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Minsk

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VOTO: 7,5

Dalla Bielorussia con amore

Terzo posto conquistato alla 41ma edizione del Bergamo Film Meeting, Minsk di Boris Guts offre uno sguardo lucido sulla cruda repressione avvenuta nell’estate del 2020 a Minsk da parte della Polizia nei confronti dei manifestanti o di chi veniva ritenuto tale, colpevole solo di essere in giro quella fatidica notte; al contempo, mostra lo sgretolamento drammatico di una giovane coppia innamorata che vuol avere un figlio e si trova coinvolta negli scontri.

Girato in Estonia a causa di divieti espliciti e minacce implicite da parte del governo russo, Minsk, nel raccontare il periodo delle manifestazioni popolari contro il governo bielorusso e il presidente Aljaksandr Lukašėnka, si concentra su un’unica notte di agosto: quella delle proteste contro le elezioni presidenziali e della grande repressione, quando, dopo aver disperso con la forza grandi folle, la polizia ha inseguito piccoli gruppi di manifestanti nel centro di Minsk per diverse ore. Pavel e Yulia vivono nella periferia della città, ma quella notte, mentre in auto cercano di raggiungere l’ex moglie di lui, si imbattono in manifestanti e polizia, e condivideranno, loro malgrado, lo stesso destino violento dei primi.

Guts, per rendere ancor più il clima di tensione, ha scelto di girare il film in un unico piano sequenza, dalla normalità di una coppia innamorata che scherza, gioca, e prova ad avere un figlio fino alla beffa finale, in un crescendo di situazioni che porteranno i due al confronto con poliziotti violenti, retate programmate, manifestanti veri e semplici cittadini catturati solo perché erano fuori di casa nella notte sbagliata.
Oltre ai due protagonisti, il regista delinea altre figure importanti: l’amico Sasha, che sogna di andare a Londra ma finirà per unirsi alla folla che protesta; la donna che li nasconde ma che è anche madre di un poliziotto; l’ex moglie di Pavel, ritrovata nella stessa cella; l’uomo che abbandona il cadavere del fratello e che li porta in salvo lasciandoli però nei pressi di casa per unirsi anch’egli alla rivolta; il poliziotto buono e il poliziotto cattivo, sebbene qui il ruolo della polizia sia esclusivamente negativo; e infine il pacifico meccanico che, sconvolto dalla violenza della notte, perde la testa ed imbraccia un fucile, confondendo amici e nemici.

Coinvolgente e realistico, Minsk perde forse a tratti un pizzico di credibilità dal punto di vista psicologico; dalle provocazioni di Pavel al poliziotto alla reazione da Far West del meccanico sul finale, appaiono come piccoli sassolini che inceppano un ingranaggio perfetto. Perfetti per dare ancor più drammaticità ai fatti, ma ci si chiede quanto possano essere aderenti ad una realtà in cui l’istinto di sopravvivenza dovrebbe spingere ad una maggiore prudenza ed accondiscendenza. Ma è anche vero che, come specificato dallo stesso Guts, Minsk descrive solo in parte quel che accadde quella notte: la realtà, è stata molto peggio.

Michela Aloisi

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