Quinta Parete: “Trianon opera” (4)

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Un’opera di «grande artigianato su questo ‘scrigno’»

Trianon Opera – tra pupi, sceneggiata e Belcanto è prodotta dal teatro Trianon Viviani, in collaborazione con Scabec e Fondazione Campania dei FestivalCampania Teatro Festival, l’Opera sarà trasmessa su Rai 5 venerdì 30 aprile prossimo alle h 18 nell’ambito della programmazione operistica della settimana dedicata da Rai Cultura.

Prendere parte alla conferenza stampa di presentazione si può dire che sia stato un vero e proprio dono, non solo perché si è assaporato il valore della ripartenza e tutto il lavoro di messa in scena da parte del maestro insieme a Davide Iodice; ma anche per le riflessioni sagge, acute e particolarmente sentite del maestro Roberto De Simone sull’immaginazione e sullo stato della cultura oggi.

GIOVANNI PINTO (presidente del teatro Trianon Viviani): «Siamo stati chiusi per un anno, ma noi non ci siamo mai fermati effettivamente: ciò che era previsto da programma, in buona parte lo abbiamo realizzato. Mi riferisco a “Viviani per strada” e con Nello Mascia la Taggia napoletana – entrambi con 30 tra artisti e tecnici – e, infine, Trianon Opera. Possiamo, quindi, affermare di aver utilizzato i fondi per dare lavoro artisti, tecnici, tutti i fornitori, scenografi e costumisti, elettricisti e altri servizi funzionali alla messa in scena e, infine, abbiamo dato vita a un’iniziativa che prevedeva 7 spettacoli di giovani cantautori, programmati in streaming sulla nostra piattaforma del teatro».

Trianon Opera

Gabriello/Veronica D’Elia – Ph Chicca Ruocco

MARISA LAURITO (direttrice artistica del teatro Trianon Viviani): «Durante le riprese di quest’opera straordinaria abbiamo avvertito un affetto e un’attenzione straordinari da parte ovviamente del presidente De Luca per la stima e l’affetto dimostrato e anche naturalmente la Scabec col presidente Bottiglieri e Ruggero Cappuccio – presidente di Campania Teatro Festival – i quali hanno coprodotto con noi questo spettacolo. Mi sento di ringraziare anche tutti i tecnici perché hanno seguito con grande cura gli attori; l’affetto non è mai dovuto e lo hanno manifestato nei confronti del maestro Roberto De Simone in maniera straordinaria. Naturalmente la stima è dovuta a un personaggio così speciale che ha regalato tanta bellezza a questa città. Abbiamo riscontrato anche una grande attenzione da parte della Rai, di Claudia De Toma che ha curato la regia televisiva, i meravigliosi costumi di Giusi Giustino, le fantastiche scenografie firmati da Gennaro Vallifuoco e soprattutto la sensibilità del direttore del centro di produzione Rai, Antonio Parlati, il quale attraverso Rai5 ha deciso di dedicare una settimana all’opera del maestro De Simone».

ANTONONIO PARLATI: «È stato un grandissimo piacere sentire le parole di ringraziamento di Marisa, credo che Rai Cultura in generale – diretta da Cristina Calandrelli – abbia voluto, in questo periodo di chiusura, colmare, anche se parzialmente, attraverso il mezzo televisivo questa carenza che si è verificato nei confronti dei lavori teatrali e in questo senso, di fronte al maestro De Simone, non poteva esimerci di dedicargli un intero capitolo di programmazione».

La Laurito, che funge giustamente da padrona di casa curando la direzione artistica del teatro, ci ha ricordato come Roberto De Simone torni nel teatro di Forcella dopo averlo inaugurato nel dicembre 2002 con la riscrittura melodrammatica di “Eden Teatro” di Raffaele Viviani. «Oggi ritorna con una nuova opera che porta il nome del nostro teatro e io di questo, forse solo per questo, non finirò mai di ringraziarlo.

Trianon Opera

Gabriello, Maria Vergine e Giuseppe – Ph Chicca Ruocco

Per me Roberto De Simone è un eroe perché da quando aveva sei anni ad oggi si è dedicato completamente alla ricerca sia nel campo musicale che in quello della fonetica: andava nelle campagne, raccoglieva suoni e voci tramandati oralmente e poi li portavano nei teatri regalando bellezza e cultura. Lui sostiene che la cultura non può essere pagata, va regalata e ha ragione perché la cultura bisognerebbe regalarla esattamente come lui ha regalato a noi teatro Trianon quest’opera per la quale non ha voluto proprio niente – non lo dico in termini solo poetici, ma di fatto. Quest’opera, a mio parere, rimarrà come preziosissimo documento negli archivi della RAI perché solo lui poteva avere la capacità di poterla scrivere e portare avanti».

