Pioneer Heroes

0
7.0 Awesome
  • voto 7

Eroi si nasce, non si diventa

Dopo la  première alla Berlinale 2015 e una serie di riconoscimenti dentro e fuori dalle mura amiche, Pioneer Heroes approda finalmente sugli schermi nostrani. L’occasione è la vetrina che la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, per la sesta volta, ha deciso di dedicare al cinema russo e in particolare a quello femminile. Tra le cinque opere presentate nell’arco della 52esima edizione del festival marchigiano troviamo, infatti, l’opera prima di Natalja Kudrjašova, che ritroviamo anche davanti la macchina da presa nel terzetto protagonista, alle prese con il personaggio di Olga. Lei, insieme ai due amici d’infanzia Katja e Andrej da tempo vivono a Mosca. Olga è un’attrice, Katja lavora in una grande agenzia di pubbliche relazioni, Andrej fa l’analista politico. Hanno successo, ma non sono felici. La sensazione che «tutto sembri essere normale, ma che ci sia qualcosa che non va» è il leitmotiv della vita dei trentenni di oggi. La loro infanzia è trascorsa all’epoca sovietica quando i bambini sognavano atti eroici, credevano nelle spie e nel radioso avvenire, e nessuno si aspettava che il sogno di imprese gloriose fosse rimpiazzato dal desiderio di stabilità.
Pioneer Heroes è un film sul peso del passato che ricade sul presente, sulla difficoltà dell’essere umano di scrollarselo di dosso. Ma quello della regista russa è anche un film che parla di sogni, aspettative e prese di coscienza. Per raccontare tutto ciò, la Kudrjašova muove i fili della storia alternando due piani temporali: l’infanzia e il presente dei tre protagonisti. Il risultato è un mosaico nel quale tutti i tasselli narrativi e drammaturgici trovano lentamente le rispettive collocazione. Il palleggio temporale è reso possibile grazie a un oleato e scorrevole meccanismo a incastro, nel quale trovano spazio eventi programmati e altri inaspettati. Il problema sta nel fatto che tale processo si consuma però in uno spazio un po’ troppo dilatato. Sulla fruizione pesano, a nostro avviso, quei trenta minuti in più che, a conti fatti, se epurati dalla timeline avrebbero sicuramente giovato. Si perché nel complesso la pellicola scritta, diretta e interpretata dalla regista e attrice russa si è rivelata una piacevole sorpresa. Questo ci spinge a pensare che senza quella porzione di minutaggio in eccesso probabilmente la sorpresa sarebbe stata ancora maggiore.
Sin dalla fase di scrittura, la Kudrjašova gioca con i registri, compresi quelli più leggeri e onirici (davvero ben orchestrate le sequenze dell’incubo ricorrente di Katja, ambientato tra il monumento ai giovani pionieri e il commissariato di polizia), incanalandoli in un corpus drammatico capace di regalare una vasta gamma di emozioni. Emozioni, queste, che la regista riesce a fare scaturire sia dalle dinamiche narrative sia dalle perfomance degli attori principali (ottimo il terzetto di bambini veste i loro panni da giovani), a cominciare dalla sua sofferta e partecipe nei panni di Olga. La cineasta ritaglia per sé il ruolo più complesso e doloroso, ma la scelta si rivela per fortuna un valore aggiunto. Scopriremo a priori – e questo ci ha fatto un enorme piacere – che gran parte delle emozioni  che traspaiono dall’opera provengono direttamente dal suo vissuto; quanto basta per sentirle ancora più vere e sincere. Per cui, in un certo senso, si può considerare Pioneer Heroes un film autobiografico.

Francesco Del Grosso

Leave A Reply

5 × due =