Le Royaume

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8.0 Awesome
  • VOTO 8

Soldati di Cristo

Uno dei compiti di chi fa documentari è quello di accendere una luce su e in quelle realtà scarsamente o per nulla illuminate dall’audiovisivo o dai media in generale, laddove per una serie di motivi più o meno spiegabili a parole si è deciso di porre dei veti. E non lo si fa per forza di cose attraverso procedure investigative, ma anche solo penetrando in punta di piedi e con tacite regole di condotta nella realtà di turno per mostrarne le dinamiche interne, i meccanismi di funzionamento, le parte chiamate in causa e le topografie coinvolti. Ed è questo modus operandi che Laurent Reyes e Gabriel Laurent hanno efficacemente messo in atto per portare a termine la missione alla base di Le Royaume.
Presentato nel concorso internazionale della quinta edizione di Visioni dal Mondo, il documentario della coppia francese ci catapulta nel cuore della giungla birmana, dove da decenni infuria una guerra civile che decima le minoranze etniche perseguitate dal governo centrale. Tra queste c’è quella dei Karen, suo malgrado e coscientemente vittima non solo delle potenze interne ma anche di quelle esterne, che sulla loro pelle stanno attuando da anni un lavoro ai fianchi subdolo e legato a veri e propri interessi economici. Nel secondo caso si tratta di un un gruppo volontario di americani evangelici paramilitari battezzati Free Born Rangers, che nell’autoproclamarsi “soldati di Cristo” e con il pretesto di aiutare queste popolazioni portando loro “la buona novella” e sostegno militari, in realtà persegue un altro fine di cui sopra. Il tutto mettendo in atto quella che di fatto si può considerare una nuova forma di colonialismo culturale e non solo, che sta condizionando in maniera inevitabile ed evidente queste minoranze. Proselitismo religioso e ideologico, mescolato abilmente con addestramento militare, sono la cartina tornasole di questo losco giro di intrallazzi camuffato e sospinto dalla scusa della parola di Dio portata a casa di coloro che non l’hanno potuta ascoltare.
In Le Royaume la macchina da presa di Reyes e Laurent mostra più che raccontare in che modo questi presunti missionari paramilitari agiscono e si prendono “cura” dei Karen. Addestramento e simulazioni sul campo, mescolati con lezioni di catechismo in aule di fortuna in mezzo alla giungla con tanto di battesimo in acqua per chi decide di convertirsi, fanno parte di una sorta di messa in scena teatrale consensuale e difficile da dissimulare, animato da un balletto di seduzione che fa gioco a entrambe le parti, compresa quella comunità ribelle birmana che gode della protezione e dei finanziamenti di una super potenza mondiale che opera sotto forma di un’organizzazione benefica chiaramente di facciata.
Tutto ciò ha qualcosa di profondamente inquietante che riporta indietro la mente alle pagine nere della Storia, rivivendo nei 52’ del documentario come dei tremendi déjà-vu. Sensazione di profondo disagio, questa, che si respira dal primo all’ultimo fotogramma utile con gli autori che si limitano volutamente a documentare e a non prendere una posizione. Lo fanno mettendosi in ascolto, intervistando di tanto in tanto testimoni delle due parti coinvolte, quel tanto che basta a fornire utilissimi strumenti e spunti di riflessione allo spettatore di turno per farsi un’idea molto chiara sull’argomento, per poi esprimere autonomamente un giudizio critico a riguardo. Dimostrazione che si può condannare o porre l’attenzione su qualcosa o qualcuno senza attaccare, puntando il dito e sbraitando. Questa è la forza di Le Royaume.

Francesco Del Grosso

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