Posh

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

La meglio gioventù tutta british

Il film si apre nel lontano 1776, con la nascita del Riot Club del titolo originale. Ad anni, o meglio, a secoli di distanza, tornando ai giorni nostri, vediamo che, ad Oxford le cose non sembrano troppo essere cambiate: un gruppo di dieci studenti continua ancora a portare con orgoglio quelli che sono gli ideali del Riot Club: vizio, arroganza, cinismo, spasso senza ritegno né censura. Ma nel corso della cena di iniziazione, complici alcolici e droghe, gli animi di questi dieci ragazzi si scaldano eccessivamente fino ad arrivare a un finale allucinante che potrebbe rovinare la loro reputazione.
The Riot Club (con titolo italiano Posh che sarebbe un termine prettamente british per indicare tutto ciò che è elegante e snob allo stesso tempo) è prima di tutto un’opera teatrale. La sceneggiatrice nonché autrice dell’opera, Laura Wade, ha iniziato a lavorare sullo spettacolo nel 2007, dando il via ad un vero e proprio progetto di ricerca sui ragazzi dell’upper class inglese che frequentano Oxford e Cambridge. Il suo intento non era tanto quello di realizzare una sorta di documentario attendibile sulla vita di questi adolescenti bensì di trasformare uno spettacolo in un pretesto per mostrare una sfaccettatura particolare della natura umana. E, tra l’altro, prendendo in esame una sfumatura, sconosciuta ai più, che avrebbe potuto attrarre il grande pubblico per poi irretirlo con veemenza.
Lo spettacolo è stato messo in scena per la prima volta nel 2010 al Royal Court Theatre e nel 2012 si è spostato al West End Theatre di Londra. A teatro, la storia si concentra unicamente sulla cena di iniziazione: qualcosa che sicuramente su un palcoscenico risulta essere sopportabile ma che al cinema sarebbe parsa, forse, eccessivamente statica a detta della produzione (che, probabilmente, non ha visto Carnage di Polanski). La Wade si è occupata anche della sceneggiatura del film, apportando alcune modifiche. Posh, in effetti, sarebbe facilmente suddivisibile in tre parti: dopo un brevissimo prologo, vi è un primo atto nel quale lo spettatore fa il suo ingresso nella realtà oxfordiana accompagnato da due novizi di tutto rispetto e completamente diversi tra loro (Miles/Max Irons e Alistair/Sam Claflin) e, proprio attraverso loro, viene a conoscenza delle dinamiche dell’esclusivo Riot Club; un secondo atto che è occupato interamente dalle scene della cena; e un terzo atto che rappresenta una sorta di glaciale post-sbronza/ritorno alla brutale realtà.
A dirigere il tutto è Lone Scherfig, scelta apposta perché donna e soprattutto non inglese bensì danese. Come era successo per An Education, il talento di Lone sta proprio nel raccontare queste particolari sfaccettature della natura umana con un carattere prettamente clinico. La regista non fa mai trapelare il suo punto di vista, raccontando la storia in maniera del tutto naturalista ma mai superficiale. Suo il tentativo di provare a inscenare una crescita nei personaggi interpretati da Max Irons e Sam Claflin; prova, in realtà, mediamente riuscita visto che si potrebbe tranquillamente soprassedere su tutta la prima parte del film per passare a quella nettamente più accattivante: la cena. Chiaramente, Posh vuole richiamare nelle sale le orde di ragazze che hanno seguito con passione le carriere dei giovani protagonisti: Max Irons (The Host), Douglas Booth (Romeo e Giulietta di Carlo Carlei) e Sam “Finnick” Claflin (Hunger Games – La ragazza di fuoco, Biancaneve e il cacciatore). Tant’è che il film è stato privato di tutte le scene eccessivamente violente e ben più esplicite (presentate invece a Toronto) proprio per rientrare nella categoria “film per tutti”.
Di fatto, la regista sfrutta bene il talento dei suoi protagonisti salvandosi in corner proprio grazie ai dialoghi e all’inquietante, allucinata sequenza della cena (che se fosse sfociata nella “violenza pop” all’Arancia meccanica probabilmente sarebbe stata qualcosa di memorabile).
Il finale lascia interdetti e anche un po’ a bocca asciutta; eppure è apprezzabile il fatto che si sia portato sullo schermo un film destinato a teen ager con una tematica sociale e morale molto importante che, però, richiede allo spettatore lo sforzo di inquietarsi e riflettere.

Francesca Casella

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