(Re)Visioni Clandestine #33: Porcherie sulla spiaggia

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Non dire Sacco se non c’è il pacco

«Scopare!»
(Maccio Capatonda, in Italiano Medio)

L’Arduino Sacco Editore, fondata nel 2004, è una piccola casa editrice indipendente che pubblica manoscritti senza alcuna sovvenzione governativa. Una coraggiosa impresa, vista l’impasse culturale e la predominanza delle grosse catene, merito del fondatore Arduino Sacco, distinto signore nato ad Ancona il 6 maggio 1950. Sfortunatamente per lui, in alcune interviste, sporadicamente alcune domande rivangano il suo lontano trascorso, che lui cerca di schivare perché era un’altra vita, ormai distante e dimenticabile. Il passato a cui si fa riferimento è la sua ex carriera di regista cinematografico. Sacco realizzò, tra la fine degli anni Settanta e la metà degli anni Novanta, una buona quantità di pellicole, e la maggioranza erano di carattere prettamente pornografico. Durante gli anni Ottanta, decade della Golden Age del porno nostrano, firmò un’enorme quantità di film, alcuni dei quali sono divenuti dei veri cult. Dimenticabili a livello qualitativo, ma indimenticabili per quello che riuscivano a offrire per quantità di porcaggine.

Arduino Sacco, dietro gli pseudonimi di Dudy Steel e Hard Sac, mise la firma su alcune pellicole che sono reperti storici nell’ambito del porno italiano, a cui hanno partecipato con grande sfoggio le dive del momento. Ha realizzato Marina e la sua bestia (1985), nella quale la diva Marina Lotar si dedicava a una fellatio al cavallo Principe (totalmente finta, essendo una protesi). Ha firmato Non stop sempre buio in sala (1985), esordio – squallido – nell’hard-core dell’attrice Paola Senatore. Ha realizzato, anche se Riccardo Schicchi preferì apporvi il nome di Ilona Staller alla regia, Diva Futura L’avventura dell’amore (1989), in cui erano presenti le puledre della factory Diva futura. I film di Arduino Sacco, e degli altri registi, erano prodotti girati in gran velocità (massimo una settimana) e in economia, realizzati solo per accontentare gli appetiti degli spettatori scopofili, che andavano nei cinema a luci rosse per godere… della visione. Tra le tante pellicole pornografiche che diresse Sacco, benché ormai dimenticata e a sua tempo già poco nota, ecco Porcherie sulla spiaggia. Già il titolo chiarifica quello che ci attende, anche se contiene un secondo significato. La pellicola racconta di un gruppo di ecologisti che decide di ripulire una spiaggia, e tra una scopata di pulizia e l’altra, s’inseriscono anche altre scopate. Porcherie sulla spiaggia uscì nella seconda metà degli anni Novanta, ma non era un prodotto nuovo di pacca, perché era una “lucrosa” riedizione, con qualche scena aggiunta, di Umido (1989) dello stesso Sacco. Benché pellicola facilmente dimenticabile, con azioni sessuali viste e riviste, suscita alcuni spunti. Porcherie sulla spiaggia (aka Umido), è uno degli esempi perfetti di come l’hard nostrano, invece di incamminarsi verso un tentativo di maturazione delle storie, si limitava a creare situazioni piccanti (in questo caso sesso in spiaggia) con le attrici del momento. In questo caso, la protagonista è la fiammante Eva Orlowsky, puledrina dell’agenzia Diva futura, elevata a protagonista in questo filmino. Benché il nome faccia pensare a una “contessa” mitteleuropea, è solamente lo pseudonimo di Luisa Cavinato Pistarino, nata a Genova nel 1962. Di professione infermiera, durante un viaggio a Roma venne scoperta e ingaggiata da Schicchi. Anche se ebbe qualche estimatore, non ha avuto una fulgida carriera, essendo stata una pornostar di seconda fascia, dato che non aveva lo charme sessuale di Cicciolina o Moana Pozzi. Le cronache recenti, riferiscono che è di nuovo infermiera. Le altre stelline, che fiancheggiano nelle evoluzioni hard la Orlowsky, sono sempre targate Diva futura, e sono La nuova Ramba e Vampirella. Due tentativi fallimentari di Riccardo Schicchi per lanciare sul mercato nuove proposte porno, benché i nomi fossero accattivanti. Porcherie sulla spiaggia, nella sua pochezza, diviene oggi una piccola memoria di quel cinema che fu, che emana odore di pellicola mal utilizzata, doppiaggi bizzarri, ricordi di misere sale a luci rosse e protagonisti tornati a svolgere attività normali.

Roberto Baldassarre

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