ROBERTO DE SIMONE: «Lo spettacolo Trianon Opera non presuppone una filologia revivalistica relativa al Natale, né una riproposizione come modello esemplare rispetto a un testo secolare, che oggi, però, è uscito definitivamente dalla tradizione. Esso, innanzitutto, intende essere una esplorazione storica e antropologica sulla religiosità napoletana sia a livello colto gesuitico, sia a livello popolare.
Il documento scritto che fa da cardine o da perno esplorativo è costituito dall’opera “Il vero Lume tra le ombre” – più nota come “La Cantata dei Pastori” – del drammaturgo gesuitico Andrea Perrucci, stampata nel 1698 e rappresentata in prima esecuzione in quello stesso anno credo nei locali della stessa Chiesa del Gesù Nuovo, o della Trinità Maggiore, che oggi ospitano il museo dedicato a San Giuseppe Moscati. Successivamente, per i pregi letterari di un’opera scritta in versi italiani e napoletani, formalizzati prosodicamente in ritmi di egloghe barocche con quinari, settenari ed endecasillabi, rime baciate o assonanze, la rappresentazione fu ripetuta, nel periodo natalizio, sia in teatri parrocchiali sia in teatri popolari, ad opera di attori amatoriali – spesso analfabeti – affiancati da attori professionisti – magari desunti dalla Commedia dell’Arte -, subendo modifiche, aggiunte, trasformazioni circensi, acrobatiche e clownistiche inserimento di spregiudicate allusioni sessuali; ripubblicata anno per anno dalle diverse compagnie per tutto il Settecento, e poi nell’Ottocento da altre edizioni napoletane, documentandone la vitalità religiosa e rituale fino alla prima metà del Novecento, per poco più di duecentocinquanta anni. La tradizione si spense circa nel 1970, quando non produsse più autentiche rappresentazioni devozionali.

Trianon Opera

Razzullo e Sarchiapone – Ph Chicca Ruocco

La mia riscrittura di brani dell’opera si vale di una trasposizione in lingua fonetica (I.P.A.) del testo perrucciano, secondo la storica pronuncia orale dell’italiano da parte degli attori di tradizione napoletana, rendendone così quasi incomprensibile il significato verbale, come si addice propriamente ad un testo sacro. A tale proposito ritengo mortificante di apporre all’immagine dei sottotitoli in italiano, così dichiarando, l’arte non è più sufficiente a comunicare se stessa. Mi auguro, pertanto, che ciò non avvenga e che accettando io, autoritaria imposizione, non possa contraddire le mie necessarie premesse; quindi fermamente dissento la mia posizione di ‘no global’ per cui mi auguro che questo non possa ripetersi per la Trianon Opera.
In aggiunta a ciò, la parte musicale fa riferimento, fra l’altro, alla virtuosistica partecipazione dei celebri sopranisti evirati che, nel Settecento, devozionalmente e senza alcun compenso, nel periodo natalizio, si esibivano nelle chiese e nei teatri parrocchiali per un vasto pubblico, sia pur differenziato culturalmente.
Alla fin fine spero di avere coniugato poeticamente, con Trianon Opera, Storia e metastoria, scrittura e oralità, religiosità ufficiale e cristianesimo popolare, ricchezza della tradizione e degradato vuoto della contemporaneità teatrale, musicale e cinematografica. Tuttavia, le musiche e le immagini televisive del presente melodramma vanno considerate esclusivamente come allegorie medievali o metafore multisignificanti».

CLAUDIA DE TOMA (regista della versione tv): «Per me sono stati un onore, un piacere ma pure una grande opportunità poter far parte di questo mondo fatato del maestro Roberto De Simone. Ho avuto l’opportunità di arrivare qui al Trianon Viviani sentendomi come se fossi accolta in famiglia, a partire da Marisa a Davide Iodice e al maestro De Simone.
Il connubio e anche il modo di raccontare del maestro De Simone della Napoli antica e di quella moderna tutto compreso in questa simbologia. Mi auguro che la trasposizione in immagini di quello che è la rappresentazione sia fedele e che siamo riusciti a rispettare il pensiero del maestro».

DAVIDE IODICE: «Alle mie spalle potete osservare un’opera del maestro Vallifuoco, che al suo interno contiene un’altra opera dipinta dal maestro Raffaele De Maio.

