Maze Runner – Il labirinto

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3.5 Awesome
  • voto 3.5

Smarriti nella noia

Non basterebbero mille fili d’Arianna per sfuggire alla terribile trappola che Wes Ball ha teso agli adolescenti con il suo nuovo film Maze Runner – Il labirinto.
La pellicola fa acqua da tutte le parti a partire dalla trama, basata sul primo romanzo best-seller di una trilogia distopica scritta da James Darshner: un gruppo di adolescenti si risveglia senza memoria in una radura sconosciuta, al centro di un enorme labirinto, in continuo movimento. Dalla radura non si può scappare perché questo significherebbe affrontare i meandri oscuri del labirinto, che ospita, al suo interno, pericolose creature dette “dolenti”.  Solo uno dei ragazzi, Thomas (Dylan O’Brien), conosce il segreto che permetterà la fuga di questi giovani.
Quando si parla di labirinti da superare, a partire dall’antichità, si fa riferimento all’avventura di formazione: uscire dal labirinto significa raggiungere la maturità intellettuale, affermare i lumi della propria coscienza. Quest’antico concetto affonda le radici nelle avventure del valoroso Teseo, in cui la bella Arianna rappresenta la φρόνησις ossia l’intelligenza, l’astuzia.  Ogni labirinto contiene i suoi mostri e se Teseo sconfigge il Minotauro, i protagonisti del film devono affrontare i dolenti. Questi esseri orripilanti rappresentano l’oblio dell’ignoranza, o il sonno della ragione, tanto per dirla alla Goya:  è necessario sconfiggere le proprie paure puerili per illuminare la vita con il raggio della saggezza. Il giovane Thomas è il Teseo in questione, l’eroe a tutto tondo senza macchia e senza paura. La sua candida bontà, il coraggio impavido, la tenacia da leder e un aspetto piuttosto belloccio lo rendono, da un lato, un oggetto del desiderio per ragazzine e dall’altro un protagonista banale, scontato e prevedibile. I risvolti della storia imboccano vie ovvie e i personaggi rispettano categoricamente i parametri del romanzo d’avventura più classico: dall’antagonista ostile, all’amico generoso destinato al sacrificio, fino alla fanciulla indifesa, da proteggere.
Fin dai primi minuti di proiezione si ha la percezione di essere incastrati in una sequenza infinita di film visti e rivisti: tornano alla memoria classici come Labyrinth (1986) di Jim Henson e Cube – Il cubo (1997) di Vincenzo Natali. Viene da pensare che l’originalità non fosse tra le intenzioni registiche, come di certo non lo è stata la chiarezza narrativa, visti i grossi buchi presenti nella sceneggiatura: lo spettatore non ottiene informazioni sufficienti sull’origine dell’organizzazione che trattiene in ostaggio i ragazzi, nonché sulla sua struttura. I personaggi, che circondano il protagonista, sono quasi privi di passato e lo spettatore non entra mai in empatia con loro. La trama cresce esclusivamente intorno all’eroe principale e tutto il resto non ha alcuna rilevanza. Il film è chiaramente destinato a un pubblico femminile di adolescenti, al quale le major, di tanto in tanto, forniscono un “mito” da venerare. Maze Runner – Il labirinto si rivela un film noioso, a tal punto, da desiderarne l’agognata fine già dopo la prima mezz’ora di proiezione.

Federica Bello

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