Mientras dure la guerra

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6.0 Awesome
  • VOTO 6

Un momento cruciale

«Solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione». A pronunciare questa frase per la prima volta fu lo scrittore britannico James Russell Lowell e quanto aveva ragione già all’epoca. Ancora oggi quelle parole si portano dietro una grande verità, difficile da screditare. La vicenda narrata e la il mutare del pensiero del protagonista di Mientras dure la guerra ce lo dimostrano ampiamente. L’ultima fatica dietro la macchina da presa di Alejandro Amenábar, presentata nella sezione “Festa Mobile” della 37esima edizione del Torino Film Festival dopo le anteprime a Toronto e San Sebastian, riavvolge le lancette dell’orologio sino all’estate del 1936, quando in quel di Salamanca lo scrittore Miguel de Unamuno decide di sostenere pubblicamente la ribellione militare, nella convinzione che porterà ordine al caos in cui versa la Spagna. Nel frattempo, il generale Francisco Franco avvia un’efficace campagna militare, complottando segretamente per assumere il comando esclusivo della guerra. Il conflitto diventa sanguinoso e alcuni degli amici e colleghi di Unamuno vengono incarcerati, costringendolo a mettere in discussione il suo supporto iniziale e riconsiderare i suoi principi.
Il film del cineasta cileno rievoca una pagina cruciale nella storia spagnola, perché, oltre a rappresentare fatti realmente accaduti che molti avranno dimenticato e di cui altri saranno completamente ignari, fa appello direttamente al passato per riflettere la nostra situazione attuale di cittadini che convivono, discutono e talvolta, purtroppo, si distruggono a vicenda. In questo, l’opera si fa portatrice di temi universali che ne nobilitano il progetto e la mission. Il tutto incastonato in un period-drama dalla confezione e dalla messa in scena molto curate, così come accaduto nei film che Amenábar ha ambientato nel passato (The Others o Agora), diretto con la solita precisione estetico-formale che lo caratterizza e con un gruppo variegato di attori e attrici che offrono una buona performance corale, nella quale spicca l’interpretazione di Karra Elejalde nei panni di Miguel de Unamuno.
Ma tutto questo purtroppo basta solamente a garantire al risultato delle basi per mantenersi a galla sulla linea della sufficienza. Mientras dure la guerra è un involucro ben confezionato ma privo di quelle emozioni che un’opera e una storia come queste dovrebbero distribuire in maniera copiosa. Invece queste rimangono a lungo congelate, per riemergere solo in pochissimi frangenti (il rapimento di Salvador Vila per mano dei nazionalisti, il discorso pubblico di de Unamuno all’Università nel corso della Festa della razza e la visita a casa del protagonista da parte di Ana Carrasco Robledo per la richiesta di aiuto economico). Dunque, un basso dosaggio che rappresenta un carico davvero misero di emozioni da consegnare alla platea.
Stanno proprio in questa incapacità di coinvolgere emotivamente il fruitore e nella freddezza della cronaca degli eventi, anche quando si entra nella sfera più privata, i limiti del film. Un film che ci consegna ancora una volta un Amenábar lontano anni luce da quelle prove che noi tutti ricordiamo ormai con nostalgia. Prove come Tesis, The Other e Mar adentro, in grado di scatenare nello spettatore sensazioni contrastanti e fortissime. Tornerà agli splendori di un tempo. La speranza è l’ultima a morire, ma per il momento dobbiamo farci bastare quello che il regista di Santiago del Cile è disposto a offrirci.

Francesco Del Grosso

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