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Più buio di mezzanotte

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VOTO: 7.5

Me stesso

La vittoria del premio per la migliore opera prima e seconda alla sesta edizione del Bif&St ci offre l’opportunità di recuperare l’intenso e coraggioso esordio dietro la macchina da presa di Sebastiano Riso, Più buio di mezzanotte. Distribuita la scorsa stagione da Istituto Luce in concomitanza con la partecipazione alla Semaine de la critique di Cannes 2014, la pellicola del regista siculo racconta la storia di di Davide, un adolescente come gli altri, ma con qualcosa nel suo aspetto che lo fa somigliare ad una ragazza. A quattordici anni decide di scappare di casa. Il suo istinto, o forse il destino, lo porta a scegliere come rifugio il parco più grande di Catania: Villa Bellini è un mondo a parte, che il resto della città fa finta di non vedere. Il mondo degli emarginati, a cui appartengono anche La Rettore e il suo gruppo di amici, coetanei di Davide e come lui scappati dalle rispettive famiglie. Quando Davide viene accettato in quella famiglia allargata, il passato da cui stava fuggendo sembra svanire definitivamente. Fino a quando il passato irrompe nel presente e a Davide tocca la scelta più difficile, di fronte alla quale si trova, questa volta senza possibilità di fughe o rinvii, da solo.
Tra dramma adolescenziale e romanzo di formazione, Più buio di mezzanotte è un film sull’amore e sulla ricerca della propria natura. Mai banale o schiacciato dal peso dei luoghi comuni non ha paura di dire o di mostrare, anche quando il tutto è affidato al fuori campo. Riso ci catapulta senza se e senza ma in un microcosmo di degrado, dando voce e volto agli ultimi e agli invisibili, senza però indugiare mai sul dolore e sulla sofferenza. Bandita la spettacolarizzazione, la visione sprigiona un’angoscia e un malessere persistente che si appiccicano alla retina del fruitore dal primo all’ultimo fotogramma. Al centro un’esistenza da poco sbocciata che trova in un “mondo” e nel modo in cui viverlo la propria identità sessuale e sentimentale. Il regista, ispirandosi a una storia vera, racconta e mostra questa ricerca. Lo fa attraverso una narrazione frammentata ed ellittica che il montaggio ricompone come una sorta di “puzzle”. Allo stesso modo, la regia “sporca” ed essenziale, così come la direzione degli attori figlia della naturalezza e della sottrazione (straordinario l’esordiente Davide Capone nel ruolo del protagonista, con Micaela Ramazzotti e Pippo Delbono a supportarlo magnificamente), suggerisce un’alchimia tra il lavoro dietro e quello davanti la macchina da presa.
Quello proposto da Riso è un esempio di cinema libero, nelle cui vene drammaturgiche e registiche scorre l’espressione di un approccio alla “materia” di tipo viscerale, corporeo e profondamente istintivo. Il risultato è un’opera che scava nel reale, restituendo la realtà stessa senza filtri e giochi di parole. Più buio di mezzanotte è un film crudo, diretto, a tratti catartico, che nel suo percorso di avvicinamento ai titoli di coda regala alla platea un ventaglio aperto di emozioni e sensazioni.

Francesco Del Grosso

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