Level Up Your Life

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5.0 Awesome
  • voto 5

Una leggera fiaba moderna sulle ingiustizie della società

Molte sono le storie che ruotano attorno alla tedesca “Zapp!”, una delle tante agenzie interinali che, com’è noto, procurano ai sempre più numerosi disoccupati una serie di lavori a tempo determinato (solitamente di scarso livello e malpagati). Agli ordini del perfido e fasullo signor Peck, il direttore della filiale (Jim Libby), ci sono una serie di impiegati che cercano di imitare il cinico stile che si respira in azienda, fatta eccezione per la mite Evelyn (Sabine Reinhardt) che diventa così il bersaglio di spaventose crudeltà da parte del suo capo il quale, a ogni occasione, la insulta, la umilia e la copre di offese buone per una denuncia di mobbing aziendale. Queste vessazioni continue le rendono impossibile godere anche della vita fuori dal lavoro, dove solo la figlia la sprona inutilmente a reagire. Il simbolo delle persone che si avvalgono della “Zapp!” è rappresentato da due tristi casi. Il primo è Frank (Christoph Jungmann), un uomo non più giovane e senza specializzazioni che ormai non ha molte carte da giocare. Fa male il suo lavoro che detesta (gli è stato assegnato un incarico di corriere), viene preso in giro dai suoi superiori e cerca di conoscere donne single come Angela, alla quale mente spudoratamente perché si vergogna della nullità che in realtà è. Una menzogna che ovviamente viene presto scoperta con ovvi esiti. L’altro caso è quello di Bernd (Volker Heynemann ), un aspirante comico che non fa ridere nessuno, afflitto da problemi di salute e da una moglie che vorrebbe finalmente vederlo combinare qualcosa di utile, tanto da spingerlo a rivolgersi, come ultima spiaggia, alla temuta agenzia di lavoro interinale del signor Peck. Tutte queste vicende si intrecciano in modo inaspettato quando in ufficio giunge la nuova responsabile per le acquisizioni Ursula (Isolde Fischer). Nel passato di quest’ultima ci sono tanti lavori persi e molte sconfitte professionali, anche se i veri motivi di queste non vengono mai svelati. Questo fa sì che il suo attaccamento al nuovo incarico sia totale ma, nonostante questo, il suo carattere non può non può impedirle di avvicinarsi ad Evelyn per suggerirle, lontano da occhi indiscreti, di ribellarsi una volta per tutte al trattamento ignobile che le viene riservato sul lavoro. Quando finalmente il consiglio viene accettato, un’incredibile serie di equivoci fanno credere alla sfortunata impiegata di essere responsabile nientemeno che di un omicidio. E l’unica che può aiutarla è proprio la ricattabile Ursula, che si trova quindi a gestire il micidiale risultato delle sue esortazioni. Questa insolita avventura, condita di guai ed errori da dilettanti, fa però riscoprire un po’ a tutti il vero valore dell’esistenza, che può essere diversa, migliore e lontana dal grigiore dell’ufficio e dalle miserie quotidiane. Recuperati i rapporti con le persone più prossime (vive o morte che siano) è tempo per ognuno di migliorare la propria vita, cioè di fare sul serio quel Level Up Your Life (anche titolo del film) che l’ipocrita slogan della “Zzap!” indica invece falsamente come scopo ultimo.
Oliver Paulus e Stefan Hillebrand sono i registi e gli sceneggiatori di un filmetto leggero, i cui obiettivi didascalici e, probabilmente, di blanda denuncia sociale, si scontrano con una storia lineare e piena zeppa di cliché. La realizzazione tecnica stessa non è di altissimo livello, con una regia al minimo sindacale e una fotografia quasi inesistente che, al più, potremmo definire televisiva (ma di una televisione di vent’anni fa). Certamente non aiuta un cast di attori che, sebbene faccia un lavoro passabile, certamente non brilla. C’è la parziale eccezione di Jungmann, che riesce a restituire in modo convincente l’incredibile squallore delle solitarie giornate del corriere Frank (ma considerato il livello generale non ci voleva molto). Quello che lascia più perplessi è però il susseguirsi di alcuni episodi narrativi, fatti di assurdità nei comportamenti dei personaggi, il cui intento forse comico risulta essere semmai irritante: parliamo della dabbenaggine di Evelyn, delle sciocche bugie di Frank e soprattutto dell’inaudita facilità con cui Ursula si fa risucchiare in una serie di eventi che, oltre a non riguardarla minimamente, mettono a repentaglio perfino il suo intero mondo. Il tutto per arrivare a un finale facile facile, scontato ed elementare, con tanto di immancabile punizione del cattivo di turno. E vissero tutti e felici e contenti, sembra dire questa già vista favoletta moderna, ma per analizzare in modo graffiante i guasti della moderna società del lavoro, ci vuole certamente qualcosa in più.

Massimo Brigandì

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