Trianon Opera

dalla conferenza stampa di presentazione

C’è un grande artigianato su questo scrigno ed è con spirito di artigianato che mi sono messo accanto al maestro ad aprire il suo di scrigno, il suo immaginario. Dentro questo scrigno ci sono i costumi di Giusi Giustino con una squadra di giovanissimi collaboratrici a dare corpo e a incarnate le visioni del maestro, le memorie e anche un insegnamento perché, per me, questo spettacolo è anche un atto pedagogico che il maestro ha voluto fare. A incarnare queste visioni ci sono, in ordine di locandina: Maria Vergine/Michele Imparato, Giuseppe/Pino Mauro, Belfegor/Rosario Toscano, Gabriello Arcangelo/Veronica D’Elia, Armenzio/Antonio Buonomo, Benino/Luca Lubrano, Razzullo/Oscar Di Maio e Ruscellio/Biagio Musella e Flavia D’Aiello che ha curato la costruzione e l’animazione dei pupazzi che conferiscono quel colore circense e figurativo. Attori con un’identità fortissima, che in questa opera restituiscono una sacralità nel mettere in scena. Direttore e concertatore il maestro Alessandro De Simone, il quale, con una compagine di professionisti già maturi e un ensemble composto anche da giovanissimi talenti (impossibile citarli tutti, nomino giusto i Solisti dell’orchestra La Nuova Polifonia e il coro di voci bianche Calicanto) – il fisarmonicista ha solo sedici anni.

Trianon Opera

I Solisti dell’orchestra La Nuova Polifonia e il coro di voci bianche Calicanto e – Ph Chicca Ruocco

È stata un’avventura faticosa e complessa, come sono complessi il mondo del maestro De Simone e la stessa Napoli.
Tutta l’opera è un’alternanza di frammenti scenici e arie interpretate dalla soprano straordinaria Maria Grazia Schiavo».

Trianon Opera

Maria Grazia Schiavo – Ph Chicca Ruocco

È stata mostrata una clip introdotta da Iodice: «Questo è un momento di interazione tra la musica e la scena nel viaggio che Giuseppe e Maria compiono per portare alla luce appunto il vero lume, Gesù Bambino, e vengono ostacolati dalle tenebre, da Belfegor, il quale tenta attraverso trasformazioni, apparizioni e tranelli di interrompere questo viaggio».

Trianon Opera

Belfegor/Rosario Toscano – Ph Chicca Ruocco

D: Rispetto a ciò che conosciamo de “La Cantata dei Pastori”, che abbiamo avuto la possibilità di vedere negli anni ’70 proprio nella costruzione che fece Roberto De Simone con alcuni dell’allora Compagnia di Canto Popolare, volevo domandare se anche in questa rilettura si conserva, per esempio, quell’elemento ironico e divertente che faceva da contraltare alla vicenda più sacrale di questo viaggio di Maria e di Giuseppe o se, invece, in questo caso – vedo, ad esempio, che non c’è più Sarchiapone che era uno degli elementi della comicità del tempo – ci sia una sublimazione più sacrale.
R. De Simone: «Penso che senza ironia non si possa fare cultura. L’ironia è sempre presente, anche se qui ci sono elementi della stessa costruzione scenografica che alludono a una differenza spaziale tra spazio scenico in cui avviene la rappresentazione e dimensione umana degli attori che vi partecipano. In tal senso, con lo scenografo Vallifuoco decidemmo di limitare lo spazio della rappresentazione teatrale, come si vede inquadrata da questo splendido dipinto settecentesco, aa una dimensione dei pupi e non delle persone umane di modo che le persone sacre come Maria, Giuseppe, Belfegor, Gabriello risultano in un certo senso ristrette in uno spazio che, invece, era destinato all’azione dei pupi. Questo può essere uno degli elementi che può risultare sia significativo nei confronti della spazialità teatrale come intensa oggi e dello stesso audio al quale io non non ho mai consentito che venisse alterato dall’uso dei microfoni. Gli attori recitano nello spazio teatrale senza l’artificio del microfono ma portando la loro voce a un livello più alto del normale come appunto accadeva nel teatro di Pulcinella, della sceneggiata, nel teatro dell’opera dei pupi e in quello del melodramma. Questi elementi, anche di pittura – ci sono riferimenti al personaggio di Benedetto Croce inserendolo fra un pubblico di ragazzini fotografati intorno agli anni ’20 i quali sono ragazzi raccolti per strada e da me acquistati relativamente derivanti da un catalogo della prefettura perché tali ragazzi erano poi inviati sulla nave scuola Caracciolo. Questi elementi, anche a volontà delle persone che vogliono leggere, sono in un certo senso differenziati, ma anche a volte messi in senso ironico: c’è un allusione a Eduardo De Filippo che nel teatro San Carlino in via Puglia recitò nel film Sciuscià e lui interpretava appunto un manovratore di pupi. Il personaggio di Sarchiapone è stato escluso da me perché documenti scritti si limitano a indicarlo; lo stesso autore Andrea Perrucci, riferendosi a una scena del II atto afferma: “Entra Razzullo col saltimbanco”.

