(Re)Visioni Clandestine #28: Yuppi du

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Segni particolari: Celentanissimo

«È così com’è.
Non dimentichiamo che insieme a Mina
hanno dato una svolta alla canzone.
Adriano crede in quello che dice.
Non so se sia giusto o meno farle,
ma lui è onesto ed è fatto così.»
(Renato Pozzetto sulle prediche televisive di Adriano Celentano)

Il serial televisivo Adrian, tirando le somme, è stato un fiasco totale. Grandi firme (Milo Manara, Nicola Piovani e Vincenzo Cerami) hanno contribuito all’edificazione di questo cartoon “autoriale”, ma l’esito finale è stato solo quello di confermare l’aspetto più deleterio di Adriano Celentano: il narcisismo. Pietra miliare della musica italiana, alcune sue canzoni hanno valicato anche i confini nostrani (basterebbe citare come “Ventiquattromila baci” sia presente nella colonna sonora di Ti ricordi di Dolly Bell? di Emir Kusturica), Celentano è stato un artista dal forte impatto mediatico, che ha saputo catalizzare gli spettatori televisivi (ad esempio in Fantastico 8 “ordinava” agli spettatori di spegnere il televisore) e anche quelli cinematografici (Innamorato pazzo di Castellano e Pipolo è stato campione d’incassi nella stagione 1981-82). Purtroppo questa sua esuberanza si è manifestata frequentemente in una deteriore vanità, che si constata benissimo nelle sue regie cinematografiche, come esemplifica perfettamente il kolossal auto-compiaciuto Joan Lui – e un giorno arrivo io di lunedì (1985). Flop talmente grande, che l’anno seguente il molleggiato dovette recitare nel molto commerciale – però godibilissimo – Il burbero (1986) di Castellano e Pipolo.

Se si dovesse trovare l’inizio di questo suo atteggiamento cinematograficamente vanesio, si deve risalire a Yuppi du (1974), la sua prima regia. È pur vero che il reale esordio registico avvenne con il bizzarro Super rapina a Milano (1964), ma in quel caso era affiancato dal regista Piero Vivarelli, e la pellicola non conteneva prediche. Yuppi du, che fu presentato al 28º Festival di Cannes, è uno stravagante musical ambientato a Venezia, in cui il cantautore milanese dissemina i suoi sermoni, inserisce il suo clan (più famiglia) e propone la sua musica (composta per l’occasione). In questo caso ad Adriano Celentano, benché ami contemplarsi con la macchina da presa, bisogna dare atto che ha utilizzato il mezzo cinematografico per fare delle cose ardite, tenendo ben in conto il suo background “commerciale” come attore. Anche se non scevro da banalità e impostazioni intellettuali temerarie, Yuppi du è cinema al 100%. Dall’inizio alla fine Celentano sfrutta al massimo il montaggio, cercando di caricare le scene con più pathos possibile. Il preambolo, benché montato in modo pacchiano, rivela il suo gusto per il ralenti (presente anche in altre parti della pellicola), introducendo Felice – alter ego di se stesso – come un personaggio mitico. Il meglio di Yuppi du non sono le scene spocchiosamente hollywoodiane (la sequenza del ballo in un campiello di Venezia oppure il caos nella metropolitana milanese), ma quelle in cui Celentano accentua l’aspetto strambo, come ad esempio lo spericolato montaggio (visivo/sonoro) in cui Napoleone (Gino Santercole) e Scognamillo (Memo Dittongo) cercano di deviare l’attenzione di Adelaide (Claudia Mori) per non fargli vedere Silvia (Charlotte Rampling), l’ex moglie di Felice. Oppure, altra sequenza costruita sul montaggio, è lo struggente flashback riguardante il tragico incidente accorso a Napoleone, costretto ormai su una pseudo carrozzina. In Yuppi du non mancano, purtroppo, nemmeno i momenti in cui Celentano sviscera accuse contro il capitalismo (i soldi seppelliti o il denaro offerto a Felice), la società contemporanea (la già citata scena nella caotica e grigia Milano) e l’inquinamento (il catrame che ha ricoperto l’albero in cui erano stati incisi i nomi di Felice e Silvia, a cui fa seguito un coro – “greco” – di operai con la maschera). Altro momento clou in questo eccentrico musical è il ballo bucolico/erotico tra Felice e Silvia, in cui Charlotte Rampling finisce in topless per il selvaggio denudamento da parte di Celentano, metafora di come il protagonista vorrebbe la sua ex compagna abbigliata con inutile lusso. La fulgida attrice francese, che sempre ha accettato ruoli fuori dagli usuali canoni, è meravigliosa e sensuale, ma anche la nostrana Claudia Mori riserva almeno un momento “provocante”, in cui si possono apprezzare le sue floride cosce fasciate da eccitanti calze a rete. Yuppi du, che fu un grosso successo di pubblico (e purtroppo montò la testa al Celentano regista), per un lunghissimo periodo fu una di quelle pellicole invisibili, perché mai pubblicata in VHS ed ebbe solo quattro passaggi televisivi (su reti Mediaset). Purtroppo, e qui si ritorna all’aspetto deleterio del molleggiato, nel 2008 Celentano restaurò la pellicola, rimontandola in alcune parti e apportando un nuovo missaggio. Queste scriteriate modifiche pseudo-autoriali fatte in digitale non aggiungono nulla di nuovo, anzi, peggiorano il risultato originale, che seppure bislacco, era per lo meno rustico e “genuino”.

Roberto Baldassarre

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