Life After Beth

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7.0 Awesome
  • voto 7

Finché morte non vi separi

È uno shock non da poco quello con cui il povero Zach (Dane DeHaan) si trova a fare i conti quando la sua dolce, bellissima e compianta ragazza, Beth, da poco morta in un tragico incidente, ricompare, confusa e bisognosa di affetto, davanti agli occhi sbalorditi di lui e dei genitori. É forse un’improbabile seconda occasione, quella che gli si presenta (un po’ sporca e malandata) davanti agli occhi? Beth è un miracolo vivente, un dono inatteso per rimediare al tempo perduto, agli sbagli fatti, a tutte le incomprensioni, oppure quel comportamento famelico, quell’alito mefitico, quell’aspetto malsano sono pericolosi e trascurati segnali d’allarme per tutt’altro?
Per quanto possa apparire paradossale, non è l’originalità a fare la differenza in un film come Life After Beth. Sono tutt’altro che rari quegli ibridi, a volte geniali a volte disastrosi, tra horror e commedia, dramma e humour nerissimo, che hanno destrutturato, omaggiato, reinventato un intero immaginario. A fare la differenza è, casomai, la freschezza disarmante, una ventata di novità spiazzante e tutta indie abbattutasi su un filone (quello zombie, per intenderci) ormai rimaneggiato, rielaborato, depredato all’inverosimile.
Lo statunitense Jeff Baena dà vita a un prodotto anomalo, spiazzante, permeato di una comicità aggressiva, urlata (la colonna sonora dei Black Rebel Motorcycle Club aiuta), dove i riferimenti, la mitologia di genere contano sì, ma contano fino a un certo punto. Non è nel citazionismo incontrollato la forza di un film che si discosta, per approccio e stile,  dai suoi più illustri colleghi. Lontano (seppur cronologicamente e tematicamente vicinissimo) dal Burying the Ex di Joe Dante, lontano da giochetti per cinefili e trovate autoreferenziali, la pellicola ha la consapevolezza di mostrarsi, semplicemente, per quello che è, nient’altro che una commedia nerissima che sa, a un tempo, giocare, prendersi poco sul serio, divertire, ma, insieme, costruire una ben poco prevedibile storia sui rapporti di coppia, sulla separazione, sull’elaborazione del lutto.
Il corpo freddo, inquieto, violento e smanioso di vita di Beth (una spiazzante, necrofilicamente seducente Aubrey Plaza), nuova, accattivante sposa cadavere burtoniana, diviene allora l’ingombrante fardello del rimorso, peso morto di un rapporto inevitabilmente finito, impossibile da risanare, da salvare ancora un’ultima volta. Presenza indesiderata e minacciosa da annientare, dolorosamente ma necessariamente.
Utilizzando una struttura tipica dell’horror, mettendo in scena il mistero della non-morte di Beth, le avvisaglie di un progressivo e repentino aumento del pericolo, in una delicata, intima e parziale costruzione dell’Apocalisse, il film gioca sulle dinamiche di coppia, le accentua, le caricaturizza, le fa deflagrare. Amalgamando insieme splatter, teen drama e commedia crea un mix (a suo modo) originale e macabramente godibile dove il fantastico si mischia al quotidiano e le nostre più assurde inquietudini prendono sguaiatamente vita.

Mattia Caruso

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