Trianon Opera

Razzullo/Oscar Di Maio – Ph Chicca Ruocco

Quest’ultimo indicava un attore di tradizione circense perciò clownistica, destinato a recitare estemporaneamente con la maschera di Razzullo; poiché questa figura è presupposta come elemento comico e in un certo senso anche abusata in alcune rappresentazioni della cantata, portando il significato rituale virando verso un colore comico da varietà, troppo eccessivo nei riguardi del tema principale che è la devozionalità dello spettacolo e in questo Sarchiapone era presente. Nella nostra opera è limitata a una figura inventata costumisticamente in relazione a un saltimbanco metastorico, cioè con abiti che si riferiscono al ’700 o all’800 senza una definizione precisa».

D: Maestro De Simone, oggi, per lei, il diavolo da chi è rappresentato?
R. De Simone: «Ritengo sia rappresentato da una presunta cultura come può essere interpretata la figura di Belfegor nella cantata con presupposti di verità e di indagine sui sogni, ma in realtà deciso ad ammazzare i sogni e, in questo senso, il diavolo è quello che noi stiamo vivendo cioè la morte dell’immaginario. Non so quali tremende conseguenze avvertiremo fra una trentina d’anni quando l‘immaginario italiano di un pubblico abituato a rassicurarsi su tutto, abituato alle indagini sul computer e ai telefonini meccanici uccidono l’immaginario, che, una volta, invece, era proprio alimentato dal teatro.

Trianon Opera

Belfegor da satiro/Rosario Toscano e Gabriello Arcangelo da sibilla/Veronica D’Elia – Ph Chicca Ruocco

Il teatro non è un qualcosa che accade così a caso, è un qualcosa che richiede artificio e professionalità altissima del vile, non è il naturalismo. Oggi siamo totalmente invasi da un finto naturalismo dove gli attori recitano con il microfono in bocca addosso, non più declamando. Il teatro è declamato come lo erano la tragedia greca, l’opera, la sceneggiata o ancora il teatro di Pulcinella. Attualmente si è diffuso questo neorealismo teatrale che sta distruggendo del tutto l’immaginario dei sogni. Io vorrei presupporre che la cultura potesse, a livello di scuole medie, invece di comporre tanti pezzi inutili, di raccontare per iscritto i loro sogni oppure di insegnare ai ragazzi i vecchi i giochi che stimolavano l’immaginario, a riguardare il teatro delle marionette e dei pupi che erano alimento dei sogni o ancora a rivedere il vecchio teatro shakespeariano che, a livello di scenografie, dava allo spettatore la possibilità di immaginare. Oggi, in cui è comune l’uso di scenografie costruite cinematograficamente, questi elementi non si giovano più nella pittura scenografica, che rappresentava un artificio dello spazio. Nella nostra contemporaneità per artificio non s’intende più niente, è tutto reale, è lì fagocitato dall’intenzione diabolica di una cultura che sta uccidendo culturalmente il mondo dei sogni, la creatività, l’arte e l’immaginario».

Trianon Opera

Ruscellio/Biagio Musella – Ph Chicca Ruocco

ROSANNA ROMANO (Direttore Generale per le Politiche Culturali e il Turismo della Regione Campania): «Volevamo testimoniare come Regione Campania la nostra presenza a questo momento di percorso intermedio della programmazione artistica del teatro Trianon da parte del presidente De Luca – fondamentalmente è per noi la sintesi di quello che è il significato della nostra programmazione culturale. Questo progetto, di cui ho seguito l’evoluzione grazie al racconto di Marisa Laurito durante il consiglio di amministrazione per esporre quale sarebbe stato il programma culturale 2021. Noi ci siamo immediatamente appassionati a questa proposta: un nome venuto subito alla luce nel corso dei nostri confronti è stato proprio il nostro De Simone perché per noi veramente rappresenta la sintesi della potenza creativa e culturale della nostra regione, della tradizione e della storia che è riuscito a incarnare e noi per questo ringrazieremo sempre il maestro De Simone per ciò che rappresenta».

Dopo la messa in onda su Rai5 del 30 aprile, Trianon Opera è disponibile sulla piattaforma di RaiPlay per tutti. L’intenzione è che possa essere messo in scena nel dicembre 2021 – avrebbe dovuto essere rappresentato lo scorso Natale col titolo “Ninna Nanna a Gesù Bambino”, il maestro De Simone, lo ha lievemente modificato per problemi di covid.

Maria Lucia Tangorra

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