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Masquerade – Ladri d’amore

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VOTO: 7

Complotti sotto il sole

La Costa Azzurra è un luogo soleggiato per gente ombrosa“, si legge nella didascalia di apertura di Masquerade – Ladri d’amore, quarta fatica dietro la macchina da presa di Nicolas Bedos, che dopo l’anteprima mondiale nel fuori concorso della 75esima edizione del Festival di Cannes è prevista in uscita nelle sale nostrane con Lucky Red a partire dal 21 dicembre. Che quel piccolo angolo di paradiso situato nel sud-est della Francia, bagnato dal mare e da un sole splendente, dove persone dotate di considerevoli ricchezze oziano tutto il giorno nelle loro ville di lusso, potesse essere anche luogo di intrighi, truffe, tradimenti e doppi giochi, avevamo avuto modo di vederlo in altri film precedenti a quello del regista e attore francese, come Caccia al ladro di Alfred Hitchcock o Magic in the Moonlight di Woody Allen.
Non c’è quindi da meravigliarsi se anche nel film di Bedos la suddetta località diventa la cornice di un intricato thriller che acquista sin da subito le sembianze di un ballo in maschera, per la precisione di un valzer di vite che coinvolge esistenze non meglio identificate che fingono di essere quello che non sono e che fingono di provare quello che non provano, mentendo a chi sta loro vicine e in primis a se stesse. Il tutto pur di restare a galla e vivere al di sopra le proprie possibilità. Tra queste c’è Adrien, un attraente ballerino che ha dovuto lasciare la danza a causa di un grave incidente, che spreca la sua giovinezza nell’ozio della Costa Azzurra, dove vive mantenuto da Martha, vecchia gloria del cinema. Tutto cambia quando incontra la giovane e bellissima Margot ed è subito colpo di fulmine. Insieme, fantasticano su una vita migliore e mettono in piedi una truffa ai danni di un ricco imprenditore.
Ma come recita il titolo dell’opera che racconta la storia, tutto è una intricata mascherata, dove nulla è come sembra e tutti indossano una maschera per nascondere ciò che sono. Bedos, da sofisticato narratore qual è, come dimostrato in passato con Un amore sopra le righe o La belle époque, ma anche con pellicole meno autoriali e più dichiaratamente commerciali come Agente speciale 117 al servizio della Repubblica – Allarme rosso in Africa nera, porta sullo schermo un giallo vecchia scuola che ruota intorno a crimini e pene d’amore, lasciando al suo passaggio una scia di sangue e di punti irrisolti. Niente che la Settima Arte in termini di mystery e crime non abbia già narrato in un secolo e passa, ma che nelle mani del regista transalpino acquisisce pathos e un’eleganza che risuonano nelle orecchie dello spettatore come un irresistibile canto della sirena, capace di attirare a sé il fruitore verso una storia e dei personaggi che per dinamiche e caratteristiche avrà già incontrato innumerevoli volte nella letteratura del genere in questione. Così anche davanti al già visto e sentito, la platea di turno riuscirà comunque ad appassionarsi a un intreccio pieno zeppo di trabocchetti, depistaggi e capovolgimento di fronte, dove i protagonisti altro non sono che dei personaggi di una messinscena che mette costantemente in dubbio la verità, anche quella più delicata dei sentimenti.
Complici di Bedos e della sua masquerade un grand ensemble di interpreti formato tra gli altri da Pierre Niney, Isabelle Adjani, François Cluzet, Marine Vacth, Emmanuelle Devos e da Laura Morante, che insieme alzano e di molto l’asticella, dando ciascuno un notevole contributo alla causa che rappresenta di fatto uno dei valori aggiunti del film.

Francesco Del Grosso

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