Ma cosa ci dice il cervello

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5.5 Awesome
  • voto 5.5

Elogio della normalità

Assodato che i fasti della classica commedia all’italiana restano un traguardo lontano per chiunque al giorno d’oggi, era lecito nutrire qualche soverchia speranza nel fatto che garbo e intelligenza potessero comunque dare vita a produzioni di un qualche spessore e sano divertimento. Era accaduto senza ombra di dubbio in Come un gatto in tangenziale, penultimo frutto del lavoro di squadra tra Riccardo Milani, dietro la macchina da presa, e Paola Cortellesi, attrice e sceneggiatrice nonché moglie del regista. Un lavoro a carattere “famigliare” in grado di farsi apprezzare, sia pure con sfumature differenti, anche in lungometraggi precedenti tipo Scusate se esisto! (2014) e Mamma o papa? (2017).
In questo Ma cosa dice il cervello, ultima fatica cinematografica del duo, c’è però da registrare un chiaro passo indietro a livello di ambizioni. Mentre l’appena menzionato Come un gatto in tangenziale si faceva forte di uno script molto ben realizzato, capace di analizzare in profondità le distonie tra una miope visione europeista e la marginalità delle periferie nostrane mettendo peraltro a nudo sia le ipocrisie della classe sociale pseudo-intellettuale che i vittimismi di fondo di coloro che hanno poco o nulla, nell’ultimo progetto appare chiara solo la volontà di realizzare un prodotto scacciapensieri, pressoché privo di alcuna chiave di lettura in controluce. Nulla di particolarmente indigesto, se non fosse che Ma cosa dice il cervello sia particolarmente derivativo nell’assunto e poco originale nella propria evoluzione narrativa. Paola Cortellesi è Giovanna Marini, in apparenza dimessa e quasi “fantozziana” impiegata al Ministero dell’Economia, separata e con figlia piccola a carico nonché continuamente sbeffeggiata per il suo understatement da una madre invece molto appariscente e sin troppo sopra le righe. In realtà Giovanna è però una superspia alla James Bond, perennemente impegnata in missioni esotiche per gran parte del giorno, salvo poi tornare a rivestire i panni della casalinga più o meno disperata dal tardo pomeriggio in poi. L’incontro con alcuni ex-compagni di liceo contribuirà a far cadere il velo sulla sua doppia vita.
Pare quasi che gli autori, in piena ambasce creativa, abbiano preso come modello True Lies di James Cameron (1994), a propria volta remake del francese La Totale! di Claude Zidi, volgendolo in chiave femminile – ma anche in quel film Jamie Lee Curtis, moglie del protagonista Arnold Schwarzenegger, non scherzava affatto in quanto a segreti… – e replicandone, passo dopo passo, la parabola narrativa. Ovviamente insistendo molto di più sull’effetto comico che sull’azione vera e propria. Commedia che però ottiene il suo scopo, cioè quello di far sorridere, solo a tratti, penalizzata da un’aria di riciclo che grava sul film a mo’ di spada di Damocle, vedasi anche l’incipit con la presentazione scolastica dei genitori presa a piè pari da Scappo dalla città (1991) con Billy Crystal a fare il papà con mestiere privo di appeal. Altro e non trascurabile problema che affligge Ma cosa ci dice il cervello è la mancanza di una spalla autorevole – o almeno di un coprotagonista maschile d’esperienza – che faccia da “antagonista” alla Cortellesi. In luogo del rodato sodalizio con Antonio Albanese delle due opere precedenti qui non c’è nessuno in grado di tenere il passo della Cortellesi, anche perché la sceneggiatura offre davvero poco spazio a personaggi di seconda mano come quelli interpretati da Stefano Fresi e Vinicio Marchioni.
Volendo si potrebbe leggere in filigrana Ma cosa ci dice il cervello come un gentile manifesto d’elogio alla normalità, al fatto che il vero eroismo consiste nel resistere alla volgarità imperante e alle intemperie quotidiane dell’esistenza. Davvero pochino per giustificare l’eventuale successo al botteghino di un film che fornisce la chiara impressione di essere stato realizzato frettolosamente per sfruttare la scia del successo di Come un gatto in tangenziale. Peccato, perché l’ibridazione tra commedia e spy-movie avrebbe potuto dar adito a qualcosa di quasi totalmente inedito per il nostro cinema. Forse i tempi per tali crossover di generi differenti non sono ancora maturi. E chissà se lo saranno mai, viene spontaneo da chiedersi.

Daniele De Angelis

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