Parting Gift

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8.0 Awesome
  • voto 8

Un regalo molto particolare

Se l’emergenza sanitaria ha impedito il normale svolgimento in presenza dell’Irish Film Festa, bisogna anche sottolineare come non tutto il male sia venuto per nuocere, come si suol dire. Poiché anche l’edizione 2020, esclusivamente dedicata ai cortometraggi, ha regalato ai fruitori – in streaming – autentiche perle. Una di queste s’intitola Parting Gift (Regalo d’addio, per semplificare, ma le sfumature sono molteplici) e lo ha diretto il cineasta nordirlandese Paul Kennedy. Al quale sono stati sufficienti una decina di minuti scarsi per coinvolgere lo spettatore in una storia di coincidenze, destino, fortuna, sentimento allo stato puro e tanta, tantissima empatia nei confronti dei due personaggi messi in scena.
Un incontro fortuito, nella solitaria calma di un parco pubblico. Lui è Neil (Stuart Graham, perfetto per misura nella recitazione), un uomo avviato verso la terza età, in un passato che appare remoto musicista (forse) di talento. Lei è Polly (Hayley McQuillan, di stupefacente bravura), ragazza avveduta e responsabile, in procinto di intraprendere una carriera universitaria nella prestigiosa Cambridge. Casualmente lei indossa una maglietta – realizzata in pochissimi esemplari – del gruppo rock di cui faceva parte Neil. Lui, per questo motivo, la ferma. Iniziano a parlare. Si danno appuntamento per il giorno dopo. Un rapporto intimo fluisce con straordinaria spontaneità. Emergono segreti intimi e storie di famiglia. Poi un regalo di commiato assai speciale, da parte di Polly in partenza a Neil, svela un retroscena che lascerà il pubblico in totale balia delle proprie emozioni, per quanto la vicenda narrata nel corso di Parting Gift risulti essere una storia vicina a sensazioni universali, di vita vissuta da parte di ognuno.
Il cortometraggio dell’irlandese Paul Kennedy riesce a far tesoro della sua brevità. Al pari di una poesia dipana una storia esistenziale dal sapore dolceamaro, in cui ogni tassello del puzzle si compone con efficace naturalezza. Gli errori di gioventù – Neil ha un passato di eroinomane – trovano una possibilità di catartica redenzione, mentre il futuro di Polly trova nuova luce sia con una possibile nuova amicizia che con la conoscenza sotto un’altra prospettiva di una persona cara ormai scomparsa. Si avverte nitidamente anche la mano femminile in sede di sceneggiatura (opera di Tess McGowan): ogni parola dei dialoghi tra i due unici protagonisti non ha mai nulla di superfluo, evita qualsiasi caduta nel melenso anzi brilla per sensibilità di significato. Dando così vita ad un cortometraggio che vorremmo davvero non finisse mai, desiderosi di vedere un seguito per comprendere cosa accadrà ancora ai protagonisti. E invece è proprio la sua breve durata a donare un senso specifico all’insieme; poiché la metafora esistenziale che Parting Gift veicola sottotraccia è quella di vivere la vita fino in fondo. Tra problemi e difficoltà di ogni tipo potrebbe esserci sempre qualcosa, dietro il fatidico angolo, capace di riscaldare il cuore dal gelo della solitudine. Fosse anche solo la visione del cortometraggio in questione, soprattutto in questi tempi difficili dove il rapportarsi con gli altri rappresenta ancor di più un vertiginoso salto nel vuoto. Un rischio però che vale sempre la pena correre.

Daniele De Angelis

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