Les Amandiers

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7.0 Awesome
  • voto 7

Saranno famosi

La prolifica attrice Valeria Bruni Tedeschi ha già avuto modo, da diversi anni a questa parte, di sperimentarsi in prima persona dietro la macchina da presa. E se, dunque, i suoi lungometraggi hanno riscosso complessivamente soddisfacenti reazioni da parte di pubblico e critica, grandi aspettative ha sollevato anche Les Amandiers, la sua ultima fatica, presentata in anteprima mondiale, in corsa per la tanto ambita Palma d’Oro, alla 75° edizione del Festival di Cannes.

Les Amandiers potrebbe di diritto essere considerato il suo film più intimo e personale. Un lungometraggio che attinge a piene mani dal vissuto della regista stessa e che, al contempo, ci regala un vivo e pulsante spaccato sulla Parigi degli anni Ottanta e sul mondo di tanti giovani con un unico grande sogno: quello di diventare attori. Ci troviamo, per l’esattezza, nel 1986. La storia messa in scena è quella di Stella (un’eccezionale Nadia Tereszkiewicz), una ragazza di circa vent’anni, che, insieme a molti suoi altri coetanei, appunto, entra a far parte di un’esclusiva scuola di teatro a Parigi, con la finalità di fare dapprima uno stage a New York, poi, una volta di nuovo in Francia, di iniziare a esibirsi nei primi spettacoli teatrali messi in scena da alcuni insegnanti della scuola stessa.
Una forte, fortissima ansia prima dei provini, i primi burrascosi amori, i primi, importanti drammi personali e, non per ultimo, il problema dell’AIDS, che in quegli anni si diffondeva molto facilmente tra i giovani. Tutto ciò viene messo in scena da Valeria Bruni Tedeschi in un film fresco, sognatore e realista allo stesso tempo. Un film in cui gli anni Ottanta, con tutti gli importanti cambiamenti socio-culturali che portavano con sé, fanno da contesto perfetto per non una, ma tante storie che si intrecciano, che si influenzano a vicenda. Storie di crescita personale e di primi – spesso anche dolorosi – confronti con il mondo degli “adulti”. Ritratti di anni cruciali che cambieranno per sempre le vite dei protagonisti e che, attraverso una regia “selvaggia”, che non ha paura di infrangere le regole e che si dimostra, al contempo, incredibilmente vicina ai personaggi da lei raccontati, assumono sul grande schermo delle connotazioni a tutto tondo.
Siamo d’accordo: Les Amandiers non è assolutamente un film perfetto. Basti pensare, ad esempio ad alcuni personaggi con un’importante verve che, dopo un inizio “folgorante” tendono a sparire, ad appiattirsi all’interno del racconto (basti pensare in particolar modo ad Adèle, la migliore amica di Stella). Di fianco, dunque, a momenti fortemente drammatici e a questioni particolarmente spinose, Les Amandiers si presenta, al contempo, come un vero e proprio inno alla vita, senza mai risultare ridondante o didascalico, ma regalandoci un variopinto e variegato affresco degli anni Ottanta visti dalla prospettiva di chi, per la prima volta, si trovava a fare i conti col “mondo esterno”, oltre, ovviamente, a personaggi indimenticabili. E questa, si sa, non è roba da poco.

Marina Pavido

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