(Re)Visioni Clandestine #54: I prosseneti

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Il velleitario fascino della borghesia rondiana

«Io non sarò mai tua, sarò solo di Sandro Bolchi»
(Silvia Dioniso a Luciano Salce)

Regista, sceneggiatore, drammaturgo, poeta e musicologo, nonché fratello minore del temibile decano della critica italiana Gian Luigi Rondi (1921-2016). Eppure il poliedrico Brunello Rondi (1924-1989) nelle vesti di regista non è mai riuscito a sfornare una pellicola valida e compatta, poiché i suoi film, carichi di riflessioni intellettualistiche ma velleitari nella resa, rientrano nel novero degli “stracult”. Deriso sistematicamente dai recensori del suo tempo, la nuova ondata di critici, vagliando le sue regie con l’occhio distaccato di oggi e valutando il periodo storico in cui sono state partorite, ha cercato una rivalutazione, come attesta il saggio monografico “Il lungo respiro di Brunello Rondi” (2010) a cura di Stefania Parigi e Alberto Pezzotta. La rivalutazione parte dal presupposto che Rondi è stato uno dei più stretti collaboratori di Federico Fellini, e tanto per fare un paio di sonanti esempi, collaborò alla sceneggiatura de La dolce vita (1960) e di (1963); senza dimenticare la partecipazione al dittico francescano di Roberto Rossellini, ovvero Francesco giullare di Dio (1950) e di Europa ’51 (1952), in cui vi collaborò anche Fellini. Ad ogni modo il lavoro con il regista riminese, secondo memorie di altri collaboratori, come ad esempio Moraldo Rossi (ex amico e assistente di Fellini), non fu così fondamentale, poiché molte idee di Rondi venivano cestinate. Scorrendo la filmografia registica di Rondi, composta da 12 pellicole e mezzo (il suo esordio avvenne con la regia a metà, assieme a Paolo Heusch, di Una vita violenta nel 1962), certamente I prosseneti (1976) è la pellicola che meglio evidenzia il suo approccio stilistico/tematico e finanche la sua pervicacia nel voler continuare a dirigere film a dispetto dei maltrattamenti critici.

Le intenzioni di Brunello Rondi sono state sempre quelle di fare del cinema di qualità, di spessore culturale. Un intellettualismo, il suo, che si scontrava contro i risicati budget e, soprattutto, per la sua mancanza di misura nell’immettere nella trama dialoghi non pomposi. A questi deficit va aggiunto anche la mancanza di un vero tocco registico, per nulla raffinato. Regista di storie prevalentemente femminili, i suoi pamphlet filmici si risolvevano sempre, fruttandogli buoni incassi al botteghino, in semplici pellicole erotiche (le attrici si spogliavano alacremente). Non a caso Rondi ha ottenuto i maggiori successi quando ha trattato argomenti sfacciatamente erotici, aiutato anche da titoli ammiccanti: il dramma Valeria dentro e fuori (1972), oppure il decamerotico Racconti proibiti… di niente vestiti (1972). Sceneggiato in solitaria, I prosseneti vorrebbe essere un’acuminata disamina sulla decadente borghesia, esternamente fascinosa e rispettabile, mentre internamente è completamente corrotta e sadica, perché con i soldi compra i corpi delle giovani ragazze per appagare i sollazzi pornografici degli amici altolocati (che rappresenterebbero alcune figure fondamentali della società italiana). Sotto questo aspetto sembrerebbe una variazione di Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini, ovvero i corpi delle donne come semplice carne, ma ci sono maggior echi di Luis Buñel e del suo Il fascino discreto della borghesia (Le charme discret de la bourgeoisie, 1972), ma la differenza è abissale, proprio perché il regista spagnolo pigia sul grottesco e lo humour nero, mentre Rondi, con qualche tocco felliniano (il party finale), rimane fermamente serio, e non a caso l’unico segmento riuscito (da intendere come digeribile) è quello avente come protagonista Luciano Salce, che interpreta un regista teatrale impegnato con il vizietto dei giochi di ruolo erotici. In questo guazzabuglio (pseudo) intellettuale, supportato da seriose musiche di Louis Bacalov, si sprecano dialoghi velleitari che vorrebbero essere elevati e puntuti, e gli attori, che devono recitare dette pindariche battute, credono di attuare in un’opera di gran classe, mentre stanno semplicemente partecipando all’ennesima toppa filmica di Rondi. Di pregio, probabilmente, rimane il fatto che ogni ragazza che appare nel film si denuda e mostra il seno (finanche Juliette Mayniel, madre di Alessandro Gassman), e quella che vince è l’eterea Silvia Dioniso. Con il passare del tempo, però, I prosseneti è passato alla “storia” per l’evidente sbaglio di taglio al montaggio nella scena del party in piscina, in cui per una frazione di secondo si vede il ciakkista uscire di scena.

