Mud

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8.0 Awesome
  • voto 8

In mezzo scorre il fiume

Se Mark Twain fosse nostro contemporaneo probabilmente, dopo essersi guardato un po’ attorno, scriverebbe con il suo inimitabile stile ciò che Mud mette invece mirabilmente in sequenza di immagini. L’ultima fatica di Jeff Nichols, datata peraltro 2012 e con un altro lungometraggio in arrivo, del resto pare proprio l’aggiornamento contestuale delle grandi opere letterarie americane, quelle in cui il percorso di crescita esistenziale si intrecciava in maniera indissolubile con l’esplorazione della natura – intesa anche come fauna umana – circostante.
Mud, in apparenza, sembra dunque il classico racconto di formazione alla Tom Sawyer o Huckleberry Finn, filtrato però da istanze assai moderne. Lo spunto narrativo è totalmente archetipico: due ragazzi, Ellis e Neckbone, spinti da curiosità e spirito d’avventura, avanzano lungo il magnificente Mississippi nell’Arkansas approdando su un isolotto dove, corre voce, vi sia una barca incastrata tra gli alberi. Quella che sembra una surreale leggenda di provincia risponde al vero; solo che la barca stessa è abitata a mo’ di alloggio provvisorio da Mud, quarantenne in fuga con qualche bruciante segreto alle spalle. Tra i ragazzi quasi adulti – soprattutto Ellis – e l’adulto ancora bambino nasce un particolare rapporto d’amicizia, che si svilupperà nei modi meno convenzionali.
Senza aggiungere altro alla trama di un film che merita di essere visto con l’ammirazione e lo stupore di uno sguardo “vergine”, c’è da aggiungere come sia proprio Madre Natura, quella con le maiuscole, a fare da comun denominatore tra le varie epoche. Il Mississippi, da sempre veicolo di storie nonché narratore indiretto di vicende umane più o meno epiche, in Mud si fa sfondo fisico e simbolico di fatti che segneranno per sempre la vita di molti individui, non solo i tre finora citati nell’articolo. Mud è infatti, fondamentalmente, una storia d’amore nel senso più onnicomprensivo del termine. Di amicizie vere che si vanno creando o consolidandosi nel corso del film; di padri biologici e soprattutto putativi, perché ciò che nella vita il destino toglie può anche restituire sotto altre forme, ben più sfaccettate. Infine l’amore puro, quel fenomeno misterioso che unisce due esseri umani per un’eternità che può anche durare molto meno. Ed è proprio questo,  per lui ancora misterioso, sentimento “larger than life” che spinge il giovane Ellis, devastato interiormente dall’imminente separazione tra i genitori con conseguente addio al luogo natio, ad aiutare Mud nel disperato ricongiungimento con la donna da tempo amata. Dando così il via a tutta una serie di sviluppi narrativi che da soli basterebbero per tre o quattro film ma che Jeff Nichols (classe 1978) condensa mirabilmente in un’opera che rappresenta l’ennesima conferma di un talento unico nel panorama del giovane cinema statunitense. Un autore che riesce a coniugare, rasentando la perfezione, la forma classica dei grandi cantori americani a contenuti pulsanti di febbrile inquietudine assai moderna, come del resto ben lasciava trasparire il precedente Take Shelter (2011). Due film letteralmente fuori dal tempo – o meglio, che vivono e misurano un tempo molto differente da quello consueto – e che danno l’idea di attingere da una precisa visione delle cose: in Take Shelter il terrore di una simbolica apocalisse scaturita da fattori ben definiti (la crisi economica dilagante, ad esempio), in Mud l’idea che solo l’amore/amicizia più sincero e autentico possa rimettere in qualche modo ordine al Caos connaturato nelle umane vicende. Un “sistema” cinematografico a cui prestano i loro impagabili servigi interpreti perfettamente in parte come l’ormai definitivamente attestatosi su livelli di eccellenza Matthew McConaughey (nel ruolo del Mud del titolo) e i due ottimi teen-ager Tye Sheridan e Jacob Lofland, senza dimenticare la grandissima e dolente maschera di un Sam Shepard autentico deus ex machina risolutore del film.
Un’opera dunque che possiede la grande forza morale di proiettare i suoi personaggi oltre i propri limiti, superando persino quella circolarità, sia narrativa che simbolica, spesso scontata in produzioni indipendenti di questo tipo. Dopo il fiume si può solo approdare alla vastità del mare, come testimonia la splendida sequenza finale di Mud. Una nuova, terribilmente meravigliosa, sfida esistenziale da affrontare.

Daniele De Angelis

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