Per amare Ofelia

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8.0 Awesome
  • voto 8

Un (piccolo) capolavoro (quasi) dimenticato del Cinema Italiano

Per amare Ofelia rappresenta l’esordio cinematografico di Renato Pozzetto, reduce dai successi televisivi in coppia con Cochi, con il quale aveva formato il famosissimo duo “Cochi e Renato”. I due avevano dato vita ad una comicità – per certi versi – “rivoluzionaria” iniziata nei cabaret meneghini e proseguita nella televisione italiana con la loro ironia surreale e poetica, e soprattutto le loro “canzoncine” che sono entrate di diritto nella storia della televisione e del costume italiani; tra le più famose: “La canzone intelligente”, “E la vita, la vita” o “La gallina”.
Ad inizio anni settanta i due ricevettero varie proposte per realizzare film in coppia, come ad esempio I due frati, che però non accettarono in quanto ritenute «poco convincenti».
Molto convincente risultò invece la proposta che arrivò al solo Renato Pozzetto per girare il succitato Per amare Ofelia con la regia di Flavio Mogherini alla sua seconda opera dopo Anche se volessi lavorare, che faccio? del 1972 e dopo una lunga e onorevole carriera come scenografo. Sue furono infatti le scenografia di parecchi dei più rappresentativi film italiani del dopoguerra, come: Guardie e ladri (ove era presente come direttore della fotografia quello che sarebbe diventato il re dei registi di genere del cinema italiano: Mario Bava), Il vigile, Accattone, Mamma Roma, Ulisse, e tanti altri…
In un periodo in cui i colonnelli della commedia all’italiana (Sordi, Gassman, Manfredi, Tognazzi) si apprestavano a lasciare il proprio testimone a nuovi comici più giovani, ed al cinema erano iniziati ad apparire alcuni volti comici nuovi che sbancheranno i botteghini negli anni a venire (come Paolo Villaggio, o Enrico Montesano in coppia, in quel periodo, con Alighiero Noschese) i produttori si decisero a scommettere su Renato Pozzetto come maschera comica.
Fu così che nel 1974 uscì nelle sale italiane Per amare Ofelia. E la scommessa fu vinta.
Nel film – tratto da una commedia di Jorge Krimer – Renato Pozzetto interpreta Orlando, giovane e benestante pubblicitario trentenne orfano di padre, dal quale ha ereditato una già molto ben avviata azienda. Il protagonista per molti versi è un bambino ed è bloccato nei rapporti con le donne. E tutto a causa del suo rapporto morboso ed edipico con la bella madre Federica (interpretata dalla stupenda Françoise Fabian). Orlando la sogna, la spia di nascosto mentre si fa la doccia, ed è roso dalla gelosia di tutti gli uomini che le ronzano intorno, specialmente dall’avvocato Piero (Alberto de Mendoza) verso il quale non nasconde una profonda gelosia. La donna, dal canto suo, lo asseconda ed allo stesso tempo lo respinge con ambigua dolcezza. Tutto cambia quando Orlando soccorre Ofelia, una prostituta romana (Giovanna Ralli). La donna, angariata dal pur simpatico lenone Spartaco innamorato di lei (interpretato da Maurizio Arena e doppiato da Ferruccio Amendola), e non avvezza a modi signorili di Orlando, ne resta quasi subito affascinata al punto da infatuarsi  di lui (o in realtà anche per “trovare una sistemazione”).
Ofelia scopre ben presto il blocco psico-sessuale del giovane e cerca in ogni modo di farlo “smammare” («Togliere ‘sta mamma de’ mezzo!»). Dal canto suo Federica, accortasi della frequentazione del figlio, mostra anch’essa segni di gelosia e confessa di non vedere di buon occhio il rapporto del figlio con la “sconosciuta”.
Nonostante i vari tentativi andati a vuoto (uno fra tutti quello in cui Ofelia si veste e si atteggia come Federica in un assurdo gioco di trasformazione che lascerà inappagati entrambi) l’impresa pare ardua al punto da indurre Orlando, invano, al suicidio. Orlando conosce, alla fine, la verità e cioè che Federica non è la sua vera madre ed una volta consumato – seppur oniricamente – l’incesto se ne libera per riuscire finalmente ad amare Ofelia.

Negli anni settanta cominciava a prendere piede, timidamente, un progressivo processo di “erotizzazione” della commedia all’italiana, dapprima in maniera blanda con film come Il merlo maschio (1971) o Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda (1972), Giovannona Coscialunga disonorata con onore (1973). Allo stesso tempo ciò avveniva anche con la commistione di vari generi in cui l’elemento eros veniva inserito anche in film di genere thriller (o italian giallo di argentiana memoria) in film come: Lo strano vizio della signora Wardh (1971) o Tutti i colori del buio (1971). Ben presto nacque un genere a sé, quello della “commedia sexy italiana” e che da metà a fine anni settanta forse rappresenta il punto più basso, il nadir del cinema nostrano.
Naturale, quindi, che Per amare Ofelia venga inserito dagli storici del cinema e dagli stessi manifesti pubblicitari che all’epoca promuovevano il film nello stesso filone. Ma le – poche – concessioni neppur tanto volgari, del film, alla commedia erotica furono dovute esclusivamente a fini “produttivi”.

Il film in questione, infatti, si differenzia nettamente dal succitato filone. Sia perché la sfera erotica rientra in un più complesso discorso edipico/psicologico sia perché non vi è alcuna traccia di volgarità gratuita. Vi è, anzi, un tentativo – seppur velato – di tentare una critica al mondo romano dell’alta imprenditoria.

Al contrario la regia di Flavio Mogherini è particolarmente elegante e garbata. La colonna sonora di Riz Ortolani è musicalmente complessa e raffinata. E Renato Pozzetto, surreale e poetico come non lo sarebbe mai più stato, è dotato di un brio del tutto originale oltre che di una malinconica e dolce simpatia del tutto inedita per l’epoca.
Il film lanciò in maniera impressionante la carriera cinematografica di Pozzetto (anni dopo Paolo Villaggio confesserà di essere stato segretamente geloso del successo del suo collega) che inanellerà un successo dietro l’altro e che si distaccherà quasi totalmente da Cochi Ponzoni (tranne che in due episodi di due film collettivi dal titolo curiosamente simile: Tre tigri contro tre tigri [1977] e Io tigro, tu tigri, egli tigra [1978]; e nel film dalla regia dello stesso Pozzetto Saxofone [1978]) il quale non avrà la stessa sorte del suo collega, ma che si dedicherà con un discreto successo al teatro. Fino alla loro reunion nel 1999.
In Per amare Ofelia Pozzetto – con la sua faccia strampalata e le sue battute allo stesso tempo geniali e strampalate (una su tutte: quella dei cugini belgi) – darà vita al personaggio (o anche maschera) che finì poi per condizionare – nel bene e nel male – tutta la sua successiva carriera: quella del bamboccione imbranato in intima distonia con la realtà esterna. Ebbe anche il merito di rilanciare la carriera della Ralli che si era da un po’ di tempo impantanata.
Il film fu un enorme successo di pubblico: in Italia incassò più di 1 miliardo di lire. Curiosamente, nonostante fosse coprodotto da una casa di produzione francese, non fu mai distribuito in Francia.
In definitiva Per amare Ofelia è sicuramente un film da riscoprire ed al quale dare il giusto valore che merita. Un film elegante.

Alessio Cacciapuoti

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