Roberto Baldassarre

3 commenti

  1. Abbiamo ricevuto una replica del sig. Umberto Rondi, figlio del regista e sceneggiatore Brunello, che pubblichiamo integralmente. Nella speranza possa alimentare un dibattito costruttivo sulla figura paterna. Invitiamo comunque il sig. Rondi a leggere anche altri contenuti pubblicati sulla nostra rivista, in modo da farsi un’idea maggiormente precisa sulla nostra filosofia editoriale, sempre improntata alla massima professionalità da parte di ogni redattrice e redattore.

    Daniele De Angelis

    Ecco il testo dell’intervento:

    Purtroppo dove la maldicenza o l’impreparazione si accompagnano c’è è poco da commentare: unicamente per i vostri lettori solo poche righe riguardo ciò che ha inopinatamente scritto su mio padre Brunello Rondi il vostro redattore Roberto Baldassarre.

    Due cose colpiscono particolarmente per la loro assurdità. La prima è la citazione di Moraldo Rossi, peraltro vicino a Fellini come aiuto regista fino al 1957 (mio padre collaborò, e come sceneggiatore, fino al 1985) che poi lo stesso come fanno spesso i maldicenti si rimangiò. Tutti conoscono e riconoscono il valore straordinario di mio padre come coautore delle sceneggiatore di Fellini e voi citare Moraldo Rossi..? Se un soggetto ”x ”scrivesse, per restare in tema, che Tonino Guerra o Nino Rota diedero un apporto insignificante e ridicolo a Fellini o che Antonioni o Bergman sono autori infimi e volgari montati dalla critica ma che non valgono niente voi dareste credito a queste scempiaggini? Per mio padre,poi, è vero il contrario: il suo apporto a Fellini è stato largamente sottovalutato, e sono usciti proprio recentissimamente: Rondi, il più sottovalutato tra gli autori felliniani (corriereromagna.it) e ”Inspiring Fellini: literary collaborations behind the scenes del prof. Federico Pacchioni e pubblicato dalla Toronto University Press. Ecco un lungo estratto dedicato proprio all’apporto di mio padre al cinema di Fellini: Inspiring Fellini: Literary Collaborations Behind the Scenes – Federico Pacchioni – Google Libri

    Brunello Rondi sceneggiava e creava talmente bene , era così intelligente (si noti che il tal maldicente e credo invidioso Moraldo Rossi in un libro, pentito, lo definisce ‘’intelligentisismo’’) tanto che Rossellini disse pubblicamente che era ‘’un genio’’ che fu l’unico sceneggiatore che in film centrali come ‘’La Dolce Vita’’ e ‘’8 ½’’ Fellini volle vicino a sé anche sul set, sapendo che aveva anche una capacità di improvvisazione prodigiosa, ‘’Rondi era come un mago che tirava fuori dal cilindro in pochi minuti delle soluzioni a qualsiasi problema avesse Fellini per delle scene’’ ha scritto Marina Ceratto, che ne fu testimone. Mio padre ricevette due nomination all’Oscar per la migliore sceneggiatura e Fellini lo stimava talmente tanto (persino cercando,egoista e possessivo com’eram di prendere meriti che erano di mio padre, come ho documentato io stesso qui Brunello Rondi, un uomo del Rinascimento – Il Tempo e mio zio Gian Luigi Rondi qui https://archivio.quirinale.it/aspr/gianni-bisiach/AV-002-000076/gian-luigi-rondi-2 a 36’06 ) che esortò Tullio Kezich a dargli più spazio nella biografia che stava scrivendo sull’autore riminese ‘’Dai più spazio a Brunellone, fammi dire che è proprio un bravo amico, leale,ricco di idee, entusiasta…’’. (”N’demo al cinema” di Tullio Kezich).

