Odio l’estate

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Come prima, più di prima

La sorpresa è stata grande, inutile negarlo. Dopo le ultime opache prove del trio (vedi Il ricco, il povero e il maggiordomo e soprattutto lo sgangheratissimo Fuga da Reuma Park), cui andrebbe aggiunta la poco convincente “avventura solista” di Aldo Baglio, ovvero Scappo a casa, era difficile immaginare che Aldo, Giovanni e Giacomo ritrovassero così presto l’ispirazione di un tempo. E invece mai disperare. Quasi emulando quel grido rivolto a Sandokan che alcuni di noi portano nel cuore sin dall’infanzia, “la tigre è ancora viva”, i tre amatissimi comici hanno dimostrato di esserci ancora, portando sul grande schermo una commedia tanto divertente quanto corale e matura.

Non è certo un caso che, dopo quel divorzio artistico durato sin troppo, ci sia di nuovo Massimo Venier in cabina di regia. Proprio come nella “golden age” del rodato terzetto. Al pari di un fiume carsico, quella vis comica che dopo le folgoranti apparizioni televisive e a a teatro aveva caratterizzato pellicole come Tre uomini e una gamba, Così è la vita e Chiedimi se sono felice, è riemersa ora in superficie, innestandosi peraltro su un canovaccio solido e di stupefacente maturità.
Ottima idea, diciamolo subito, aver costruito il plot su quella partenza per le vacanze che, da tempo immemore, è un topos su cui la comicità può scavare a fondo: vedi quel capolavoro immortale che è Le vacanze di Monsieur Hulot (1953) del maestro Jacques Tati. Adesso non commettiamo l’errore di sparare troppo alto, ad ogni modo c’è da dire che i Nostri sulla classica traccia della famigliola in vacanza hanno lavorato davvero bene, moltiplicando il risultato per tre. E qui subentra l’elemento della coralità. In Odio l’estate, giocando come già altre volte sulle dinamiche di un loro primo, casuale incontro con conseguenti bisticci a ripetizione, Aldo Baglio, Giovanni Storti e Giacomo Poretti hanno immaginato che i loro personaggi con rispettive, scombinate famigliole al seguito, si trovino a dover forzatamente coabitare, per un errore dell’agenzia, nella villetta al mare scelta per le vacanze. Qui sarà tutto un susseguirsi di gag e situazioni farsesche, corroborato però dalla profonda umanità dei personaggi, appartenenti a ceti sociali diversi e ognuno con qualche tara caratteriale, che usciranno positivamente cambiati dall’esperienza.

Sullo scenario di una Puglia incantevole, i rapporti interpersonali all’interno delle suddette famiglie e quelli delle famiglie tra loro sono oggetto di un’indagine divertita, sapida, buffa, ma che raggiunge anche punte di commozione non indifferenti, specie verso la fine. Merito, innanzitutto, di uno script più strutturato del solito, cui hanno collaborato oltre al trio e a Massimo Venier anche gli sceneggiatori Davide Lantieri e Michele Pellegrini. Merito poi degli altri interpreti, naturalmente: non semplici comprimari, ma in qualche modo co-protagonisti. A partire dalle tre splendide attrici che, con intelligenza e sensibilità, alternando verve e tenerezza, si sono prestate a interpretare le mogli, ovvero Lucia Mascino, Carlotta Natoli e Maria Di Biase. Davvero notevole la loro intesa col trio, pure a livello di tempi comici. A seguire nota di merito per gli elementi più giovani del cast, i figli delle tre coppie: chi più chi meno, tutti profondamente veri, empatici, il che non è da dare per scontato, quando in una commedia italiana di oggi si dà spazio a bambini e adolescenti, che a volte paiono prelevati a forza da qualche studio televisivo o provino ai Parioli. Con loro in scena si respira invece, persino nella prevedibile storiella sentimentale, un’aria da agrodolce commedia balneare anni ’80; aggiornata però sapientemente da Aldo, Giovanni e Giacomo, che qui sembrano esser tornati a osservare attentamente, così da poterli riproporre sullo schermo con la dovuta freschezza, vizi e virtù dei nostri connazionali.
A rifinire poi l’atmosfera contribuisce senz’altro la colonna sonora, sulla quale ha lavorato splendidamente Brunori Sas, e in cui fanno capolino alcuni “classiconi” di Massimo Ranieri: la sua apparizione in scena, per certi versi annunciata dalle tante citazioni inserite nel racconto, è uno dei momenti magici del film. Sicché c’è da spendere infine qualche parola sulle partecipazioni amichevoli di altri artisti importanti: oltre al grande interprete della canzone italiana appena menzionato, l’efficace e pungente cameo di Roberto Citran, ma soprattutto un irresistibile Michele Placido, che pare quasi fare il verso con garbo a De Sica (ovviamente Vittorio, non Christian) nei panni dell’accomodante Maresciallo dei Carabinieri.

Stefano Coccia

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