Operazione U.N.C.L.E.

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6.0 Awesome
  • voto 6

L’arte di spiare

He did it again! Non ci riferiamo ovviamente al celeberrimo canestro di Michael Jordan nelle finali NBA; bensì, più prosaicamente, ad un ambito strettamente cinematografico. Quindi, una volta accertato il titolo del film, il soggetto del discorso non può che essere il buon Guy Ritchie, simpatico (non a tutti) esempio di cineasta guascone il quale, da qualche tempo a questa parte, pare aver sposato senza riserve la causa del cinema hollywoodiano da botteghino, mantenendo peraltro più o meno inalterate alcune caratteristiche non certo lusinghiere del proprio cinema.
Dopo aver trasformato in ben due circostanze l’investigatore british per eccellenza, Sherlock Holmes, in una sorta di supereroe dell’azione ipercinetica ad uso e consumo del pubblico statunitense, ora tocca al nobile sottogenere denominato spy movie, passare sotto le grinfie “revisioniste” dell’ex signor Madonna, peraltro perfettamente britannico di nascita. Tratta dalla serie televisiva anni sessanta Organizzazione U.N.C.L.E. (in originale The Man form U.N.C.L.E., medesimo titolo utilizzato per il film in questione in lingua inglese) l’ultima fatica di Ritchie rispetta appieno l’ambientazione temporale, cioè in piena Guerra Fredda e con agenti segreti di sponde opposte (Napoleon Solo per gli USA e Illya Kuryakin per l’Unione Sovietica) costretti a coalizzarsi assieme alla bella Gaby Teller per combattere un insidioso fronte terroristico internazionale. Esattamente come nel telefilm. Ci sarebbero dunque state le premesse per un tenero oggetto cinematografico di modernariato, se nei crediti, alla voce regia, fosse comparso un nome diverso da quello di Guy Ritchie. Il quale, come sua abitudine, se ne infischia bellamente di mettere in piedi una sceneggiatura dotata di un minimo filo conduttore per privilegiare al contrario una sequela di situazioni pregne di azione, ironia e glamour – alcune certamente riuscite, tipo quella in cui Napoleon Solo pasteggia a panini e vino mentre sullo sfondo dell’inquadratura il collega sovietico rischia la pelle in mare – che suonano tanto come strizzatine d’occhio verso una platea da conquistare ad ogni costo. Solita storia, insomma: sterile esibizione di virtuosismi visivi dietro la macchina da presa, atta a filmare personaggi da fumetto monodimensionali che si aggirano per il film senza suscitare alcun tipo di pathos, dato che sappiamo bene essere indistruttibili al di là di qualsiasi disavventura possano essi subire. Operazione U.N.C.L.E. è dunque un film manierato sino all’eccesso e privo di anima, che si sviluppa solo in superficie trascurando scientemente qualsiasi tipo di approfondimento di altro genere. Se l’intrattenimento più o meno piacevole è salvo, non si può tacere del fatto che probabilmente il cinema, soprattutto quello che si rifà ad un passato denso di tradizione, dovrebbe poter offrire al pubblico qualcosa in più di un citazionismo da copia e incolla. Assodato come Quentin Tarantino resti un modello inarrivabile per le relative capacità di Ritchie e considerando come il suo cinema “personale” avesse già mostrato da un pezzo la corda, culminando nell’improponibile RocknRolla (2008), non resta che godersi l’apparato tecnico, con un cast non trascendentale – le fossette di Henry Cavill restano distanti anni luce da quelle di Cary Grant; in compenso Alicia Vikander è tanto brava quanto deliziosa – ma a proprio agio in un lungometraggio dove l’apparenza conta più della sostanza in misura esponenziale. Volendo questo è l’unico aspetto, da ricercare con un metaforico microscopio, davvero (meta)riflessivo di un film che prevede la totale messa in stand-by delle cellule grigie.
Se dal genere sin qui più volte menzionato si pretende altro, allora bisognerebbe rivolgersi ad opere, per restare ad un passato recente, quali La talpa (2011) di Tomas Alfredson, dove il mestiere di spia era rappresentato attraverso dubbi e tormenti e non azione e ironia tipicamente trendy. Ma alla fine, come sovente accade, sarà il pubblico ad esprimere il suo verdetto: se il pollice degli incassi sarà ben teso verso l’alto prepariamoci ad assistere all’inizio di una nuova saga telecinematografica, come del resto il finale lascia trasparire senza soverchi dubbi. Detto fra noi coltiviamo la speranza, remota o meno, che ciò non accada…

Daniele De Angelis

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