Mimesis: Nosferatu

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8.0 Awesome
  • VOTO 8

Un omaggio ai vampiri

Mimesis, dal greco imitazione. Ma il film di Douglas Schulze, visto al Fantafestival 2018, è molto di più di un classico remake dell’adattamento di Murnau del “Dracula” di Bram Stoker. Imitazione nel senso positivo aristotelico, come rappresentazione dell’essenza delle cose operata dall’artista. E proprio da una rappresentazione parte Schulze, la messa in scena teatrale del Nosferatu di Murnau da parte di una scuola d’arte americana, l’essenza della storia, che prenderà poi vita propria nella visione del regista mescolando elementi dei classici teen movie, studenti di liceo tra amore amicizia e bullismo, con le stilizzate, iconiche, espressioni visive di Murnau.

La scelta del teatro come ambientazione principale è simbolica: ‘benvenuti a teatro, dove tutto è finto ma niente è falso“, dove si svolge il peak finale del film, con un gruppo di conti Orlok che, guidati dall’Autore (deus ex machina della storia) replicheranno veri atti vampireschi simulandoli falsi e dove lo spettacolo trova il suo epilogo, con il principale conte Orlok -lo studente Michael- che si trasforma in un vero Nosferatu, pronto a morire per mano (anzi, per paletto) della sua Mina.

Numerose le citazioni di genere: già il nome della scuola, Harker, rimanda alla Lucy Harker del Nosferatu di Werner Herzog (e proprio Lucy è il personaggio che inizialmente deve interpretare la protagonista femminile del film, per poi sostituire la prescelta Mina); immancabile poi l’insegna del Motel di Norman Bates di Psycho, che fa capolino in una scena; e tra gli studenti troviamo persino un Cullen, che per punizione per i suoi atti di bullismo (la ribellione contro le regole non scritte della vita scolastica americana che sconfina nella psicosi è un piccolo rimando a Schegge di follia di Lehmann) verrà ricoperto di glitters e trasformato in uno dei vampiri di Twilight.

Mimesis: Nosferatu, quindi, lungi dall’essere un remake, è piuttosto un riuscitissimo omaggio all’horror e alle storie di vampiri, una “imitazione” perfettamente riuscita dove l’essenza di Nosferatu viene rappresentata dal regista in modo originale in tutte le sue forme.

Michela Aloisi

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