni barriera, coinvolgendo nel così catartico gioco al massacro i vari “comprimari”. Tutti molto bravi. Tra loro diversa gente legata al palcoscenico, agli studi teatrali, per esempio i membri di quell’eccentrico “direttivo” cittadino, presso il quale abbiamo riconosciuto non a caso l’attore Luca Ruocco e Antonella Ottai, un tempo docente di Metodologia e critica dello spettacolo all’Università La Sapienza di Roma. Giusto un cameo, per loro, ma senz’altro evocativo. Da parte nostra tanta felicità, quindi, per aver recuperato Samp (che aveva fatto già capolino alla Mostra del Cinema di Venezia 2020) grazie al Premio Corso Salani, uno degli appuntamenti più sentiti anche durante questo 32° Trieste Film Festival in streaming.

Stefano Coccia

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