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Rookie

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VOTO: 7

Volley, e volley sempre, e fortissimamente volley

Almeno un buon film sportivo fa capolino ogni anno, al Far East Film Festival. E questa ventiseiesima edizione del FEFF non ha fatto certo eccezione: il pubblico di Udine ha mostrato notevole partecipazione emotiva nel relazionarsi alle peripezie scolastiche di Ace e Jana, nemiche/amiche (ma anche qualcosa di più, come verrà fuori durante il film) all’interno di una squadra di pallavolo delle Filippine, paese dove tale disciplina risulta decisamente amata e seguita, specie a livello giovanile. Sebbene poi la stessa Samantha Lee, regista del lungometraggio alta e atletica quanto una delle protagoniste, abbia confessato in sala di condividere proprio con quest’ultima una passione ancora più forte, quella per la pallacanestro. E difatti all’inizio di Rookie una Ace già spaesata per il cambio di scuola vorrebbe proseguire almeno col basket, nell’istituto scolastico cattolico dove ha da poco ripreso gli studi, dopo il forzato trasferimento in quella nuova realtà. Ma lì le suore permettono che si giochi soltanto a pallavolo. La ragazza dovrà quindi adeguarsi…

Spigliato coming of age in salsa LGBT (area tematica esplorata sin dal lungometraggio d’esordio Maybe Tomorrow, da parte della giovane cineasta filippina che di recente si è pure cimentata, realizzando Sleep with me, con un’apprezzata miniserie televisiva), Rookie non sperimenta più di tanto né sul fronte cinema & sport né sulla cornice lesbo del racconto, ma esprime ogni elemento della narrazione con grazia, fluidità, ritmo.
Gli allenamenti e le partite sono oggetto di riprese che hanno sempre il giusto dinamismo. Una certa verve accompagna anche le piccole scaramucce sentimentali, le rivalità sul campo e fuori, il rapporto con la scuola delle ragazze. Fino a ottenere, nella sfida finale del torneo tra le protagoniste Angels e le avversarie di sempre Saints (del resto, essendo gestite da religiosi molte delle scuole coinvolte nella competizione, è già tanto che non sia spuntata fuori anche una squadra di “Martiri” o di “Beate Vergini”), la desiderata escalation drammaturgica che, per quanto l’epilogo possa apparire un po’ affrettato, riesce a essere liberatoria e catartica anche per il pubblico.
Nel mentre Samantha Lee, pur non proiettandosi mai oltre i confini di un’opera che vuole assicurare un intrattenimento non frivolo e conservare l’opportuna leggerezza, ha pure il merito di puntare il dito tramite le molestie alle ragazze da parte di un lascivo fisioterapista, l’ambiguo coach in seconda della squadra, verso i troppi abusi di natura sessuale permessi dal clero cattolico nei propri istituti scolastici o in altri contesti simili. Spunto di critica sociale assai pertinente e coraggioso, questo, per un film come Rookie che appassiona poco alla volta lo spettatore, lasciandogli anche qualcosa su cui riflettere.

Stefano Coccia

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