    Quando Fellini scrisse lo script della ”Dolce Vita”, con vari autori tra cui Brunello Rondi, a un certo punto volle rifare una grande parte della sceneggiatura ed è proprio con mio padre che la riscrisse come è ampiamente documentato in vari saggi.

    Riguardo la filmografia di Brunello Rondi: molti saggi sono usciti tra cui quello curato da Pezzotta e da Stefania Parigi che Baldassarrestesso ha citato (senza neanche prendere una nota positiva: l’estensore di questo articolo sostiene che mio padre non realizzò mai film ”validi e compatti”. è un giudizio completamente privo di fondamento. Basti ‘’il demonio’’ che è oggi considerato da molti in tutto il mondo come un capolavoro e che è stato di recente tra l’altro presentato al Lincoln center di New York, a Venezia o a Locarno e che è citatissimo anche nella rete come capolavoro da scoprire o riscoprire. Ci sono esperti studiosi che hanno analizzato con estrrmo interesse il cinema di mio padre riscontrandovi segno di grande rileivo. Per esempio Fabrizio Fogliato fabrizio fogliato rondi – Cerca con Google o Roberto Curti: Rediscovering Brunello Rondi – Offscreen

    E sono film molto rispettati e ricercati anche ‘’Una vita violenta’’, codiretto con Paolo Heusch o ‘’La Voce’’ sull’infanzia e giovionezza di madre Teresa che venne presentato in vari festival. Non tutto il cinema di Brunello Rondi è dello stesso livello ma sempre ricco di stimoli come di forza anticipatrice. Basti pensare a ‘’Valeria dentro e fuori’’ che Baldassarre bolla inopiantamente come erotico e che,film di particolare e dolorosa forza drammatica uscì poco tempo primo che entrasse in vigore la legge Basaglia. Fu Fellini stesso che pubblicò cose stupende sull’apporto di mio padre al suo lavoro che disse non per niente ‘’Brunello Rondi ha il lungo respirtro’’ cioè è una specie di veggente, di genio intuitivo.

    Il vostro sito di cinema clandestino non meritava un articolo del genere perché clandestino non significa maldicente o non rigoroso: bisogna essere documentati prima di scrivere e soprattutto offendere gratuitamente e nella più allucinante ignoranza la memoria di una persona e di un autore anche se alcuni film legittimamente non sono piaciuti all’estensore e dell’articolo. Io stesso faccio il giornalista di inchiesta da molti anni e sono molto scrupoloso e attento. Senza rigore e umiltà si fanno spesso dei pastrocchi e si propagano falsità.

