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Piggy

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VOTO: 7

Una calda estate di sangue

Gli abituali frequentatori delle kermesse dedicate al cinema breve avranno sicuramente memoria di un cortometraggio dal titolo Piggy, che nel biennio 2019-2020 prese parte a numerosi festival del circuito internazionale dove raccolse numerosi riconoscimenti. Ed proprio durante una di queste tappe in giro per il mondo che abbiamo avuto il piacere a suo tempo di intercettare l’opera scritta e diretta da Carlota Pereda. La stessa che a distanza di tre anni è diventata per mano della regista e sceneggiatrice spagnola un lungometraggio, il cui corto ne rappresenta l’incipit e la sua evoluzione, un po’ come già accaduto per Madre del connazionale Rodrigo Sorogoyen.
Il film omonimo rappresenta un piccolo fenomeno che, dopo aver ottenuto sei candidature ai Goya in Spagna, ha inanellato nel corso del 2022 una serie di fortunati passaggi nei principali festival internazionali – tra cui le anteprime al Sundance 2022 e come evento speciale ad Alice nella Città alla Festa del Cinema di Roma 2022 – ricevendo il plauso della critica. Protagonista di Piggy, nelle sale a partire dal 20 luglio con I Wonder Pictures, è Sara (una efficace e potente Laura Galán), un’adolescente sovrappeso vittima di bullismo da parte una cricca di ragazze coetanee. A osservare l’ennesimo abuso, un uomo misterioso che darà una svolta inaspettata alla vita della ragazza. Posta di fronte all’opportunità di vendicarsi del costante e gratuito body shaming, Sara dovrà decidere se essere complice di un terribile segreto o far prevalere il comune senso etico e morale. Dopo l’ennesimo abuso da parte di alcune compagne, infatti, la ragazza avrà l’inaspettata occasione di vendicarsi delle sue aguzzine, scoprendo quanto può essere semplice passare da vittima a carnefice.
Un tema, quello su e intorno al quale ruota la trama della pellicola, fortemente attuale e al contempo molto complesso da trattare senza cadere nella retorica e negli stereotipi. Motivo per cui tanto sul cortometraggio quanto sulla sua evoluzione sulla lunga distanza c’erano sin dall’inizio i riflettori accesi e una grande curiosità. Il fatto che la cineasta abbia deciso di affrontarlo in un film di genere, lei che di cinema di genere ne ha prodotto tanto da quando lavora dietro la macchina da presa (vedi There will be Monsters piuttosto che l’antologico The Devil’s Tail), ha dato ulteriore risalto all’operazione. In Piggy il tema viene declinato in chiave horror, con il chiaro intento di lanciare alla platea un messaggio contro ogni forma di bullismo nella maniera più estrema e diretta possibile, facendolo diventare il punto di partenza di uno slasher psicologico inquietante e sanguinario. Per farlo la regista si lascia guidare dalla vecchia scuola, strizzando l’occhio a pietre miliari come Carrie e Non aprite quella porta, oltre che dai più moderni torture porn e serial-thriller, mescolandoli senza soluzione di continuità per offrire uno spettacolo gore. Dai suddetti modelli la Pereda prende in prestito la ferocia e le atmosfere malsane, alimentando un plot che offre al fruitore un’escalation di violenza via via sempre più efferata che arriva al suo apice nell’epilogo.
Piggy è sicuramente un prodotto ad uso e consumo degli amanti dei “sapori” forti, anche se per essere uno slasher il quantitativo di sangue e di brutalità proposto è molto al di sotto della media richiesta dal filone in questione. Questo in qualche modo potrebbe fare storcere il naso ai cultori della materia, mentre ad altri potrebbe rendere più digeribile alla visione. Una strategia precisa e altrettanto coraggiosa, condivisibile oppure no, che probabilmente serve al film per intercettare più spettatori possibili e non solo quelli del genere di riferimento. Nei minuti che ci accompagnano al finale la regista però alza improvvisamente l’asticella. La sensazione è quella che l’autrice abbia preparato il campo per un finale truculento, con la violenza più efferata che esplode in zona Cesarini. Sembra quasi, anzi ne siamo certi, che si sia risparmiata in attesa di quel momento, di quel punto di ebollizione dove tutta la rabbia e il rancore repressi esplodono, spingendo il piede sull’acceleratore e lasciando che il sangue inondi lo schermo. Ed è in quei minuti finali che gli amanti del filone troveranno pane per i loro denti.

Francesco Del Grosso

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