Luca

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Cambiare vita nell’Italia degli anni ‘60

Sotto i mari cristallini della costa ligure si celano misteriose creature marine, sfuggenti e pacifiche. La loro presenza, nondimeno, dà adito a leggende presso la fittizia cittadina costiera di Portorosso, tanto che i superstiziosi pescatori del posto si stanno organizzando per una caccia sistematica.
La diffidenza è reciproca: gli abitanti degli abissi, infatti, si nascondono al passaggio delle barche e vietano ai loro figli di esplorare la pericolosa superficie. La famiglia del piccolo pastore Luca (“pastore” di un gregge di… pesci ovviamente!) non fa differenza. Ma si sa, ad alcuni può andare stretta la piccola realtà provinciale in cui cresce. Così, un po’ per caso, un po’ per spirito d’avventura, Luca un giorno esce dalle acque inseguendo Alberto, un giovane essere marino come lui, ma scapestrato collezionista dei cimeli umani abbandonati in mare. La scoperta di quello che esiste al di fuori della sua comunità è sconvolgente: non solo c’è un intero, inimmaginabile mondo da esplorare, ma la razza di Luca, sulla terraferma, può cambiare aspetto e confondersi con gli uomini. E’ così che grazie a fughe sempre più frequenti, l’amicizia con Alberto, che vive da solo in un torre abbandonata, si consolida giorno dopo giorno. Il loro desiderio di libertà e di fuga dal loro deludente quotidiano, prende finalmente le sembianze della mitica Vespa, in sella alla quale sperano di poter cercare un’esistenza migliore. I genitori di Luca, però, capiscono tutto e minacciano di inviarlo negli abissi in compagnia di un bizzarro zio. E’ la goccia che fa traboccare il vaso, perché i due amici, ormai abili nell’utilizzare la loro capacità di mutaforma, si rifugiano nientemeno che a Portorosso, dove faranno la conoscenza di un’altra ribelle, la piccola Giulia. È con lei che architettano la folle idea di vincere l’annuale gara di triathlon all’italiana, che consiste in una gara di nuoto, di abbuffata di pasta e di scalata in bicicletta, e di comprare con i soldi del premio l’agognata Vespa. Per farcela, dovranno battere i loro limiti, le loro insicurezze e le prepotenze di Ercole, il bullo del posto. Mentre i genitori di Luca si mettono disperatamente in cerca del loro bambino, è chiaro però che a questo la vita di prima va sempre più stretta, deciso com’è a frequentare la sciola di Genova. E’ difficile fermare chi vuole cambiare il proprio destino, anche quando il mondo cui si vuole appartenere è molto diverso da quello da cui si proviene. E soprattutto ostile a quello che conosce poco.
L’ultimo prodotto della Pixar, Luca, disponibile sulla piattaforma Disney+ (niente cinema, come sempre più spesso accade di questi tempi), è affidato con coraggio ad un esordiente, il genovese Enrico Casarosa, che già in passato era stato autore degli storyboard di altri titoli della casa californiana.
E’ un film che sa lavorare con cura su temi non nuovi, naturalmente, ma che sono affrontati in modo originale, facendo attenzione a un numero incredibile di dettagli che ci restituiscono quell’Italia anni ‘60 vicina al boom economico. Si rimane affascinati dagli oggetti, dai colori sgargianti della Liguria, dalla luce calda dell’estate, dai volti degli abitanti del paese. A tutto questo fanno da contorno i manifesti del grande cinema di quel decennio, un passaggio televisivo de I soliti ignoti e una nostalgica e felice colonna sonora. I migliori prodotti d’animazione, ormai, hanno più livelli di lettura, parlando a un pubblico infantile ma possedendo notevoli tracce tematiche in cui è possibile affrontare qualcosa di più profondo, rielaborando messaggi niente affatto banali. Questo Luca non fa eccezione, perché dietro le meravigliose sequenze evocative, ai sogni ad occhi aperti di bambini che ambiscono a voler diventare grandi e a girare il mondo, alle piccole gag, si trovano argomenti molto maturi. E’ difficile non vedere dietro le ambizioni di questo piccolo eroe, il desiderio di evasione dei migranti di tutte le epoche, desiderosi di prospettive, di sfuggire a una logica che li vorrebbe in eterno fermi ad ereditare il povero mestiere del padre, finendo solo per avere la possibilità di trasmettere quello stesso umile mestiere ai propri figli. Però, per andare via, bisogna sconfiggere tante resistenze e paure: quelle della propria famiglia e quelle dei sospettosi, se non ostili, abitanti della nuova patria. E poi bisogna trovare il grande coraggio di tramutare l’immaginazione in realtà, decidendo davvero uno strappo col passato, gettando il cuore oltre l’ostacolo per cercare un altro futuro. Ci si deve lasciare alle spalle i genitori o anche i grandi amici come Alberto, bloccato invece nella sua triste solitudine e incapace di compiere realmente i passi giusti per evadere, indeciso se essere maestro di vita, essere un po’ Lucignolo (non a caso compare Pinocchio) o essere tifoso delle ambizioni di Luca.
L’estate di Portorosso diventa così un difficile rito di passaggio per tutti i protagonisti, nessuno escluso, ma è proprio attraverso questi che cresce.
L’importante, anche quando si sceglie di cambiare vita e affrontare le avversità, è di non vergognarsi mai delle proprie origini, abbracciando la novità senza mai dimenticare da dove si viene.

Massimo Brigandì

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