Loro 1

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

La strada verso il Paradiso

L’ideale trilogia sul Potere orchestrata da Paolo Sorrentino giunge infine a compimento. Dopo la magnifica ricognizione su quello politico de Il Divo (2008), in cui una rivisitazione della figura di Giulio Andreotti provava a mettere ordine ad un Caos altrimenti ingestibile causa insaziabili appetiti; dopo il lussuoso excursus sul Potere pontificio (e non solo) nella serie televisiva The Young Pope (2016) dove un giovane Papa imponeva una nuova visione delle cose vaticane cercando però in primo luogo se stesso, ecco Loro, opera divisa in due segmenti nel corso della quale si punta all’essenza del discorso. Il vero Potere serve a possedere, non solo beni di lusso ma soprattutto la carne altrui per avere l’illusione di invertire il processo del tempo che scorre. Più s’invecchia, più si ha bisogno di gioventù accanto. E i soldi sono solo un mezzo, l’unico, atto realizzare tale disegno.
Loro 1 è così un film essenzialmente descrittivo, che racconta di due pianeti destinati ad entrare ognuno nell’orbita dell’altro. Sorrentino si limita a mostrare, tenendo a bada (non sempre) quelle metafore talmente intelligibili da rappresentare il punto debole di opere baciate dal genio di un virtuosismo senza eguali, almeno in patria. La triste fine della pecorella del prologo, inebetita dalla tv spazzatura, fa sorridere ma rappresenta anche un invito sin troppo smaccato all’immedesimazione, chiamando in causa tutto e tutti. Quel Loro diviene subito Noi, che abbiamo reso Silvio Berlusconi un simbolo – chi nel bene, chi nel male – e ci siamo – chi più, chi meno – abbeverati alla fonti del suo variegato impero massmediologico. Dimentichi subito comunque la platea la parentesi intimista de Il caimano (2006) morettiano; in Loro l’autore napoletano, pur utilizzando i toni grotteschi che gli sono abituali, fa maledettamente sul serio e la prima ora altro non è che una discesa negli inferi dell’abiezione, messa in scena, con sequenze spesso da lasciare senza fiato per bellezza cinematografica intrinseca, come fosse la faccenda più naturale del mondo. Perciò senza l’ombra di alcun giudizio etico. Sergio Morra (Riccardo Scamarcio) è, sotto nome fittizio, il Giampaolo Tarantini della situazione. Faccendiere pugliese intenzionato a scalare posizioni fino ad arrivare al bersaglio grosso. Cioè Lui. Allora Roma. Una Capitale che passa da La grande bellezza al Grande Carnaio. Con uno scarto meno consistente di quanto si possa essere portati a pensare. “Tutto documentato, tutto arbitrario“, come afferma l’illuminata frase dello scrittore Giorgio Manganelli nella didascalia d’apertura. La prima parte di Loro 1 rasenta volutamente la pornografia disturbante, nella descrizione di un sottobosco sessuale dove vendere e comprare sono le uniche parole d’ordinanza. Mentre la figura di Silvio Berlusconi, inizialmente solo evocata, assume i contorni di un misticismo perverso perfettamente degno del nostro sciagurato paese. Poi il Berlusca entra in scena, nel fulgore della splendida Villa Certosa in Sardegna. Dall’inferno al paradiso, gli estremi si toccano. Anzi, per Sorrentino e il fido sceneggiatore Umberto Contarello, non esistono affatto. E lì è dove Morra vuole arrivare. L’avvicinamento prosegue.
Il Berlusconi della finzione di Loro 1 è inquadrato in un momento di vacuum governativo. La sua parabola politica pare volgere al termine. Ora è impegnato a riconquistare Veronica. Non per amore, ma per tornare a possedere una “cosa” a lui già appartenuta in passato. Toni Servillo si conferma fuoriclasse assoluto, conferendo alla sua libera – fino ad un certo punto – interpretazione del Cavaliere i tratti ironici e suadenti di un imbonitore capace di ingannare tutti, a partire da se stesso e gli italiani di conseguenza. Stavolta Sorrentino gioca a carte coperte, perché il Berlusconi reale è ancora lì al suo posto, a scrivere una storia ancora, abbastanza incredibilmente, in divenire. Ma siamo in Italia, quindi il paradosso diventa cronaca quotidiana.
La certezza, dopo la visione di questa prima parte del dittico, è che il meglio (o il peggio, a seconda dei punti di vista…) debba tuttora arrivare. Noi conosciamo già ogni cosa, ogni risvolto. Ma ancora una volta, nell’occasione per il nostro bene di spettatori cinematografici, faremo spallucce e fingeremo di ignorare ciò che è accaduto per decenni sotto il nostro sguardo distratto. Perché lo stupore, perlomeno nell’ambito della Settima Arte, è sempre componente fondamentale.
To be continued. Nella seconda parte di Loro sicuramente. C’è da temere anche oltre…

Daniele De Angelis

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