Ricordi?

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7.0 Awesome
  • voto 7

Il Tempo perduto

L’analisi del rapporto sentimentale continua ad essere il tratto peculiare del cinema di Valerio Mieli. A nove anni di distanza dall’esemplare, per essenzialità narrativa, Dieci inverni, eccolo tornare sull’argomento con Ricordi?, frammentaria ricostruzione sull’ingannevole filo della memoria di uno di quegli amori totalizzanti capaci di caratterizzare un’intera esistenza. In modo, ovviamente, reciproco.
Come suggerisce il titolo stesso, con annesso, fondamentale, punto interrogativo, il secondo lungometraggio di Mieli – presentato con buon riscontro alla 75° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nell’ambito delle Giornate degli Autori – interroga se stesso e lo spettatore in una pressoché disperata ricerca di senso. Le varie fasi temporali si accavallano senza sosta, proponendo immagini che frantumano un tempo presente difficilissimo da identificare. Forse perché – e da un punto di vista “filosofico” Ricordi? sembrerebbe avallare tale teoria – il presente stesso risulta fuggente per definizione, già archiviato un semplice istante dopo essere stato vissuto. Se poi, oltre a ciò, si aggiunge il fatto che la memoria può essere falsata dagli umori del momento e risultare perciò estremamente fallace arricchendosi o depauperandosi di volta in volta di particolari magari molto significativi, ecco che alla Settima Arte toccherebbe in sorte l’arduo compito di assemblare tale puzzle, facendo sì che la classica ricerca del tempo perduto possa se non altro far acquisire una preziosa esperienza in prospettiva futura. Ma spesso trattasi solamente di un impervio gioco dell’oca che riporta tutto e tutti al punto di partenza. A ripensare alla fatidica domanda su chi siamo veramente rispecchiandoci nel confronto con l’altro/a, il partner del nostro immaginario forse reale, forse solo ideale.
Proprio per tutti questi motivi Ricordi? è un film ambizioso, tremendamente insolito nel panorama tricolore. Chi rammenta – visto che siamo in tema – il bellissimo film di Gianluca Maria Tavarelli Un amore (1999), diciotto splendidi piani sequenza ad illustrare una storia d’amore lunga, per l’appunto, diciotto lunghi anni, con Ricordi? avrà modo di ammirare il suo ideale controtipo cinematografico. Un lavoro cioè caratterizzato da un montaggio insistito a spasso nel tempo abbinato ad una perfezione d’immagine assai rara da riscontrare nel nostro cinema. Potrà dunque sembrare un po’ paradossale, a questo punto, dover rimarcare il fatto che proprio il principale pregio dell’opera in questione, una perfezione formale pressoché inappuntabile, corra il rischio di trasformarsi nella sua maggiore zavorra. Accade perché l’impalcatura artistica, al pari di un metaforico Erisittone (Divina Commedia, Purgatorio, canto XXIII), finisce con il divorare se stesso nelle sembianze di un’emozione che rimane ombra aleggiante, facendo scattare molto di rado l’empatia spettatoriale, nelle profondità misteriose di Ricordi?. Inficia in parte un giudizio comunque positivo l’esplicita tendenza ad inseguire modelli alti di Cinema, tipo l’inesauribile flusso di coscienza per immagini alla Terrence Malick, per l’occasione apertamente evocato da Mieli. Al quale si vorrebbe far notare, pur con tutta la gratitudine possibile nei confronti di un prodotto che abbatte con coraggio molti degli schemi vetusti di un nostro cinema da tempo privo di speranza, che l’abuso di inquadrature con corpi esanimi sdraiati in terra poteva permetterselo Michelangelo Antonioni qualche decennio orsono, non ancora un regista tuttora anagraficamente giovane al suo secondo lungometraggio. Buon per Ricordì?, comunque, che i due protagonisti, Luca Marinelli e la rivelazione Linda Caridi, si dimostrano convinti e convincenti nelle rispettive performance attoriali. Portando così in porto, senza ulteriore colpo ferire, un’opera imperfetta seppur meritevole di essere vista ed eventualmente dibattuta. E che magari “rischierà” di destare in chi la guarda memorie troppo a lungo sopite per esigenza di sopravvivenza di fronte alla sofferenza subita nella sfera sentimentale.

Daniele De Angelis

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