    Distinti saluti

    Umberto Rondi

    Figlio e rappresentate eredi Brunello Rondi

  2. Spett.le Dottor Umberto Rondi,

    Innanzitutto la ringrazio per aver letto la mia recensione riguardo la pellicola I prosseneti. Per un critico di cinema un lettore in più è sempre fonte di gradimento. E la ringrazio anche per aver interagito, esprimendo il suo punto di vista con svariate mail, con me e la rivista Cineclandestino. Detto ciò, posso comprendere il suo dissenso nei riguardi della mia recensione negativa, ma fa parte della prassi: un autore sforna un’opera, e la critica valuta l’opera. Il giudizio può essere positivo, tiepido o negativo. Vista la pellicola, nel caso specifico I prosseneti, si valutano gli intenti iniziali dell’autore e la successiva resa cinematografica, per poi fare la sintesi. I giudizi variano anche perché sono apprezzabili o criticabili singoli aspetti (recitazione, tocco registico, spessore della trama, fotografia ecc.). Questa è una spiegazione molto spiccia, che Lei conosce ma è ad uso per altri lettori che potrebbero leggere questa nostra querelle. Il mio giudizio su I prosseneti è negativo perché è un film che non mantiene, al netto del budget che ebbe a disposizione suo padre, le premesse sul tema che voleva esporre, ossia la decadenza della borghesia. Per quanto riguarda le altre argomentazioni che mi muove, le rispondo per punti.

    SECONDO LEI SONO UN IGNORANTE. Lei mi ha definito un ignorante, e sebbene la sua risposta non è lontana dal modo di rispondere di Vittorio Sgarbi, che tacita l’altro definendolo “capra”, le dico che non mi offendo, perché ritengo quella sua esternazione una critica, tra l’altro di un giornalista stimato rampollo della famigerata famiglia Rondi. Vorrei però precisare che se Lei mi definisce ignorante perché ho dato pollice verso a I prosseneti, tra l’altro dicendo che il mio sarebbe un giudizio del tutto personale (smentisco perché non sono l’unico), anche suo zio Gian Luigi Rondi fu ignorante, perché nel 1986 non accettò Velluto blu di David Lynch al Festival di Venezia di quell’anno perché scandalizzato dal nudo di Isabella Rossellini. Gian Luigi Rondi, in modo ignorante e poco professionale (proprio perché mosso da giudizi personali) privò la kermesse veneziana di un film che è ritenuto da molti un capolavoro. E anche suo padre fece un bel scivolone critico, perché in un’intervista rilasciata a Franca Faldini e Goffredo Fofi, sebbene lo psichiatra Aldo Semerari era stato già accusato di legami con la criminalità e di fede fascista, disse che era una brava persona. Semerari era stato consulente per due pellicole di suo padre. Detto ciò, quindi, posso ritenermi in buona compagnia.

    RAPPORTO FEDERICO FELLINI/BRUNELLO RONDI. Fellini, oltreché conclamato grandissimo autore cinematografico, era anche un rinomato grande bugiardo. Per tanto, quanto posso dare peso alle parole del regista di Rimini? I miei giudizi su Fellini si fermano alle recensioni delle sue pellicole, che possono essere belle o brutte (anche Fellini ha sbagliato). Lei dice che Brunello Rondi fu il più importante e duraturo collaboratore di Fellini, ma stando alla storiografia, la più feconda collaborazione fu con quella con Tullio Pinelli, che durò 40 anni (1948-1989). Riguardo il fondamentale apporto di suo padre a La dolce vita e 8 ½ , dovrebbe anche leggersi i saggi in cui si nota come dopo la cacciata di Ennio Flaiano dal gruppo felliniano, i film di Fellini risultassero meno riusciti. Metto in evidenza che Amarcord e Il Casanova di Federico Fellini, altri due capolavori del regista di Rimini, non presentano la collaborazione di suo padre, quindi il dubbio mi viene. Suo padre veniva chiamato Brunellone? Ma questo era un tipico modo di Fellini per ammansire i suoi collaboratori: Mastroianni veniva chiamato Marcellino, Donald Sutherland Donaldino, Pier Paolo Pasolini fratellino. In questo ultimo caso, Pasolini che come suo padre era un artista poliedrico, venne deriso da Fellini. Ma Fellini, dopo la morte di Pasolini, ne ha sempre parlato bene, stimandolo. Credergli dopo quanto accadde con la produzione di Accattone? Un’ultima cosa, inerente questo punto. Non discuto sul fatto che suo padre era poliedrico, ma personalmente ho un’osservazione: se da quanto dice il 50% della riuscita de La dolce vita e 8 ½ dipende da suo padre, come mai Brunello Rondi non è mai riuscito a realizzare, al netto del budget, una pellicola capolavoro come le due opere sopracitate? Per fare un esempio, I vitelloni è stato girato con un budget ridicolo, eppure è un capolavoro.

