Le milieu de l’horizon

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5.5 Awesome
  • voto 5.5

Canicola adolescenziale

In Le milieu de l’horizon l’estate è la prepotente base scenica nella quale si dipana la storia, anzi, per la precisione le storie dei personaggi. La regista svizzera Delphine Lehericey recupera l’idea della stagione estiva come metafora per descrivere il momento di sospensione/riflessione nella vita delle persone e, l’estate che descrive è una delle più torride, perché anche l’afa va ad assumere una netta valenza simbolica legata alle vicende narrate. Su questo fondale di arsura, pone al centro della storia l’adolescente Gus, che vive i suoi primi turbamenti sessuali (all’inizio della pellicola lo vediamo contemplare di nascosto una rivista porno rubata). Intorno a lui, però, anche i componenti della sua famiglia cominciano a vivere degli scompigli sessuali e, soprattutto, emotivi, che li mettono a confronto tra loro e anche con loro stessi. Inoltre, la scelta di ambientare la storia nei lontani anni Settanta, decade in cui cominciava a farsi largo l’emancipazione delle donne, marca maggiormente la confusione che si crea.

Le milieu de l’horizon, presentato al Festival #Cineuropa33, è stato selezionato per l’annuale kermesse cinematografica compostelana perché la regista aveva vinto il Lurra Award (premio dato all’opera che meglio riflette i problemi del medio ambiente) al Festival di San Sebastián del 2019. La scelta, però, è stata anche dettata per la storia d’amore – laterale – tra le due donne co-protagoniste, che s’inserisce molto bene con la tematica scelta dal Festival di quest’anno, cioè focalizzata sul femminismo. È proprio questo episodio di libertà sessuale, che vede al centro la madre di Gus, uno degli elementi che mettono a dura prova l’adolescenza del protagonista, che nutre per lei un amore che lambisce il complesso d’Edipo. Gus, nella fase di crescita in cui si forgia la formazione sociale e si fanno le prime esperienze carnali, vede in questa relazione (scoperta per puro caso) un doppio tradimento: crede di perdere l’affetto della madre, e un congetturale screditamento verso il sesso maschile (nonostante questo sia a livello inconscio). La difficile crescita di Gus, in quest’estate pericolosamente afosa, però, avviene anche per una figura paterna di vecchio stampo, un padre-padrone che crede di comandare tutti, ma che alla fine cadrà sotto il suo stesso peso tirannico. Completano il quadro familiare una sorella anche lei adolescente – e anch’essa pronta alla sua prima esperienza sessuale –, e un cugino tonto un poco più grande di Gus – anche lui smosso dagli ormoni. Le milieu de l’horizon è tutto qui, ossia un altro bildungsroman in cui il giovanissimo protagonista prova sulla propria pelle e nel proprio animo la perdita dell’innocenza, in un decennio in cui si cominciavano a palesare le rivoluzioni sociali e le vecchie idee familiari mostravano le crepe. Delphine Lehericey racconta ciò nel modo più lineare possibile, peccato che calchi troppo sulla simbologia della canicola estiva, fattore che fa esplodere tutta quella vita rurale espressione di normalità. E che utilizzi come catarsi una tempestosa pioggia che ripulisce tutto per creare una nuova base per una vita differente.

Roberto Baldassarre

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