(Re)Visioni Clandestine #29: By the Sea

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Brangelina’s Story

Angelina Jolie e Brad Pitt vivono come prigionieri.
Non possono andare da nessuna parte.
Se escono per una passeggiata
rischia di diventare un incidente internazionale
(Dichiarazione di Matt Damon)

Ormai una regia cinematografica non la si nega a nessuno. Non importa se si hanno delle vere competenze artistiche e/o tecniche, l’importante è avere nel proprio curriculum sufficienti successi al botteghino che possano dare una garanzia a quei produttori che decidono d’investire sul “cavallo di razza”. Di attori passati dietro la macchina da presa ce ne sono stati un’infinità, ma a conti fatti pochissimi di loro hanno saputo maneggiare il mezzo con perizia, senza eccedere nel vezzo autoreferenziale. Su tale questione, un focus particolare meriterebbero le attrici che decidono di vestire i panni di regista, un passaggio fatto per raccontare con il tocco giusto temi femminili costantemente realizzati da uomini che, per quanto possano essere illuminati, non raggiungono tutte le sfumature del mondo femminile. Tra le attrici divenute registe, c’è anche Angelina Jolie, che fresca dello stratosferico esito del kolossal Disney Maleficent, e abbondantemente sotto i riflettori per la storia d’amore – tipicamente hollywoodiana – con il Sex Symbol Brad Pitt, ha girato il suo film (a sua immagine e somiglianza).

By the Sea, scritto in solitaria dalla stessa Jolie, è una di quelle opere facilmente etichettabili come auto-referenziali. Dietro l’ineccepibile confezione elegante, e la lodevole scelta di realizzare un piccolo film all’europea (una manciata di attori e poche locations), si cela una storia fintamente intima e riflessiva. Tutto resta in superficie, e gli intensi ragionamenti che l’attrice/autrice vorrebbe snocciolare sono semplicemente velleitari. By the Sea, che vuole trattare l’incomunicabilità che può crearsi in una coppia invidiabile (bella e ricca), è semplicemente un aggiornamento (con scadenti concessioni alla libido sessuale) di Viaggio in Italia (1954) di Roberto Rossellini. Se in quella lontana pellicola le difficoltà della coppia erano trattate con più umiltà, oltre a una perfetta adesione dei due divi ai comuni personaggi, in By the Sea, per quanto ci si possa sforzare, possiamo vedere soltanto le star Angelina Jolie e Brad Pitt, e non i comuni personaggi descritti. La situazione di crisi è terribilmente posticcia, con Pitt che interpreta uno scrittore ormai in declino e dedito all’alcool, però sempre impeccabile nel vestire. Oppure la Jolie, che interpreta il suo personaggio tragico dilaniato dal male di vivere, che calca la recitazione con espressioni artefatte e sempre sopra le righe. Stentatamente si riesce a rimanere seri quando, con il viso divenuto una maschera per il make-up sciolto, piangente dice che questo stato d’animo rappresenta al meglio la sua disposizione attuale. By the Sea, quindi, andrebbe visto come un’anticipazione – o un istant-movie – di quello che sarebbe accaduto successivamente alla coppia glamour brangelina. Lo sfascio della coppia, e soprattutto lo stato d’animo lacerato della Jolie, benché super artefatti, sembrano quasi senza filtro. Solamente l’ambientazione – cartolinesca – nei lontani anni Sessanta svia questa sensazione. Lanciato come il grande ritorno nello stesso film della coppia hollywoodiana, dopo dieci anni dal mega successo della commedia Mr. & Mrs Smith (2005) di Doug Liman, By the Sea è stato un sonoro fiasco… meritato.

Roberto Baldassarre

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