Monsieur Cachemire

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8.0 Awesome
  • VOTO 8

El Dorado per principianti

Chiunque abbia visto il capolavoro di Herzog, Aguirre, furore di Dio (Aguirre, der Zorn Gottes, 1972), sa bene che mettersi sulle tracce del leggendario e da sempre concupito El Dorado può causare follia, rovina e morte. Il grande schermo, in tal senso, non fa sconti a nessuno. Neanche a un modesto bancario canadese…

Per il 19° appuntamento con le Giornate del Cinema Quebecchese in Italia ci si è confrontati, per l’appunto, con una storia del genere. Ovvero il geniale cortometraggio di Iouri Philippe Paille, Monsieur Cachemire. Suddetto titolo evoca infatti l’apparizione di un misterioso personaggio dall’abbigliamento eccentrico, che, facendosi chiamare Monsieur Cachemire, riesce a farsi ricevere in banca e a presentare una richiesta di prestito, tanto insolita quanto esosa: ben 500000 Dollari a fondo perduto, per finanziare una fantomatica spedizione in Amazzonia. Ovviamente con la pretesa di trovare l’El Dorado e le sue fenomenali ricchezze.

Dal fino ad allora compassato direttore di banca ci si aspetterebbe forse che un cliente del genere venga sbattuto fuori a calci. Ma anche i più insospettabili “colletti bianchi” possono avere aspirazioni segrete e un passato ingombrante. Succede così che gli avventurosi, movimentati trascorsi dell’ineffabile direttore vengano improvvisamente a galla, propiziando una delle svolte più folli e imprevedibili del racconto.

Tra satira della rigidità presente in certi ambienti di lavoro ed esotici, pittoreschi segmenti alla Jumanji, quello diretto da Iouri Philippe Paille è un corto ricco di sorprese, deliziosamente surreale, girato peraltro in bello stile. Fantasioso poi quanto la vena umoristica che lo pervade. E a rendere il tutto irresistibile, oltre alla prova ispirata dei due protagonisti, che riescono a dare il meglio quando i freni inibitori crollano aprendo la strada a un sapido ribaltamento dei ruoli, vi è senz’altro la colonna sonora: anch’essa molto variegata, in virtù di quell’ironia picaresca che porta nella fattispecie ad alternarsi brani di Nino Rota, Oh, Mojave di The Ruby Suns e persino un classico della musica andina come El condor pasa, adattissimo alla parentesi amazzonica.

Stefano Coccia

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