Lapsis

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7.5 Awesome
  • VOTO 7.5

Vite appese a un cavo

Nel marzo scorso avrebbe dovuto fare la sua prima apparizione pubblica nella prestigiosa cornice del SXSW Film Festival, ma le note cronache pandemiche lo hanno impedito, le stesse che hanno costretto gli organizzatori del Trieste Science + Fiction Festival ad approdare sulla piattaforma di MyMovies per una 20esima edizione fruibile interamente online. Ed è proprio sugli schermi virtuali della kermesse giuliana che abbiamo potuto vedere in anteprima nazionale l’esordio nel lungometraggio narrativo del documentarista californiano Noah Hutton dal titolo Lapsis.
La pellicola ci catapulta senza rete di protezione al seguito di un fattorino di nome Ray Tincelli che fatica a mantenere se stesso e il fratello malato, affetto da un misterioso disturbo della stanchezza chiamato Omnia. Dopo una serie di truffe da quattro soldi e infruttuosi raggiri, Ray accetta un lavoro nel nuovo e strano mondo della gig economy: camminare nel cuore della foresta stendendo cavi per chilometri di terreno così da collegare degli enormi cubi di metallo che fanno parte della nuova rete quantica del mercato globale. Mano a mano che si addentra sempre più nella foresta, si trova a dover fronteggiare una crescente ostilità e la minaccia dei robot cablatori, e dovrà scegliere se aiutare i suoi compagni di lavoro, oppure arricchirsi e andarsene.
Nasce da qui una pungente satira politica sulla gig economy ambientata in un futuro prossimo fin troppo riconoscibile. Riconoscibile dal fatto che lo spettatore si troverà a fare i conti con una vera e propria lotta di classe non tanto distante da quella che da anni a questa parte si consuma nella vita di tutti i giorni. Una lotta quotidiana e impari, questa, che vede milioni di lavoratori sottopagati e iper-sfruttati, controllati da onnipresenti app, schiacciati dal potere ricattatorio delle multinazionali. Motivo per cui sarebbe meglio parlare di un presente parallelo al nostro, che fa da cornice a un film che affronta, in maniera originale e da una prospettiva inedita, il problema attuale della disuguaglianza economica, frutto del business dei giganti, delle politiche governative e del potere in declino dei sindacati.
Sta qui il merito di Lapsis e del suo autore, che mescolano senza soluzione di continuità futurismo e critica sociale, richiamando alla mente la desolante realtà del tempo di Sorry We Missed You di Ken Loach e la satira politica sovversiva di Sorry to Bother You di Boots Riley. Il tutto permeato e alimentato in fase di scrittura e nel lavoro davanti la macchina da presa da un’affilata vena umoristica e da una sottotraccia ibrida che incrocia la fantascienza dispotica con un’ansiogena linea mistery.

Francesco Del Grosso

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