Nel Ritrovo del Silenzio

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7.0 Awesome
  • voto 7

Smarrimento e caos nella città del XXI secolo

L’annientamento dell’Io può avvenire in diversi modi. Uno di questi deriva dal suo frenetico intersecarsi con altri Io, con i quali si viene a mescolare fino a confondersi. Facile che questo avvenga nell’epoca in cui viviamo, stipati come siamo in grandi città, sollecitati da continui stimoli, forzati, volenti o nolenti, a relazioni con gli altri che possono rivelare una natura malata e morbosa. Il XXI secolo, infatti, ha costruito una socialità fatta d’iperconnessione e voyeurismo, nella quale ricercare la solitudine diventa una necessità impellente e, al tempo stesso, di fatto impossibile.
Questo tentativo di ritrovare una propria identità all’interno di un mondo in preda al Caos sembra essere il soggetto del nuovo cortometraggio del giovane filmmaker Antonio La Camera, Nel Ritrovo del Silenzio. Nei sette minuti di durata di quest’ultimo vi è una trama volutamente piuttosto scarna: il corto, infatti, risulta più un’esperienza visiva e uditiva, come ci suggerisce lo stesso regista, raccomandando allo spettatore, nei titoli di testa, di guardare il suo lavoro in condizioni ambientali ottimali, vale a dire al buio e in un contesto silenzioso. Si ritrova, in questa raccomandazione, un’eco delle parole di Lynch a proposito di come e dove si debba guardare il suo Twin Peaks: The Return: l’esperienza filmica, qualunque essa sia, richiede sempre che la scelta del luogo, del momento e della situazione in cui viverla sia fatta con scrupolo e attenzione.
Un uomo addormentato in una stanza piuttosto povera e spoglia viene svegliato dai rumori provenienti dalla strada. Chiude la finestra, ma non riesce ugualmente a trovare pace; dopo aver scaraventato al suolo con un gesto di rabbia il ventilatore, esce e prende ad aggirarsi per la città. Tormentato dal tramestio della folla che lo circonda, cerca di trovare pace lontano da essa. Questa, in poche parole, la vicenda presentata in Nel Ritrovo del Silenzio. Ma, come detto, la trama risulta essere secondaria rispetto alla forma che La Camera fa assumere al suo cortometraggio.
Il vortice di luci che ci compare di fronte all’inizio ha un che di profondamente alienante. Richiama alla memoria quell’insieme d’insegne luminose, semafori e messaggi pubblicitari che stringevano in una morsa il Travis Bickle di Scorsese, nel suo Taxi Driver. Né, a dire il vero, sembra essere l’unico riferimento di La Camera all’immaginario dei cineasti della New Hollywood: la finestra, verso la quale inizialmente la macchina zooma, e il ventilatore stesso, infatti, possono far pensare al delirio solitario e claustrofobico di Martin Sheen nel prologo di Apocalypse Now.
In ogni caso, possibili fonti d’ispirazione a parte, La Camera dipinge un quadro lugubre ed allucinato per quasi la totalità del suo corto, fatta eccezione per la conclusione. Gli occhi stanchi e scavati del protagonista, vittima dell’insonnia, le soggettive sfocate, il caleidoscopio di luci e suoni, tutto conduce, in un vero e proprio climax ascendente, all’urlo, munchiano e liberatorio, che fa da raccordo tra resto del cortometraggio e finale. In mezzo troviamo pure sovrapposizioni di visioni e parole confuse ed incomprensibili, anche queste elaborate per restituire una sensazione di sgomento, la stessa provata dal protagonista che s’aggira in stato confusionale per le vie di una città che assume, man mano, i contorni di una prigione terrificante. Da questa prigione vi è solo un modo di evadere: ritrovare il contatto con la natura, la sua pace e il suo silenzio. L’uomo la cui storia viene ripresa in Nel Ritrovo del Silenzio lo fa in quello che a prima vista si direbbe un parco cittadino, dopo essersi ferito alla testa in circostanze non chiarite ma senza dubbio legate al suo smarrimento.
Il cortometraggio di La Camera, in definitiva, è tecnicamente impeccabile e riesce anche nell’intento di risultare discretamente originale, pur rielaborando, con ogni probabilità, spunti che affondano le proprie radici nella storia del cinema. La scena finale, forse, è un po’ troppo didascalica nell’evidenza dell’opposizione città/ natura, ma non vi è dubbio che Nel Ritrovo del Silenzio riesca ad interrogare l’uomo del nostro tempo in merito all’angoscia, al caos e alle nevrosi di cui assai spesso è vittima indifesa.

Marco Michielis

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