Operation Avalanche

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7.0 Awesome
  • voto 7

Balla spaziale?

Avete presente  l’ormai celebre “teoria del complotto lunare”, meglio conosciuta come “Moon Hoax”, ossia frottola della Luna? Si proprio quell’ipotesi complottista secondo cui le missioni del programma Apollo non avrebbero realmente trasportato gli astronauti sulla Luna, e le prove degli allunaggi sarebbero state falsificate dalla NASA, in una cospirazione condotta con la collaborazione del Governo degli Stati Uniti. Secondo i teorici del complotto, le immagini degli allunaggi sarebbero state realizzate da Stanley Kubrick negli studi della base di Norton Air Force, in quel di San Bernardino, con l’ausilio dei effetti speciali. Del resto, chi meglio del regista di 2001: Odissea nello spazio poteva firmarle? Nessuno e non a caso la scelta del Governo a stelle e strisce è caduta proprio su di lui. Ma il nodo ancora da sciogliere è uno e uno solo: sarà vero oppure no?
A scioglierlo ci hanno provato in tanti, a cominciare dall’americano Bill Kaysing che nelle pagine del suo libro del 1976 dal titolo “We Never Went to the Moon” sosteneva con forza la falsità delle immagini dello storico sbarco sulla Luna. Per lui la tecnologia degli anni Sessanta non sarebbe stata sufficientemente avanzata da permettere un allunaggio con equipaggio e la NASA, a causa della cattiva amministrazione di quel periodo e di una non adeguata disponibilità economica, non avrebbe potuto ottenere il successo pubblicamente dichiarato. Di fatto, quelle di Kaysing sono state le prime affermazioni a carattere complottista sulle missioni Apollo ad essere state pubblicate in un libro, alle quali ovviamente ne seguirono tantissime altre, di diversa provenienza e natura. Esistono, infatti, versioni distinte e numerose affermazioni di diverso tenore: da una parte chi inserisce il tutto nel complesso ambito della Guerra Fredda, dall’altra chi ritiene che sia stato inscenato per distrarre gli americani dalla guerra del Vietnam. Insomma, chi più ne ha più ne metta.
Ma al di là delle varie ipotesi a riguardo, sulle quali valeva la pena spendere due parole per rifare un po’ il punto della situazione, anche l’industria dell’intrattenimento e non solo (fumetti, romanzi di fantascienza, ecc…) avrebbe trattato tali temi, producendo tutta una serie di telefilm e pellicole che hanno trovato spazio nei decenni successivi sul piccolo e sul grande schermo. In particolare, la Settima Arte e alcuni dei suoi esponenti non si sono fatti sfuggire l’occasione di dire la propria. Primo in ordine di tempo Peter Hyams nel 1978 con il suo Capricorn One, nel quale, in maniera analoga, si mette in scena una fantomatica missione su Marte attraverso riprese effettuate in uno studio televisivo. Tuttavia, è con l’arrivo della seconda decade del Duemila che il cinema sembra essersi scatenato sull’argomento, tanto che nelle ultime stagioni anni sugli schermi si sono affacciati ben due film, tra loro completamente diversi per stile, genere e approccio alla materia, ma accomunati da un senso dello humour più o meno accentuato. Si tratta di Moonwalkers e del recente Operation Avalanche. Se con il primo, il transalpino Antoine Bardou-Jacquet aveva letteralmente giocato sulla celeberrima teoria firmando una spassosissima, folle e strabordante commedia in salsa parodistica, dall’altra il collega canadese Matt Johnson punta anch’esso sulla componente comica, ma prendendo la cosa un po’ più seriamente nella seconda parte della timeline, quando nelle venature della trama inizia a diffondersi una linea mistery legata alla possibile cospirazione.
Da parte sua, Johnson decide di puntare tutto sul mockumentary ed è attraverso il linguaggio e le tecniche che caratterizzano il suddetto sottogenere, a cominciare che costruisce il plot della sua opera seconda, presentata in anteprima italiana nella sezione After Hours della 34esima edizione del Torino Film Festival. L’idea in sé di affidarsi ad esso non è inedita visto che già quindici anni fa William Karel aveva battuto tutti sul tempo firmando il riuscitissimo Kubrick, Nixon e l’uomo sulla Luna, dove con la stessa rigorosa impostazione di un documentario “vero” stile History Channel o National Geographic, aveva smascherato il complotto ordito intorno allo storico evento dell’allunaggio. L’idea intorno alla quale Johnson costruisce Operation Avalanche non è dunque inedita, ma ciò non significa che non possa essere a suo modo originale. L’originalità va ricercata non tanto nella tecnica utilizzata, vale a dire quella del POV, bensì nella drammaturgia e nelle dinamiche che la vanno a comporre. Il cineasta nord-americano ci catapulta in piena Guerra Fredda. La Cia sospetta che all’interno della Nasa ci sia una talpa russa decisa a sabotare il programma Apollo. Invia così due giovani agenti sotto copertura, che si fingono registi interessati a riprendere la corsa allo spazio. Quello che i due scoprono, però, è ben più scioccante dell’esistenza di una spia russa: a proposito di Apollo, infatti, il governo americano sta nascondendo un segreto in grado di cambiare la storia, e non si fermerà davanti a nulla prima di averlo portato a termine.
Johnson ci mette la regia, ma anche la faccia, calandosi nelle vesti del protagonista. È lui, in modalità Michael Moore, a guidare la troupe nella pericolosa missione. Il risultato è uno spy-thriller che, passando attraverso una manipolazione evidente della Storia, sa come intrattenere lo spettatore. I finti materiali prodotti in super8 ben si mescolano con vere immagini di repertorio, tanto per la vicinanza nella pasta e nella qualità tra le due tipologie di materiali, si fa spesso fatica a stabilire con esattezza dove finisca l’uno e inizi l’altro. Il merito della perfetta fusione va tutto al lavoro grafico e di correzione colore. Per il resto, l’unico campanello d’allarme che facilità il compito dello spettatore è la presenza sullo schermo di Johnson.

Francesco Del Grosso

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