    MORALDO ROSSI. Se legge bene il mio pezzo, ho scritto che sebbene Brunello Rondi appaia in alcuni film di Fellini, tra cui due capolavori, Moraldo Rossi ha dato una versione differente rispetto a quanto Lei afferma. Ho semplicemente inserito un altro punto di vista

    RIVALUTAZIONI CINEMATOGRAFICHE. Le rivalutazioni o riscoperte, ma anche i premi, sappiamo tutti che lasciano il tempo che trovano. Non sempre, sebbene corredate da un’ottima spiegazione, sono giuste. Nel cinema ci sono state miriade di riscoperte, da Totò a Franchi e Ingrassia, passando per molto cinemabis italiano. Per non parlare di rivalutazioni politiche, tipo Stefania Craxi che rivaluta in ogni dove il padre Bettino Craxi. Quanto può essere oggettiva una biografia di una figlia verso il proprio genitore? Restando in ambito cinematografico, vorrei farle qualche esempio. I film Giovannona Coscialunga disonorata con onore e Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda sono stati analizzati, con punte positive, dai “Cahiers du cinéma” (senza dimenticare l’endorsement di Walter Veltroni a fine anni Novanta). W la foca fu proposto, con grandi onori al Festival di Venezia. Quentin Tarantino, dalla seconda metà degli anni Novanta, decanta il cinemabis italiano. Lucio Fulci e Joe D’Amato, vengono annualmente omaggiati. I prosseneti non viene nemmeno recensito nel dizionario “Il Morandini”, e Morando Morandini è più competente di me. Ne il “Dizionario dei film Stracult” di Marco Giusti, molti film di suo padre sono presenti perché vanno oltre le soglie del cult, e non per motivazioni positive.” Ne “Il Mereghetti”, I prosseneti ha ricevuto nell’ultime edizioni 2 stellette, per tanto una sufficienza. Nelle edizioni passate aveva avuto sempre 1 stelletta.

    Per non essere prolisso, confermo che anche dopo le sue puntigliose spiegazioni, il mio giudizio su I prosseneti resta negativo, proprio perché la ritengo una pellicola mediocre, che non riuscita. Però, se vuole posso scrivere un saggio in cui parlo, oggettivamente, delle riscoperte cinematografiche operate della nuova critica erudita, che ha tolto dall’oblio pellicole che vennero massacrate a loro tempo, e metterò I prosseneti (o altre pellicole di Rondi riscoperte) assieme alle riscoperte di Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nera e tutta calda, a Giovannona Coscialunga disonorata con onore, a W la foca, a La banda del trucido e via discorrendo.

    La ringrazio per la sua attenzione, distinti saluti,
    l’ignorante Roberto Baldassarre

  3. Ecco mia risposta definitiva

    Papa Francesco ha chiarito una volta per tutte che con il demonio non ci può essere dialogo. Ora, siccome lei Baldassarre ha inchiodato questi suoi interventi alla maldicenza pura ( non parlo dei Prosseneti) è siccome la maldicenza e la calunnia e la menzogna sono notoriamente demoniache per noi credenti io le do solo un siggerimento: torni indietro da questa orribile e vile strada in cui si è lasciato intrappolare appunto da chi è pet antonomasia il ” padre della menzogna”.
    Con sinceri auguri
    Umberto Rondi

    PS
    Solo una cosa: mio padre notoriamente e pubblicamente di sinistra e che fu aggredito da un gruppo di neofascisti per aver difeso un film di Csrlo Lizzani ebbe con Semerari solo un rapporto di consulenza e rimase esterrefatto quando seppe dei fatti.

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