Medianeras – Innamorarsi a Buenos Aires

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7.5 Awesome
  • VOTO 7.5

L’urbanistica del cuore

In un panorama distributivo come il nostro, che vede latitare il coraggio da parecchio tempo, ormai, arriva ogni tanto qualche piccolo segnale di riscatto. Quando ciò accade bisogna ringraziare, in genere, quelle case più piccole che operano all’ombra dei colossi della distribuzione, mostrando ancora un certo spirito d’iniziativa. In questo caso a meritarsi un encomio è la Bolero Film: non ci aspettavamo più, infatti, di ribeccare in sala Medianeras, pellicola datata addirittura 2011. E invece ecco rispuntare fuori il bel lungometraggio d’esordio dell’argentino Gustavo Taretto, al cui titolo è stato aggiunto un “Innamorarsi a Buenos Aires” alquanto didascalico, ma dall’ovvia funzione commerciale. Presentato tre anni fa durante la Berlinale, era stato da noi scoperto in occasione di un suo passaggio al Genova Film Festival, motivato peraltro dall’omaggio che la kermesse ligure volle tributare (anche attraverso un workshop) a Lluis Miñarro: vulcanico cineasta spagnolo, impegnato quale produttore sia sul set di Taretto che in quelli di altre opere artisticamente rilevanti. Solo per citarne una, Singolarità di una ragazza bionda del maestro ultracentenario Manoel de Oliveira.

Tornando all’esordio cinematografico di Gustavo Taretto, la freschezza da noi ravvisata a suo tempo è uscita confermata da questa seconda visione: con uno spirito da Nouvelle Vague aggiornata all’era dei social network, Medianeras – Innamorarsi a Buenos Aires racconta le solitudini e il possibile incontro di un ragazzo e una ragazza, persi tra i fili invisibili lungo cui scorre la vita di una grande città che, nella fattispecie, è la capitale argentina. Talmente forte è il potere di suggestione esercitato dalla cornice, che almeno in certi momenti essa sembra prevalere sugli stessi personaggi ritratti. Esemplare è il prologo. Accompagnato dalla voce fuori campo del protagonista, si materializza un mirabile excursus sulla varietà di edifici e di strutture architettoniche più o meno ardite, che caratterizza la Buenos Aires moderna; tutte osservazioni da cui scaturisce un arguto e sottile parallelo con gli stati d’animo di chi abita gli spazi in questione. Nel corso di tutto il film le vicissitudini sentimentali ed esistenziali dei due giovani, che ancora non si conoscono ma si sfiorano di continuo nel loro attraversare la città, assorbono di continuo simili impulsi, che vanno dal riflesso scherzoso di una cultura popolare e universale tendente al NERD (vedi le ripetute citazioni di Guerre stellari), alle conseguenze pratiche di quella urbanistica dei sentimenti appena introdotta. Sono internet e altri moderni strumenti di comunicazione a sostituire le Parche della tradizione classica, nel tessere i destini individuali, ma tutto ciò viene reso a livello cinematografico con quel mix di leggerezza e di tenera empatia verso i protagonisti, da cui derivano sia l’originalissimo mood che la stessa godibilità del racconto.

Stefano Coccia

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